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Il bello della Challenge 

Domani si giocherà la terza edizione del Challenge Trophy, mini torneo che insieme a due edizioni di Spring Trophy e a ben sette di Challenge Cup rappresenta il top dell’organizzazione tornei della società gialloblù.

Un vecchio spot della Challenge Cup

Là caratteristica principale dei tornei Challenge è il fair play ma in questi sei anni abbiamo avuto anche bellissime partite e abbiamo conosciuto squadre in cui giocavano giocatori che poi sarebbero approdati all’Olympic come Ciardi (proveniente dalla New Team) o Ruggeri (dal Real Molteni).

Probabilmente però la squadra che poi di tutti è rimasta nei cuori dei tifosi gialloblù è stata il Miami City. Questa formazione aveva a disposizione una rosa pressoché infinita in quanto i due pilastri della squadra, il pescivendolo Di Biase, e la guardia giurata Di Pietro, spesso costruivano il quintetto da presentare in campo a poche ore dal fischio inizio pescando nel bacino dei campeggi di periferia scoprendo di volta in volta giovani interessanti provenienti da tutto il mondo, in particolare dall’Europa dell’est e dal Sud America.

Capitan Di Pietro durante l’intervallo di un incontro

Il portiere Di Biase

Il Miami City (noto anche come Acilia United)

Purtroppo la squadra si sciolse qualche anno fa dopo un clamoroso 0-15 contro l’Olympic ma tutti la ricordiamo con affetto così come ricordiamo le altre squadre che hanno partecipato ai tornei Challenge come lo Slow Bar di Tani o lo Scarsenal di Bisogno.

Domani per l’Olympic sarà un test duro ma l’ultima volta questo triangolare l’abbiamo vinto noi e dovremmo difenderlo. Forza ragazzi!

L’Olympic vincitrice del Challenge Trophy I

Un 30 settembre di 6 anni fa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi è 30 settembre e sfogliando l’album dei ricordi andiamo a vedere cosa è successo in questo stesso giorno del 2011.

Il 30 settembre 2011 l’Olympic partecipò al Triangolare Tutto in una Notte affrontando il Mo’viola e una squadra mista composta da elementi del Mo’viola e della Svezia. I gialloblù quel giorno schieravano la migliore formazione possibile con Perrone in porta, Rencricca, Formiconi, Bisogno, Caserta, Fantini e Sforza. Nel primo match si affrontavano Olympic e Squadra Mista e Formiconi segnò il gol dell’1 a 0. Il vero protagonista della serata però si rivelò essere il direttore di gara che con due decisioni contestatissime causò il ribaltamento del punteggio a favore dei nostri avversari che approfittarono anche di un repentino calo fisico dei nostri. Prima del fischio finale Formiconi sbottò mandando letteralmente a quel paese l’arbitro e si meritò un bel cartellino rosso.

Nella seconda gara Belli, al rientro dopo tre anni dal primo grande infortunio della sua carriera, sostituì Perrone. Purtroppo anche in questo secondo impegno della serata le cose non andarono bene e la Svezia segnó due reti. Solo nel finale Fantini accorció le distanze ma quel triangolare fu ricordato più per un sontuoso salvataggio sulla linea di Bisogno (30 metri di campo e scivolata decisiva) che per i tiri degli asfittici Caserta e Sforza.

Il racconto termina qui ma l’attualità ci parla di un nuovo triangolare che si giocherà tra due giorni. L’ultimo convocato dell’Olympic sarà Ciardi che si aggiunge così a Perrone, Rencricca, Bisogno, Tani e Ruggeri.

Appuntamento lunedì sera alle 21. Prima gara della serata tra Olympic e Zuppa Romana, a seguire la perdente contro il Mo’viola. Terza gara tra i Viola e la vincente del primo match.

Un po’ d’amarcord

Spulciando negli archivi storici dell’Olympic abbiamo trovato un curioso fatto accaduto il 23 settembre di quindici anni fa, esattamente nel 2002.

Quel giorno l’Olympic partecipò ad un mini torneo organizzato da Daniele Rossi, torneo a cui vennero invitate sei squadre e che si sarebbe dovuto disputare in un’unica serata.

L’Olympic fu inserita nel girone B comprendente, oltre ai gialloblù, il Ciao Sir’va (antenata del Mo’viola) e i Baroni, potenza calcistica dell’epoca.

Nel primo mini incontro l’Olympic sfidò il Ciao Sir’va vincendo 2 a 0: Fabio Formica sbloccò il punteggio mentre Stefano Tagliaferri raddoppiò con una serpentina memorabile. Nella seconda gara del girone si affrontavano Ciao Sir’va e Baroni. In questa sfida il punteggio finale fu 4 a 4 ma l’infortunio subito dal portiere dei Baroni prolungò molto la partita cosicché la sfida decisiva del girone iniziò addirittura alle ore 23.

La lunga attesa aveva scaricato probabilmente le energie mentali dei gialloblù che andavano sotto di due reti ma le urla e gli incitamenti dell’allora capitano Fabrizio Formiconi portarono alla rimonta con una doppietta proprio del difensore.

