
In questa settimana senza calcio giocato vi riproponiamo una rubrica che riscuote sempre un certo successo, quella dei fenomeni parastatali (riferendosi alla mitica rubrica della Gialappa’s Band) che racconta le storie dei più improbabili giocatori della storia dell’Olympic.
Oggi vi parliamo di Sunil Salvini, indiano di Madras e residente in Italia, amico di Alessandro Rencricca che aveva sentito parlarne come di un calciatore con delle grandi potenzialità. Per queste tre ragioni la società gialloblù lo convoca per un appuntamento davvero particolare, il Trofeo Birra Peroni, un gargantuesco mini torneo estivo a cui parteciparono Olympic, Svezia, Mo’viola, Leoni e Negro Team.
Era il 1 settembre 2010 e il presidente e capitano Fabrizio Perrone si trova in Giappone per le meritate ferie. Al suo posto viene convocato un altro “fenomeno” tra i pali, tale Carlo Garattoni, già estremo difensore di Real Acilia e Mo’viola. Gli altri convocati sono Rencricca, Tani, Bisogno, Formiconi e Baldi.
Ma torniamo al protagonista della nostra storia. L’attesa per l’esordio di Salvini è quella delle grandi occasioni e per giorni non si parla d’altro ipotizzandone ruolo e capacità tecniche. Il giorno della partita Rencricca si reca con Bisogno e lo stesso Salvini a recuperare le maglie da Domenico Perrone, papà del capitano ed è proprio lì, in Via Roberto Crippa, culla della squadra nel lontano 1989, che si celebra la presentazione del giocatore. La sua storia sembra scritta da un ispirato sceneggiatore di Hollywood!
Poi la truppa si dirige alla Madonnetta dove di lì a breve comincia il mini torneo. La prima partita è contro il Mo’viola. I gialloblù vanno in vantaggio con Baldi mentre una doppietta di Bisogno chiude il conto. La seconda segnatura del centrocampista è su assist di Salvini che dimostra un buon piede anche se il fisico è gracilino e la maglia numero 10 gli cade addosso come un lenzuolo matrimoniale.

Nel secondo incontro l’Olympic affronta la Svezia che ci batte per 3 a 1 ma è Sunil a battere il portiere avversario eludendo la marcatura di sua maestà Gianluca Atzeni. E qui i tifosi dell’Olympic cominciano a leccarsi i baffi per un giocatore che potrebbe rivelarsi la stella della stagione 2010/2011.
La terza partita, quella contro i Leoni, sembra confermare questa impressione: Tani segna l’1 a 0 ma Salvini lo imita poco dopo raddoppiando. Bisogno firma il 3 a 0 finale e i tifosi si strofinano le mani. E’ grande Olympic, è grande Salvini.
Nell’incontro decisivo per l’assegnazione del trofeo il Negro Team ci batte 4 a 0. L’Olympic era stanca e in definitiva gli avversari meritarono la vittoria del match e del trofeo finale approfittando anche del ritiro della Svezia i cui giocatori accusarono l’organizzatore di aver messo su un torneo troppo lungo.
La serata di Salvini si concluse quindi con 4 presenze ufficiali e 2 gol e la promessa di una futura convocazione. E poi, che successe? Di lui non se ne sentì più parlare, pare che si trasferì a fare il bibliotecario della biblioteca perduta di Taormina e poi in quella stagione esplose la stella di Mimmo Caserta e non ci fu spazio per nessuno nel firmamento gialloblù se non per il Mimmo Maravilla.
Di Sunil ci rimangono i racconti mitici di quell’unica serata in cui mise sotto scacco le difese avversarie anche se i racconti sono divergenti: c’è chi li ricorda come un fenomeno e chi come un bidone quindi oggi, dopo undici anni, la definizione di Fenomeno Parastatale ci sta tutta.
Noi lo ricordiamo come l’unico giocatore asiatico ad aver giocato nell’Olympic, ce lo immaginiamo a a giocare a piedi nudi sulla spiaggia di San Vito lo Capo insegnando calcio ai bambini come fosse lungo del rive del fiume Adyr.