Poco dopo Valerio Ciuffa commetteva fallo su un attaccante avversario che si infortunava e costringeva l’arbitro a sospendere nuovamente l’incontro per quindi minuti. Alla ripresa I Baroni passavano due volte in vantaggio ma in entrambe le occasioni Formica pareggiava. Nel finale l’Olympic rallentava perché con un pareggio avrebbe comunque avuto accesso alla finalissima del torneo ma Ciuffa con un tiro bellissimo portava la vittoria ai suoi proprio allo scadere.

Al fischio finale l’orologio segnava mezzanotte passata e l’organizzazione decise di rinviare a data da destinarsi la finale tra Olympic e i Red Bulls di Diego Ugolotti.

Dopo quindici anni questa finale non si è mai giocata lasciando il mini torneo senza un vincitore, caso più unico che raro nel calcio mondiale.

Insomma, ci è venuta voglia di triangolare o comunque di mini tornei “tutto in una notte” quindi il prossimo impegno dell’Olympic, da giocare il 2 ottobre magari, potrebbe proprio essere un evento del genere.

Per quanto riguarda l’amichevole di lunedì contro il Mo’viola Arditi e Attili non sono disponibili quindi è stato convocato Alessandro Ciuffa la cui risposta ancora non è giunta in società.

Partita numero 100 tra gialloblù e viola

Olympic e Mo’viola prima del calcio d’inizio della finale UEFA 2008

La storia tra Olympic e Mo’viola affonda le proprie radici negli anni 90 del secolo scorso. Il “primo contatto” tra le due compagini avvenne il13 giugno 1995: in campo per i gialloblù si trovavano Faccilongo, Perrone, Santolamazza e i fratelli Tagliaferri mentre ricordiamo davvero poco della preistorica formazione viola se non che c’era Daniele Rossi non ancora insignito dei gradi di capitano (così come dalla nostra parte non aveva ancora la fascia Perrone) e che il giocatore più rappresentativo dei nostri avversari era Daniele (?) Fara, attaccante, occhiali scuri indossati anche in campo e una sorella che sfiorò il titolo di Miss San Giorgio 1995 pur avendone tutte le carte in regola.

Ormai la lunga serie di confronti tra Olympic e Mo’viola e la rivalità che ne è scaturita è conosciuta ai più ma rinnoviamo qualche pillola di storia per chi si avvicina solo ora al nostro mondo come il giovane Daniele Silani per esempio.

In questi 21 anni le due squadre si sono scontrate 99 volte con 44 vittorie dell’olimpica, 12 pareggi e 43 vittorie viola. Equilibratissimo anche il conteggio dei gol con 440 reti segnate dalla nostra squadra e 430 dai nostri avversari. In questi 99 confronti ci sono state amichevoli, gare di campionato, di triangolari, gare a eliminazione diretta e anche finali come la finali UEFA 2005 e 2008 (una vittoria per parte) e le finali di Challenge Cup.

Lunedì sarà la partita numero 100 tra le due squadre e speriamo vinca soprattutto lo spettacolo visto che non ci sono punti in palio né passaggi del turno.

Al momento per l’Olympic formazione confermata con Perrone, Rencricca, Silani, Bisogno, Ruggeri e Formica. Calcio d’inizio alle 21 alla Longarina.

Alle 20.30 c’è Olympic – Autoricambi Bernocchi 

Un’altra notte importante nella storia gialloblù, un’altra notte da vivere con passione e, comunque vada, da aggiungere all’album dei ricordi dell’Olympic.

L’attesa è stata lunga, interminabile, ma ci siamo quasi: alle 20 e 30 ci sarà il fischio d’inizio della semifinale di Europa League tra Olympic e Autoricambi Bernocchi. Nell’altra semifinale invece si affrontano il Campione di Davide Caprioli e l’Irreal di Roberto Manoni.

Ecco la formazione gialloblù:

1. Fabrizio Perrone

4. Alessandro Rencricca

5. Alessandro Arditi

8. Marco Atzeni

16. Francesco Tani

10. Fabio Formica

11. Alexander Ruggeri

Infine vi proponiamo l’excursus di tutte le esperienze in Europa League dell’Olympic, Coppa UEFA inclusa:

2006: 2° posto

2007: 2° posto

2008: vittoria

2009: 2° posto

2011 invernale: vittoria

2011 estiva: 2° posto

2013 invernale: semifinale

2013 estiva: 2° posto

2014 invernale Lido di Roma: semifinale

2014 invernale Marakaibo: quarti di finale

2014 estiva: semifinale

2015 invernale: girone

2015 estiva: semifinale

2016 estiva: semifinale

2017 estiva: ???

Abituati a vincere questa coppa

Autoricambi Bernocchi vuol dire Europa League. La squadra di Cascone, nonostante qualche alto e basso, da almeno 6 anni miete successi e ha riempito la propria bacheca con più di un trofeo in questa competizione che rappresenta il secondo trofeo per importanza in tutti i tornei.

La storia tra i gialloblù di Perrone è quelli di Parla e soci e lunga, addirittura il primo confronto tra le due squadre risale al 21 ottobre 2009 quando i nostri prossimi avversari ci sconfissero 4-1 dopo l’iniziale vantaggio di Bisogno.

Le partite più importanti sono state due finali di Europa League, la prima vinta il 20 aprile 2011 e la seconda persa ai rigori il 25 luglio dello stesso anno. Erano i tempi del Mimmo Maravilla…

Diciamo che tra alti e bassi è sempre stato un confronto equilibrato fino a ad un paio di anni fa quando il Bernocchi ha perfezionato un vero e proprio cambio di rotta divenendo una corazzata del calcio locale.

Dalle cessioni di Tani, Bisogno, Musumeci e Ciardi sono arrivati i fondi per acquistare Domenico Parla e per l’Olympic sono arrivate otto sconfitte consecutive in altrettante gare. Avete capito bene, non vinciamo da otto partite contro il Bernocchi.

Il computo totale dei confronti riporta 30 incontri con 9 vittorie dell’Olympic, 4 pareggi e 17 sconfitte. 130 i gol fatti, 177 i subiti.

I convocati per lunedì sono Perrone, Rencricca, Atzeni, Tani, Arditi, Formica e Ruggeri. In forse Bisogno. 

Capitani coraggiosi


Nelle 1021 partite della sua storia l’Olympic ha avuto in tutto venti capitani ma i capitani istituzionali della squadra, ovvero quelli che hanno vestito la fascia per un periodo lungo e non occasionalmente sono stati essenzialmente sei ovvero Fabrizio Perrone, Fabio Tagliaferri, Alessandro Rencricca, Alessandro Santolamazza, Fabrizio Formiconi e Stefano Tagliaferri.

Perrone è  il capitano ufficiale della squadra ma Rencricca e Formiconi ricoprono questa carica come vice o per alcune tornei particolari come capitani titolari. La fascia viene inoltre data in particolari situazioni anche a giocatori con meno esperienza in gialloblu mentre è in vigore la tradizione che quando un giocatore registri le 100 (o le 200, le 300 e così via) presenze in squadra riceva l’onore di guidare la stessa con la fascia al braccio.

Ecco tutti i capitani di questi 27 anni di storia:

GIOCATORE PRESENZE DA CAPITANO
FABRIZIO PERRONE 569
FABIO TAGLIAFERRI 114
ALESSANDRO RENCRICCA 64
ALESSANDRO SANTOLAMAZZA 64
FABRIZIO FORMICONI 55
STEFANO TAGLIAFERRI 43
FILIBERTO TARALLO 14
SIMONE MONTALDI 6
EMILIANO BELLI 5
FABIO ANTOINE FORMICA 4
ALESSANDRO ARDITI 3
ANDREA FANTINI 3
FRANCESCO DI CARLO 2
ALESSANDRO PIZZONI 2
ALEXANDER RUGGERI 2
FRANCESCO TANI 2
GIANLUCA BISOGNO 1
ALESSANDRO GUARINO 1
EMANUELE MAIOZZI 1
STEFANO ROMAGNOLI 1

 

I pionieri del calcio gialloblu – 10. Stefano Pacifici

Per dieci settimane, tutte le domeniche, avete letto le storie, anzi le leggende, della storia gialloblu. Avete rivissuto le gesta di giocatori dimenticati che rivivono ormai solo in qualche murales di periferia e che invece meritano lo stesso rispetto dei giocatori che oggi vestono le casacca dell’Olympic.

Oggi, in questa decima e ultima puntata, vogliamo ripercorrere la carriera gialloblu di un giocatore molto più vicino nel tempo rispetto agli altri nove trattati. Eravamo indecisi su come chiudere questo ciclo di articoli poi Gianluca Bisogno, amante dei temi nostalgici, ci ha consigliato di raccontare del giocatore più anziano che ha mai vestito la maglia gialloblu, stiamo parlando di Stefano Pacifici, il portiere dai capelli bianchi, capostipite di una dinastia di estremi difensori proseguita con il figlio Damiano.

 

Siamo nella stagione 2008/2009, l’Olympic è reduce dalla doppietta Coppa Italia/Coppa UEFA ma ha lasciato i campi del Kristall per iniziare l’esperienza alla Madonetta. Nella parte finale della stagione precedente Emiliano Belli si è infortunato mentre il suo sostituto, Johan Sirbu, è sparito dopo un buon pre-campionato, inghiottito dalle sabbie mobili del substrato della comunità rumena italiana. Perrone vorrebbe continuare a giocare in attacco ma i tentativi di trovare un nuovo portiere sono infruttuosi.

 

Comincia il campionato, la Premier Soccer Cup, e il portiere titolare è Perrone che gioca in porta fino alla settima giornata. Nello stage del 29 dicembre 2008 però la società annuncia due acquisti per il mercato invernale: Emiliano Ripanucci, centrocampista, e Stefano Pacifici, portiere. Il giocatore, 55 anni suonati ma in buona forma, era stato visto giocare a calciotto in estate durante un’amichevole che l’Olympic aveva disputato su un campo adiacente ed erano state chieste informazioni sul suo conto in quanto Rencricca era un suo collega di lavoro.

 

Giovedì 8 gennaio l’Olympic è attesa dalla sesta partita della fase a gironi, l’ottava del torneo, e Stefano Pacifici viene convocato. Arriva il momento di cambiarsi ma in quel momento Stefano Pacifici, la cui età all’epoca era ancora un mistero, chiama i suoi compagni e propone di far giocare in porta suo figlio Damiano, diciannovenne promessa del calcio a 5. Perrone, Rencricca e tutti gli altri rimangono spiazzati ma Pacifici Senior confida fermamente nel figlio ed è irremovibile, o suo figlio gioca oppure sarà un altro a dover indossare i guanti.  A questo punto la società provvede a iscrivere velocemente Damiano e la partita con il Mo’viola è un successo. L’Olympic vince 6 a 2 ed è la prima di una lunga serie di vittorie che porterà la squadra gialloblù in finale poi persa contro la Svezia.

In quel periodo Damiano Pacifici offre prestazioni sensazionali e forse l’unico suo punto debole lo mette in luce proprio il padre che, presente ad ogni partita in panchina, lo striglia continuamente evidenziandone il carattere ancora acerbo.

 

Ma questa è la storia di Stefano e non di Damiano quindi voliamo fino a martedì 24 marzo 2009 giorno in cui l’Olympic esordisce nella Green Cup, l’antenata del Torneo di Clausura. Quel giorno Damiano Pacifici è infortunato, Perrone sta seguendo il corso prematrimoniale (!), il terzo portiere Francesco Ponzetti è indisponibile e viene messo in preallarme perfino Francesco Tani per vestire i panni del portiere. A quel punto, finalmente, Stefano Pacifici accetta la convocazione ed è una vera e propria rivelazione. L’Olympic schiaccia i The Boys per 4 a 1 e Pacifici Senior è decisivo grazie a numerose belle parate e ai suoi lanci lunghi molto precisi che Gennari gestisce per far respirare la squadra. Ecco la prima pagella di Pacifici:

PACIFICI S. : 7

Che esordio! Abbiamo aspettato tanto per vederlo in campo e la serata di ieri ci ha ripagato di tanta attesa. Conosce già i suoi compagni e da lì dietro infonde sicurezza a tutta la squadra. Uscite alte, basse, tuffi, rinvii perfetti, mette in mostra tutto il suo repertorio. Subisce un solo gol ma non per colpa sua. Meglio di così…

 

Nella successiva giornata Pacifici è indisponibile e gioca Perrone mentre nella terza partita, che l’Olympic gioca contro gli All Blacks, il canuto estremo difensore torna al suo posto e i gialloblu vincono ancora con una sua nuova buona prestazione che li fa meritare questa pagella:

PACIFICI S. : 6

Cinquantacinque anni e non sentirli, nello spirito e nel fisico. Probabilmente su qualche gol avrebbe potuto intervenire meglio ma si guadagna la sufficienza con un paio di interventi d’istinto che convincono i tifosi a preparare per lui striscioni personalizzati. Ci piace anche perché, spesso e volentieri, fa sentire la sua voce nello spogliatoio e in campo.

 

“…fa sentire la sua voce nello spogliatoio…” esatto, proprio così, era davvero carismatico e non a causa dell’età superiore di gran lunga a quella di qualsiasi altro giocatore ma proprio perché sapeva quando e cosa dire al posto giusto. In particolare ricordo alcune frasi dette a Santolamazza e Gennari per spronarli e dirigerli e penso sia stata l’unica volta che il difensore italo inglese non sghignazzava quando qualcuno gli dava indicazioni in campo.

 

Nella quinta e successiva giornata la società decide di operare una scelta tecnica non convocando Pacifici, il che è un po’ una sorpresa per l’ambiente. Perrone torna tra i pali e i gialloblu perdono 7 a 5 contro la Svezia. La sesta giornata si gioca martedì 21 aprile 2009, l’Olympic affronta il Real perdendo 7 a 4. E’ una sconfitta pesante per la classifica, una battuta d’arresto  che indirizzerà la squadra verso la Coppa UEFA facendole perdere il treno Champions in modo praticamente irrecuperabile.

Stefano Pacifici gioca davvero male e viene ritenuto responsabile in ben quattro gol degli avversari ed è un vero peccato che sia salito sul banco degli imputati perché alla vigilia si era dimostrato molto disponibile sostituendo il figlio resosi indisponibile in extremis.

Purtroppo la stampa è impietosa e, nonostante riconosca che non tutte le colpe della sconfitta siano del portiere, rilascia pagelle impietose…

 

PACIFICI S. : 4.5

Ripeto ciò che ho detto nel commento: non facciamo di Stefano il capro espiatorio di questa sconfitta, semplicemente riconosciamo la sua serataccia in cui sembra impacciato, poco reattivo e disattento. Fa anche cose buone (qualche uscita bassa) ma il fatto di aver subito quattro gol su tiri centrali e poco potenti che hanno indirizzato la gara su determinati binari non può essere trascurato.

 

Il 30 aprile 2009, nella successiva giornata, la società decide di ri-promuovere Perrone come portiere titolare e il capitano decide, per il bene della squadra, di rinunciare definitivamente al ruolo di attaccante. Perrone giocherà le successive tredici partite del torneo fino alla sfortunata finale di Coppa UEFA contro i The Boys e alla fine verrà premiato come miglior portiere del torneo.

 

Di Stefano Pacifici non si sentirà più parlare se non al momento della premiazione della Pigna d’Oro 2009, quando otterrà un decoroso sedicesimo posto. Di lui ricorderemo i richiami al figlio, i discorsi alla squadra, li incoraggiamenti a Santolamazza e quel suo sorriso sempre ampio e sereno.

 

Forse, più che il portiere dell’Olympic, sarebbe stato l’allenatore perfetto per la squadra gialloblu e quindi, noi, vogliamo ricordarlo così, come quando doveva giocare e invece propose di far giocare il figlio, assistendo dalla panchina a tutte le partite della Premier Soccer Cup.

 

NOME STEFANO PACIFICI
RUOLO PORTIERE
DATA D’ESORDIO 24-03-09
DATA ULTIMA PARTITA 21-04-09
PRESENZE TOTALI 3
2008/2009 3
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

I pionieri del calcio gialloblu – 9. Carmine Zazzaro

 

Siamo ormai arrivati agli sgoccioli della rubrica sull’amarcord gialloblu ma continuiamo senza indugio a raccontarvi il passato della nostra squadra anche in questa nona e penultima puntata.

Oggi vogliamo parlarvi di un difensore che rappresenta un rimpianto per l’Olympic ovvero di Carmine Zazzaro.

Le notizie sulla sua convocazione sono piuttosto lacunose un po’ a colpa della memoria, un po’ per colpa degli archivi di quegli anni che non sono molto esaustivi. Parliamo della stagione ufficiale dell’Olympic, l’annata 1995/1996, quando ancora ci chiamavamo Pinetina Football Club.

La Pinetina, costantemente alla ricerca di un quinto elemento fisso da inserire in rosa, provò questo giocatore presentato da Fabio Tagliaferri in quanto frequentavano la stessa classe. Mi ricordo che però Carmine sembrava già avesse trent’anni a causa di un fisico poderoso e di un’espressione da taglialegna dell’ex URSS. Il paragone con Zangief di Street Fighter fu calzante e ancora oggi, nonostante l’abbia rivisto di recente, quando penso a lui mi balza in mente il personaggio del videogioco con indosso la maglia giallo e blu elettrico di quella stagione.

Zazzaro esordisce il 5 ottobre 1995 contro l’R.3 in cui la Pinetina vince 20 a 10: partita facile, in cui Stefano Tagliaferri viene paragonato ad Alberto Tomba in slalom sulla fascia e il nuovo arrivato si mette in luce con qualche tocco di fino per lui insospettato come un colpo di tacco che smarca Perrone in area di rigore avversaria. La pagella parla chiaro, 6.5 e prestazione incoraggiante “nonostante” qualche incertezza in difesa.

 

Il 6 novembre 1995 Carmine viene nuovamente convocato: stavolta l’avversario è una squadra di amici e compagni di scuola di Fabio Tagliaferri annunciati come imbattibili tanto che lo stesso capitano gialloblu li ribattezza “Imbattuteam” creando scene di panico negli spogliatoi. Ci si aspetta una débâcle totale invece arriva una vittoria netta per 17 a 10 in cui perfino il giovanissimo Bramucci (appena dodici anni) si mette in luce propiziando il gol del vantaggio. In una partita in cui Fabio Tagliaferri segna un meraviglioso gol alla Del Piero, in cui Perrone merita il soprannome “Giotto” e in cui Santolamazza viene definito in calo meritando “solo” 7 in pagella Carmine Zazzaro delude facendosi notare solo per alcuni bei tiri da fuori area.

 

Il 30 novembre 1995 però lo rivediamo in campo contro un’altra formazione temibile sempre procacciata da Fabio Tagliaferri che alimenta un’altra leggenda metropolitana su quanto questi suoi amici provenienti da Dragona siano forti. Fabio sembra Gandalf quando annuncia l’armata di Sauron: la squadra avversaria si chiama (il nome l’ha inventato lui) Dragona Dragons e io personalmente mi immaginavo i teppisti del videogioco Double Dragons scendere in campo con catene e spranghe e suonarcele di santa ragione. Anche questa volta però li avversari si rivelano essere un fuoco di paglia e arriva una vittoria per 26 a 10. Santolamazza appare in grande forma ed è decisivo con le sue triangolazioni e geometrie. Perrone sulla fascia è un ossesso tanto che gli avversari lo soprannominano “Yamaha”. Zazzaro in questa terza apparizione gioca una gara sufficiente e si fa notare per dei tiri di potenza incredibile e uno di questi è diventato famoso per essere passato sotto le gambe di Stefano Tagliaferri ed essere entrato in rete rischiando di evirare il numero 5 gialloblu. Dove finisce la realtà e comincia la leggenda? Non lo ricordiamo ma possiamo dirvi che questo tiro mortifero diventò un vero e proprio fatto di cultura popolare che resiste ancora oggi.

 

L’11 gennaio 1996 i Dragona Dragons chiedono la rivincita e in questa seconda sfida mettono a lungo sotto la Pinetina che solo nel finale, grazie a Santolamazza e Stefano Tagliaferri, ribaltano il punteggio andando a vincere per 12 a 6. Zazzaro merita un 6.5 in pagella ma deve dividere il reparto difensivo con il rientrante Antonio Faccilongo, quinto fisso della precedente stagione e autore del primo storico gol ufficiale in un torneo per la nostra squadra. Faccilongo all’epoca era paragonato a Billy Costacurta ma in questa partita Zazzaro tiene il suo passo e si fa notare per un gol molto bello.

 

L’8 febbraio 1996 la Pinetina affronta l’Other Palace in un San Carlo da Sezze gelato per il gran freddo. E’ la serata dell’ultima partita di Santolamazza prima di partire per il servizio di leva e per il successivo trasferimento in Umbria per intraprendere la carriera di palafreniere. Nel primo tempo la Pinetina fa terra bruciata nella metà campo avversaria grazie alle solite, ottime prove di Stefano Tagliaferri e di Santolamazza mentre nel secondo tempo gli avversari crescono fino a raggiungere quasi il pareggio. Finisce 17 a 15 e Zazzaro, che segna anche parecchi gol, sembra poter essere il ricambio ideale di Santolamazza. Sembra un passaggio delle consegne di un tempismo eccezionale ma la storia ci racconterà ben altro.

 

Venerdì 23 febbraio 1996. Alle 18 il termometro segna 5 gradi al San Carlo da Sezze e la Pinetina affronta i compagni di classe di Fabio Tagliaferri che in quel periodo era un’autentica miniera sia come talent scout che come procacciatore di avversari. L’infermeria gialloblu è in emergenza totale: Stefano Tagliaferri è alle prese con problemi muscolari, Antonio Faccilongo è indebolito da un vaccino, Perrone dagli antibiotici mentre Santolamazza è da due settimane al fronte. Il primo tempo contro la Quinta C Geometra è un massacro: 8 a 1 per i nostri avversari. Non si salva nessuno e il nostro Zazzaro prende un 4.5 in pagella risultando tra i peggiori in campo. Gli addetti ai lavori salvano solo il fatto che riesca a tirare da ogni zona del campo ma è troppo, troppo poco. La partita finisce 7 a 13 per la Quinta C.

 

Dalla partita successiva la società comincia a cercare con convinzione un sostituto per Santolamazza. L’italo inglese all’epoca non era ancora un difensore ma più un centrocampista di impostazione. Per coprire il suo posto quindi non si bada a cercare un tipo di giocatore specifico, anzi, basterebbe un elemento capace di rispondere alle convocazioni con continuità, un fedelissimo insomma.

Zazzaro viene accantonato e vengono provati in rapida successione il centravanti svogliato Ventrella e il navigato difensore Abbate fino a quando il bomber Calabrò e il trottolino di centrocampo Massimo Romaldini trovano spazio e considerazione all’interno dello spogliatoio.

 

Di Zazzaro non si parla più. Il giocatore non viene inserito nella rosa del torneo estivo dell’estate 1996 né tantomeno viene più nominato in sede. Scompare letteralmente dai radar della squadra e di lui si parla solo di quel terribile, potentissimo tiro che passò sotto l’inguine di Stefano Tagliaferri per insaccarsi in rete.

Noi vogliamo ricordarlo così, come il giorno in cui l’abbiamo conosciuto…

Il bieco ghigno di Carmine Zazzaro

 

NOME CARMINE ZAZZARO
RUOLO DIFENSORE
DATA D’ESORDIO 05-10-95
DATA ULTIMA PARTITA 23-02-96
PRESENZE TOTALI 6
1995/1996 6
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

 

 

I pionieri del calcio gialloblu – 8. Francesco Di Carlo

 Siamo giunti all’ottava puntata sulla storia dell’Olympic: meteore casi particolari, fenomeni, eroi e idoli della folla tutto quanto fa brodo nell’enorme calderone che rappresenta i ventisette anni della storia gialloblu.

Oggi vi parliamo di un giocatore che non era forte non era veloce e non aveva fiato ma che per una notte fu il protagonista della scena oggi vi parliamo di Francesco di Carlo, il difensore che in una notte della primavera del 2000 fu re per una notte.

In quella prima primavera del nuovo millennio l’Olympic viveva una doppia vita: di domenica una squadra vestita di nero partecipava al Campionato della Pace mentre durante la settimana un’altra Olympic, con altri giocatori, decise di partecipare ad un altro torneo, la Golden Cup II. Perrone, Stefano Tagliaferri e Tarallo erano i punti fermi di entrambe le formazioni mentre una schiera ben nutrita di buoni giocatori andava a completare ora una compagine ora l’altra senza mai incontrarsi né probabilmente né sapere di appartenere alla stessa squadra.

Il 23 marzo 2000 l’Olympic infrasettimanale giocò la prima amichevole di preparazione al nuovo torneo. Quattro giorni prima l’Olympic aveva vinto in campionato ma rispetto a quella vittoria Fabio Tagliaferri, Formiconi e Fantini furono sostituiti dall’emergente bomber Frabetti e dall’esordiente Di Carlo, difensore consigliato da Tarallo e che fece una notevole impressione agli addetti ai lavori avendo la bellezza di 35 anni, ben quattordici in più di Perrone per esempio, il quale di anni ne aveva appena festeggiato ventuno. Quella sera l’Olympic vinse 7 a 4 contro il Centro e Di Carlo non fece una buona figura risultando molto lento e poco resistente ai ritmi della partita, nonostante la squadra avversaria non fosse irresistibile.

Seguono altre partite di campionato con la squadra “classica” e altre amichevoli con la squadra sperimentale fino all’esordio nel nuovo torneo datato 21 aprile 2000. Questa competizione aveva la regola che ogni squadra dovesse rinunciare al proprio nome e dovesse adottare quello di una squadra nazionale. Attenzione perché qui c’è una pietra miliare della storia di un’altra squadra che tutti conoscono. L’Olympic in base ai propri colori fu chiamata Svezia mentre Filiberto Tarallo fu investito dei gradi di capitano e anche di vero e proprio allenatore con pieni poteri decisionali, caso unico nella storia della nostra squadra.

L’ambiente è caldo: la squadra della domenica va molto bene mentre quella della settimana offre prestazioni in tono minore evidenziando la scarsa forma dei nuovi acquisti come Capoccitti, Frabetti e per l’appunto Di Carlo. Si arriva al sorteggio dei gironi, organizzato presso il locale La Rosa dei Venti, all’Infernetto. L’Olympic pesca l’Inghilterra all’esordio ma con il regolamento dei nomi delle nazionali non c’è modo di capire chi stai affrontando se non al fischio d’inizio. La partita, nonostante tutto, è un trionfo molto netto con il punteggio di 9 a 1. Di Carlo offre una prestazione sufficiente ma gli avversari non si rivelano un gran banco di prova e anche mister Tarallo, che lo fa giocare solo pochi minuti, esce tra gli applausi.

Il 28 aprile la situazione cambia drasticamente: l’Olympic/Svezia soccombe 3 a 1 con la Norvegia e sia Tarallo che Di Carlo ne escono malissimo, soprattutto il primo, colpevole, secondo la stampa, di essersi ostinato a schierare il difensore per gran parte della partita. La stampa descrive le loro prestazioni modo crudele analizzando a parte la prova di Tarallo come allenatore: 

DI CARLO: 5

Non viene messa in dubbio la sua tecnica ma il suo stato atletico: pur sapendo giocare bene la palla si trova costantemente in difficoltà perché puntualmente gli avversari lo superano in velocità. Comunque è peggiore la colpa dell’allenatore che lo schiera incautamente come ultimo uomo ad inizio partita. 

GIOCATORE ALLENATORE, TARALLO: 4.5

Probabilmente lo sbagliato approccio che l’Olympic applica alla gara si deve ad un suo errore di impostazione; sicuramente sbaglia la formazione iniziale e i suoi errori possono essere rappresentati da questi punti: 1) perché nonostante sia ancora influenzato Filiberto si schiera fra i titolari e gioca gran parte della partita pur senza risultati decenti? 2) perché inserire fra i titolari Di Carlo e lasciare in panchina Capoccitti permettendo così agli avversari di poter agire indisturbati in velocità? 3) perché ignorare l’ottima condizione di Calabrò pur constatando che nei pochi minuti in cui ha giocato ha sempre fatto vedere buone cose? Infine la stampa e soprattutto i tifosi chiedono a Tarallo di cessare gli esperimenti su una squadra che ha bisogno più che altro di stabilità: è giunta l’ora di fare delle scelte altrimenti gli errori fatti contro l’Inghilterra e la Norvegia si riveleranno via via più pesanti ed irrimediabili man mano che il torneo prosegue.

Il 3 maggio l’Olympic gioca una partita di allenamento contro una formazione di sparring partner messa su per l’occasione e rischia la figuraccia vincendo di un solo gol. Di Carlo, nonostante si sforzi di far girare la palla e dare un senso all’azione gialloblu, si becca un altro 5 in pagella e le cose non migliorano nemmeno nel successivo impegno del torneo. E’ l’8 maggio e l’Olympic affronta la Croazia, annunciata come temibile. Nei primi minuti gli avversari si fanno beffe di Tarallo e Di Carlo ma alla lunga la maggiore qualità dei nostri prevale e l’Olympic vince 9 a 4 con Di Carlo che fa una discreta figura intercettando qualche cross pericoloso. 

Nella quarta giornata l’Olympic perde ancora, stavolta con il fortissimo Brasile, capolista del girone. Mister Tarallo per questo impegno ha a disposizione solo sei elementi quindi Di Carlo è costretto a giocare per un minutaggio superiore. Tarallo, per motivare il difensore, gli assegna la fascia di capitano ma Di Carlo è in balia delle onde e arriva l’ennesimo 5 in pagella, voto a cui il novello capitano gialloblu (in realtà la squadra indossava maglie dell’Adidas gialle e nere) sembra abbonato.

Il 19 maggio l’Olympic si gioca la qualificazione contro la Colombia in una gara da dentro o fuori ma in campo il match si rivela una passeggiata. Arriva una vittoria netta quanto disordinata con il punteggio di 11 a 5 e Di Carlo gioca una manciata di minuti senza strafare né demeritare. Negli ottavi di finale affrontiamo la forte Argentina. A questo punto del torneo l’Olympic è diventata una vera e propria squadra riuscendo a diventare quel bel gruppo unito che già era la squadra che giocava la domenica, quella dei vari Fantini, Formiconi e Formica. E’ il 25 maggio 2000 e l’Olympic batte l’Argentina 5 a 2. Unica nota stonata è, indovinate un po’, la prestazione di Di Carlo:

DI CARLO: 5 cap.

Purtroppo è la nota stonata del grande concerto messo in scena dall’Olympic: quando entra in campo l’intera squadra ne risente e non è affatto un caso che i gialloblù prendano due gol quando in difesa c’è Francesco.

A questo punto si chiede a gran voce a Tarallo di non schierare più Di Carlo il cui utilizzo sembra essere diventato un capriccio per il mister campano. Nei quarti di finale con la quotata Scozia Di Carlo parte della panchina. La gara è tiratissima e ci sono continui cambi di fronte e di punteggio. Ad un certo punto si è sul 3 a 3 e sotto una bordata di fischi Tarallo decide di far entrare Di Carlo. Il resto è storia: c’è una mischia in area, un tiro di Frabetti deviato che rimane nei pressi della porta, arriva Di Carlo che la butta dentro.

C’è un secondo di silenzio poi il Kristall esplode e grazie alla spinta di questa rete l’Olympic vince 7 a 3 portando in trionfo Di Carlo che finalmente merita un bel voto in pagella:

DI CARLO: 6.5

Il “grande vecchio” della squadra fino ad ora aveva sempre deluso e in molti si erano lamentati non tanto per il suo tasso tecnico (peraltro non disprezzabile) ma più che altro per la sua forma atletica e fisica che in più circostanze lo poneva in difficoltà in un settore delicato come la difesa. Ieri invece Francesco si è preso la sua rivincita su coloro i quali l’avevano criticato: è stato schierato in attacco con una mossa sorpresa di Tarallo e poco dopo il suo ingresso in campo ha segnato il fondamentale gol del 4 a 3, in pratica la rete che ha definitivamente abbattuto le speranze della Scozia. Il recupero psicologico di questo giocatore dalla straordinaria esperienza dimostra una volta di più come dopo un inizio difficile si sia formato un bel gruppo all’interno di questa squadra. 

E’ questa la grande serata da eroe del protagonista della nostra serata, una manciata di secondi per salire dalle stalle alle stelle e vivere una notte da gregario di lusso come Oriali quando vinse la Coppa del Mondo. Il resto della sua storia nell’Olympic rientra nella media di quello che era stato fin lì. Il 6 giugno l’Olympic gioca la semifinale contro l’Italia, squadra formata da giocatori che giocano a calcio a 5 in una squadra semi professionistica. L’Olympic gioca con coraggio ma perde 5 a 3 contro la squadra che poi vincerà il torneo. Di Carlo gioca pochi minuti meritando un altro 5 in pagella ma stavolta perde le staffe con l’allenatore e non accetterà la convocazione per la finale per il terzo posto che i gialloblu avrebbero poi giocato e vinto contro la Danimarca.

Di Di Carlo non si è più saputo nulla tranne che fu un pioniere di quella che poi diventò la famosa Svezia che alzò tantissime coppe e trofei negli anni passati. Non fu incluso nella lista dei giocatori che formarono la prima vera Svezia mentre nella stagione successiva, quando Tarallo guidò la Svezia nella finale del Campionato della Pace contro l’Olympic, Di Carlo non era disponibile per quella finalissima che vide il trionfo di Perrone e compagni. 

Altri tempi quelli, diversi da oggi perché forse l’Olympic che giocava durante la settimana era una formazione troppo mercenaria e senza anima rispetto a quella della domenica ma se pensiamo che quell’esperienza servì come embrione della futura Svezia allora ne capiamo l’importanza. Negli anni successivi, semplicemente, Tarallo non trovò la voglia e l’ispirazione per cambiare un nome che, al di là della similitudine per i colori dell’Olympic con quelli della bandiera svedese, non significava nulla.

Su Di Carlo non abbiamo nulla da dire se non che è stato un giocatore che, all’interno di una esperienza negativa nella nostra squadra, visse una notte fantastica venendo bagnato per una notte da quella gloria che l’Olympic sa dare e che rimane per sempre, anche oggi, dopo quasi diciassette anni.

Vogliamo ricordarlo così, come i giovani Perrone e Tagliaferri vedevano Di Carlo dal basso dei loro ventuno anni…

 

NOME FRANCESCO DI CARLO
RUOLO DIFENSORE
DATA D’ESORDIO 23-03-00
DATA ULTIMA PARTITA 06-06-00
PRESENZE TOTALI 10
1999/ 2000 10
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA 3° POSTO GOLDEN CUP II
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO