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Alle 20.30 c’è Olympic – Autoricambi Bernocchi 

Un’altra notte importante nella storia gialloblù, un’altra notte da vivere con passione e, comunque vada, da aggiungere all’album dei ricordi dell’Olympic.

L’attesa è stata lunga, interminabile, ma ci siamo quasi: alle 20 e 30 ci sarà il fischio d’inizio della semifinale di Europa League tra Olympic e Autoricambi Bernocchi. Nell’altra semifinale invece si affrontano il Campione di Davide Caprioli e l’Irreal di Roberto Manoni.

Ecco la formazione gialloblù:

1. Fabrizio Perrone

4. Alessandro Rencricca

5. Alessandro Arditi

8. Marco Atzeni

16. Francesco Tani

10. Fabio Formica

11. Alexander Ruggeri

Infine vi proponiamo l’excursus di tutte le esperienze in Europa League dell’Olympic, Coppa UEFA inclusa:

2006: 2° posto

2007: 2° posto

2008: vittoria

2009: 2° posto

2011 invernale: vittoria

2011 estiva: 2° posto

2013 invernale: semifinale

2013 estiva: 2° posto

2014 invernale Lido di Roma: semifinale

2014 invernale Marakaibo: quarti di finale

2014 estiva: semifinale

2015 invernale: girone

2015 estiva: semifinale

2016 estiva: semifinale

2017 estiva: ???

Abituati a vincere questa coppa

Autoricambi Bernocchi vuol dire Europa League. La squadra di Cascone, nonostante qualche alto e basso, da almeno 6 anni miete successi e ha riempito la propria bacheca con più di un trofeo in questa competizione che rappresenta il secondo trofeo per importanza in tutti i tornei.

La storia tra i gialloblù di Perrone è quelli di Parla e soci e lunga, addirittura il primo confronto tra le due squadre risale al 21 ottobre 2009 quando i nostri prossimi avversari ci sconfissero 4-1 dopo l’iniziale vantaggio di Bisogno.

Le partite più importanti sono state due finali di Europa League, la prima vinta il 20 aprile 2011 e la seconda persa ai rigori il 25 luglio dello stesso anno. Erano i tempi del Mimmo Maravilla…

Diciamo che tra alti e bassi è sempre stato un confronto equilibrato fino a ad un paio di anni fa quando il Bernocchi ha perfezionato un vero e proprio cambio di rotta divenendo una corazzata del calcio locale.

Dalle cessioni di Tani, Bisogno, Musumeci e Ciardi sono arrivati i fondi per acquistare Domenico Parla e per l’Olympic sono arrivate otto sconfitte consecutive in altrettante gare. Avete capito bene, non vinciamo da otto partite contro il Bernocchi.

Il computo totale dei confronti riporta 30 incontri con 9 vittorie dell’Olympic, 4 pareggi e 17 sconfitte. 130 i gol fatti, 177 i subiti.

I convocati per lunedì sono Perrone, Rencricca, Atzeni, Tani, Arditi, Formica e Ruggeri. In forse Bisogno. 

Capitani coraggiosi


Nelle 1021 partite della sua storia l’Olympic ha avuto in tutto venti capitani ma i capitani istituzionali della squadra, ovvero quelli che hanno vestito la fascia per un periodo lungo e non occasionalmente sono stati essenzialmente sei ovvero Fabrizio Perrone, Fabio Tagliaferri, Alessandro Rencricca, Alessandro Santolamazza, Fabrizio Formiconi e Stefano Tagliaferri.

Perrone è  il capitano ufficiale della squadra ma Rencricca e Formiconi ricoprono questa carica come vice o per alcune tornei particolari come capitani titolari. La fascia viene inoltre data in particolari situazioni anche a giocatori con meno esperienza in gialloblu mentre è in vigore la tradizione che quando un giocatore registri le 100 (o le 200, le 300 e così via) presenze in squadra riceva l’onore di guidare la stessa con la fascia al braccio.

Ecco tutti i capitani di questi 27 anni di storia:

GIOCATORE PRESENZE DA CAPITANO
FABRIZIO PERRONE 569
FABIO TAGLIAFERRI 114
ALESSANDRO RENCRICCA 64
ALESSANDRO SANTOLAMAZZA 64
FABRIZIO FORMICONI 55
STEFANO TAGLIAFERRI 43
FILIBERTO TARALLO 14
SIMONE MONTALDI 6
EMILIANO BELLI 5
FABIO ANTOINE FORMICA 4
ALESSANDRO ARDITI 3
ANDREA FANTINI 3
FRANCESCO DI CARLO 2
ALESSANDRO PIZZONI 2
ALEXANDER RUGGERI 2
FRANCESCO TANI 2
GIANLUCA BISOGNO 1
ALESSANDRO GUARINO 1
EMANUELE MAIOZZI 1
STEFANO ROMAGNOLI 1

 

I pionieri del calcio gialloblu – 10. Stefano Pacifici

Per dieci settimane, tutte le domeniche, avete letto le storie, anzi le leggende, della storia gialloblu. Avete rivissuto le gesta di giocatori dimenticati che rivivono ormai solo in qualche murales di periferia e che invece meritano lo stesso rispetto dei giocatori che oggi vestono le casacca dell’Olympic.

Oggi, in questa decima e ultima puntata, vogliamo ripercorrere la carriera gialloblu di un giocatore molto più vicino nel tempo rispetto agli altri nove trattati. Eravamo indecisi su come chiudere questo ciclo di articoli poi Gianluca Bisogno, amante dei temi nostalgici, ci ha consigliato di raccontare del giocatore più anziano che ha mai vestito la maglia gialloblu, stiamo parlando di Stefano Pacifici, il portiere dai capelli bianchi, capostipite di una dinastia di estremi difensori proseguita con il figlio Damiano.

 

Siamo nella stagione 2008/2009, l’Olympic è reduce dalla doppietta Coppa Italia/Coppa UEFA ma ha lasciato i campi del Kristall per iniziare l’esperienza alla Madonetta. Nella parte finale della stagione precedente Emiliano Belli si è infortunato mentre il suo sostituto, Johan Sirbu, è sparito dopo un buon pre-campionato, inghiottito dalle sabbie mobili del substrato della comunità rumena italiana. Perrone vorrebbe continuare a giocare in attacco ma i tentativi di trovare un nuovo portiere sono infruttuosi.

 

Comincia il campionato, la Premier Soccer Cup, e il portiere titolare è Perrone che gioca in porta fino alla settima giornata. Nello stage del 29 dicembre 2008 però la società annuncia due acquisti per il mercato invernale: Emiliano Ripanucci, centrocampista, e Stefano Pacifici, portiere. Il giocatore, 55 anni suonati ma in buona forma, era stato visto giocare a calciotto in estate durante un’amichevole che l’Olympic aveva disputato su un campo adiacente ed erano state chieste informazioni sul suo conto in quanto Rencricca era un suo collega di lavoro.

 

Giovedì 8 gennaio l’Olympic è attesa dalla sesta partita della fase a gironi, l’ottava del torneo, e Stefano Pacifici viene convocato. Arriva il momento di cambiarsi ma in quel momento Stefano Pacifici, la cui età all’epoca era ancora un mistero, chiama i suoi compagni e propone di far giocare in porta suo figlio Damiano, diciannovenne promessa del calcio a 5. Perrone, Rencricca e tutti gli altri rimangono spiazzati ma Pacifici Senior confida fermamente nel figlio ed è irremovibile, o suo figlio gioca oppure sarà un altro a dover indossare i guanti.  A questo punto la società provvede a iscrivere velocemente Damiano e la partita con il Mo’viola è un successo. L’Olympic vince 6 a 2 ed è la prima di una lunga serie di vittorie che porterà la squadra gialloblù in finale poi persa contro la Svezia.

In quel periodo Damiano Pacifici offre prestazioni sensazionali e forse l’unico suo punto debole lo mette in luce proprio il padre che, presente ad ogni partita in panchina, lo striglia continuamente evidenziandone il carattere ancora acerbo.

 

Ma questa è la storia di Stefano e non di Damiano quindi voliamo fino a martedì 24 marzo 2009 giorno in cui l’Olympic esordisce nella Green Cup, l’antenata del Torneo di Clausura. Quel giorno Damiano Pacifici è infortunato, Perrone sta seguendo il corso prematrimoniale (!), il terzo portiere Francesco Ponzetti è indisponibile e viene messo in preallarme perfino Francesco Tani per vestire i panni del portiere. A quel punto, finalmente, Stefano Pacifici accetta la convocazione ed è una vera e propria rivelazione. L’Olympic schiaccia i The Boys per 4 a 1 e Pacifici Senior è decisivo grazie a numerose belle parate e ai suoi lanci lunghi molto precisi che Gennari gestisce per far respirare la squadra. Ecco la prima pagella di Pacifici:

PACIFICI S. : 7

Che esordio! Abbiamo aspettato tanto per vederlo in campo e la serata di ieri ci ha ripagato di tanta attesa. Conosce già i suoi compagni e da lì dietro infonde sicurezza a tutta la squadra. Uscite alte, basse, tuffi, rinvii perfetti, mette in mostra tutto il suo repertorio. Subisce un solo gol ma non per colpa sua. Meglio di così…

 

Nella successiva giornata Pacifici è indisponibile e gioca Perrone mentre nella terza partita, che l’Olympic gioca contro gli All Blacks, il canuto estremo difensore torna al suo posto e i gialloblu vincono ancora con una sua nuova buona prestazione che li fa meritare questa pagella:

PACIFICI S. : 6

Cinquantacinque anni e non sentirli, nello spirito e nel fisico. Probabilmente su qualche gol avrebbe potuto intervenire meglio ma si guadagna la sufficienza con un paio di interventi d’istinto che convincono i tifosi a preparare per lui striscioni personalizzati. Ci piace anche perché, spesso e volentieri, fa sentire la sua voce nello spogliatoio e in campo.

 

“…fa sentire la sua voce nello spogliatoio…” esatto, proprio così, era davvero carismatico e non a causa dell’età superiore di gran lunga a quella di qualsiasi altro giocatore ma proprio perché sapeva quando e cosa dire al posto giusto. In particolare ricordo alcune frasi dette a Santolamazza e Gennari per spronarli e dirigerli e penso sia stata l’unica volta che il difensore italo inglese non sghignazzava quando qualcuno gli dava indicazioni in campo.

 

Nella quinta e successiva giornata la società decide di operare una scelta tecnica non convocando Pacifici, il che è un po’ una sorpresa per l’ambiente. Perrone torna tra i pali e i gialloblu perdono 7 a 5 contro la Svezia. La sesta giornata si gioca martedì 21 aprile 2009, l’Olympic affronta il Real perdendo 7 a 4. E’ una sconfitta pesante per la classifica, una battuta d’arresto  che indirizzerà la squadra verso la Coppa UEFA facendole perdere il treno Champions in modo praticamente irrecuperabile.

Stefano Pacifici gioca davvero male e viene ritenuto responsabile in ben quattro gol degli avversari ed è un vero peccato che sia salito sul banco degli imputati perché alla vigilia si era dimostrato molto disponibile sostituendo il figlio resosi indisponibile in extremis.

Purtroppo la stampa è impietosa e, nonostante riconosca che non tutte le colpe della sconfitta siano del portiere, rilascia pagelle impietose…

 

PACIFICI S. : 4.5

Ripeto ciò che ho detto nel commento: non facciamo di Stefano il capro espiatorio di questa sconfitta, semplicemente riconosciamo la sua serataccia in cui sembra impacciato, poco reattivo e disattento. Fa anche cose buone (qualche uscita bassa) ma il fatto di aver subito quattro gol su tiri centrali e poco potenti che hanno indirizzato la gara su determinati binari non può essere trascurato.

 

Il 30 aprile 2009, nella successiva giornata, la società decide di ri-promuovere Perrone come portiere titolare e il capitano decide, per il bene della squadra, di rinunciare definitivamente al ruolo di attaccante. Perrone giocherà le successive tredici partite del torneo fino alla sfortunata finale di Coppa UEFA contro i The Boys e alla fine verrà premiato come miglior portiere del torneo.

 

Di Stefano Pacifici non si sentirà più parlare se non al momento della premiazione della Pigna d’Oro 2009, quando otterrà un decoroso sedicesimo posto. Di lui ricorderemo i richiami al figlio, i discorsi alla squadra, li incoraggiamenti a Santolamazza e quel suo sorriso sempre ampio e sereno.

 

Forse, più che il portiere dell’Olympic, sarebbe stato l’allenatore perfetto per la squadra gialloblu e quindi, noi, vogliamo ricordarlo così, come quando doveva giocare e invece propose di far giocare il figlio, assistendo dalla panchina a tutte le partite della Premier Soccer Cup.

 

NOME STEFANO PACIFICI
RUOLO PORTIERE
DATA D’ESORDIO 24-03-09
DATA ULTIMA PARTITA 21-04-09
PRESENZE TOTALI 3
2008/2009 3
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

I pionieri del calcio gialloblu – 9. Carmine Zazzaro

 

Siamo ormai arrivati agli sgoccioli della rubrica sull’amarcord gialloblu ma continuiamo senza indugio a raccontarvi il passato della nostra squadra anche in questa nona e penultima puntata.

Oggi vogliamo parlarvi di un difensore che rappresenta un rimpianto per l’Olympic ovvero di Carmine Zazzaro.

Le notizie sulla sua convocazione sono piuttosto lacunose un po’ a colpa della memoria, un po’ per colpa degli archivi di quegli anni che non sono molto esaustivi. Parliamo della stagione ufficiale dell’Olympic, l’annata 1995/1996, quando ancora ci chiamavamo Pinetina Football Club.

La Pinetina, costantemente alla ricerca di un quinto elemento fisso da inserire in rosa, provò questo giocatore presentato da Fabio Tagliaferri in quanto frequentavano la stessa classe. Mi ricordo che però Carmine sembrava già avesse trent’anni a causa di un fisico poderoso e di un’espressione da taglialegna dell’ex URSS. Il paragone con Zangief di Street Fighter fu calzante e ancora oggi, nonostante l’abbia rivisto di recente, quando penso a lui mi balza in mente il personaggio del videogioco con indosso la maglia giallo e blu elettrico di quella stagione.

Zazzaro esordisce il 5 ottobre 1995 contro l’R.3 in cui la Pinetina vince 20 a 10: partita facile, in cui Stefano Tagliaferri viene paragonato ad Alberto Tomba in slalom sulla fascia e il nuovo arrivato si mette in luce con qualche tocco di fino per lui insospettato come un colpo di tacco che smarca Perrone in area di rigore avversaria. La pagella parla chiaro, 6.5 e prestazione incoraggiante “nonostante” qualche incertezza in difesa.

 

Il 6 novembre 1995 Carmine viene nuovamente convocato: stavolta l’avversario è una squadra di amici e compagni di scuola di Fabio Tagliaferri annunciati come imbattibili tanto che lo stesso capitano gialloblu li ribattezza “Imbattuteam” creando scene di panico negli spogliatoi. Ci si aspetta una débâcle totale invece arriva una vittoria netta per 17 a 10 in cui perfino il giovanissimo Bramucci (appena dodici anni) si mette in luce propiziando il gol del vantaggio. In una partita in cui Fabio Tagliaferri segna un meraviglioso gol alla Del Piero, in cui Perrone merita il soprannome “Giotto” e in cui Santolamazza viene definito in calo meritando “solo” 7 in pagella Carmine Zazzaro delude facendosi notare solo per alcuni bei tiri da fuori area.

 

Il 30 novembre 1995 però lo rivediamo in campo contro un’altra formazione temibile sempre procacciata da Fabio Tagliaferri che alimenta un’altra leggenda metropolitana su quanto questi suoi amici provenienti da Dragona siano forti. Fabio sembra Gandalf quando annuncia l’armata di Sauron: la squadra avversaria si chiama (il nome l’ha inventato lui) Dragona Dragons e io personalmente mi immaginavo i teppisti del videogioco Double Dragons scendere in campo con catene e spranghe e suonarcele di santa ragione. Anche questa volta però li avversari si rivelano essere un fuoco di paglia e arriva una vittoria per 26 a 10. Santolamazza appare in grande forma ed è decisivo con le sue triangolazioni e geometrie. Perrone sulla fascia è un ossesso tanto che gli avversari lo soprannominano “Yamaha”. Zazzaro in questa terza apparizione gioca una gara sufficiente e si fa notare per dei tiri di potenza incredibile e uno di questi è diventato famoso per essere passato sotto le gambe di Stefano Tagliaferri ed essere entrato in rete rischiando di evirare il numero 5 gialloblu. Dove finisce la realtà e comincia la leggenda? Non lo ricordiamo ma possiamo dirvi che questo tiro mortifero diventò un vero e proprio fatto di cultura popolare che resiste ancora oggi.

 

L’11 gennaio 1996 i Dragona Dragons chiedono la rivincita e in questa seconda sfida mettono a lungo sotto la Pinetina che solo nel finale, grazie a Santolamazza e Stefano Tagliaferri, ribaltano il punteggio andando a vincere per 12 a 6. Zazzaro merita un 6.5 in pagella ma deve dividere il reparto difensivo con il rientrante Antonio Faccilongo, quinto fisso della precedente stagione e autore del primo storico gol ufficiale in un torneo per la nostra squadra. Faccilongo all’epoca era paragonato a Billy Costacurta ma in questa partita Zazzaro tiene il suo passo e si fa notare per un gol molto bello.

 

L’8 febbraio 1996 la Pinetina affronta l’Other Palace in un San Carlo da Sezze gelato per il gran freddo. E’ la serata dell’ultima partita di Santolamazza prima di partire per il servizio di leva e per il successivo trasferimento in Umbria per intraprendere la carriera di palafreniere. Nel primo tempo la Pinetina fa terra bruciata nella metà campo avversaria grazie alle solite, ottime prove di Stefano Tagliaferri e di Santolamazza mentre nel secondo tempo gli avversari crescono fino a raggiungere quasi il pareggio. Finisce 17 a 15 e Zazzaro, che segna anche parecchi gol, sembra poter essere il ricambio ideale di Santolamazza. Sembra un passaggio delle consegne di un tempismo eccezionale ma la storia ci racconterà ben altro.

 

Venerdì 23 febbraio 1996. Alle 18 il termometro segna 5 gradi al San Carlo da Sezze e la Pinetina affronta i compagni di classe di Fabio Tagliaferri che in quel periodo era un’autentica miniera sia come talent scout che come procacciatore di avversari. L’infermeria gialloblu è in emergenza totale: Stefano Tagliaferri è alle prese con problemi muscolari, Antonio Faccilongo è indebolito da un vaccino, Perrone dagli antibiotici mentre Santolamazza è da due settimane al fronte. Il primo tempo contro la Quinta C Geometra è un massacro: 8 a 1 per i nostri avversari. Non si salva nessuno e il nostro Zazzaro prende un 4.5 in pagella risultando tra i peggiori in campo. Gli addetti ai lavori salvano solo il fatto che riesca a tirare da ogni zona del campo ma è troppo, troppo poco. La partita finisce 7 a 13 per la Quinta C.

 

Dalla partita successiva la società comincia a cercare con convinzione un sostituto per Santolamazza. L’italo inglese all’epoca non era ancora un difensore ma più un centrocampista di impostazione. Per coprire il suo posto quindi non si bada a cercare un tipo di giocatore specifico, anzi, basterebbe un elemento capace di rispondere alle convocazioni con continuità, un fedelissimo insomma.

Zazzaro viene accantonato e vengono provati in rapida successione il centravanti svogliato Ventrella e il navigato difensore Abbate fino a quando il bomber Calabrò e il trottolino di centrocampo Massimo Romaldini trovano spazio e considerazione all’interno dello spogliatoio.

 

Di Zazzaro non si parla più. Il giocatore non viene inserito nella rosa del torneo estivo dell’estate 1996 né tantomeno viene più nominato in sede. Scompare letteralmente dai radar della squadra e di lui si parla solo di quel terribile, potentissimo tiro che passò sotto l’inguine di Stefano Tagliaferri per insaccarsi in rete.

Noi vogliamo ricordarlo così, come il giorno in cui l’abbiamo conosciuto…

Il bieco ghigno di Carmine Zazzaro

 

NOME CARMINE ZAZZARO
RUOLO DIFENSORE
DATA D’ESORDIO 05-10-95
DATA ULTIMA PARTITA 23-02-96
PRESENZE TOTALI 6
1995/1996 6
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

 

 

I pionieri del calcio gialloblu – 8. Francesco Di Carlo

 Siamo giunti all’ottava puntata sulla storia dell’Olympic: meteore casi particolari, fenomeni, eroi e idoli della folla tutto quanto fa brodo nell’enorme calderone che rappresenta i ventisette anni della storia gialloblu.

Oggi vi parliamo di un giocatore che non era forte non era veloce e non aveva fiato ma che per una notte fu il protagonista della scena oggi vi parliamo di Francesco di Carlo, il difensore che in una notte della primavera del 2000 fu re per una notte.

In quella prima primavera del nuovo millennio l’Olympic viveva una doppia vita: di domenica una squadra vestita di nero partecipava al Campionato della Pace mentre durante la settimana un’altra Olympic, con altri giocatori, decise di partecipare ad un altro torneo, la Golden Cup II. Perrone, Stefano Tagliaferri e Tarallo erano i punti fermi di entrambe le formazioni mentre una schiera ben nutrita di buoni giocatori andava a completare ora una compagine ora l’altra senza mai incontrarsi né probabilmente né sapere di appartenere alla stessa squadra.

Il 23 marzo 2000 l’Olympic infrasettimanale giocò la prima amichevole di preparazione al nuovo torneo. Quattro giorni prima l’Olympic aveva vinto in campionato ma rispetto a quella vittoria Fabio Tagliaferri, Formiconi e Fantini furono sostituiti dall’emergente bomber Frabetti e dall’esordiente Di Carlo, difensore consigliato da Tarallo e che fece una notevole impressione agli addetti ai lavori avendo la bellezza di 35 anni, ben quattordici in più di Perrone per esempio, il quale di anni ne aveva appena festeggiato ventuno. Quella sera l’Olympic vinse 7 a 4 contro il Centro e Di Carlo non fece una buona figura risultando molto lento e poco resistente ai ritmi della partita, nonostante la squadra avversaria non fosse irresistibile.

Seguono altre partite di campionato con la squadra “classica” e altre amichevoli con la squadra sperimentale fino all’esordio nel nuovo torneo datato 21 aprile 2000. Questa competizione aveva la regola che ogni squadra dovesse rinunciare al proprio nome e dovesse adottare quello di una squadra nazionale. Attenzione perché qui c’è una pietra miliare della storia di un’altra squadra che tutti conoscono. L’Olympic in base ai propri colori fu chiamata Svezia mentre Filiberto Tarallo fu investito dei gradi di capitano e anche di vero e proprio allenatore con pieni poteri decisionali, caso unico nella storia della nostra squadra.

L’ambiente è caldo: la squadra della domenica va molto bene mentre quella della settimana offre prestazioni in tono minore evidenziando la scarsa forma dei nuovi acquisti come Capoccitti, Frabetti e per l’appunto Di Carlo. Si arriva al sorteggio dei gironi, organizzato presso il locale La Rosa dei Venti, all’Infernetto. L’Olympic pesca l’Inghilterra all’esordio ma con il regolamento dei nomi delle nazionali non c’è modo di capire chi stai affrontando se non al fischio d’inizio. La partita, nonostante tutto, è un trionfo molto netto con il punteggio di 9 a 1. Di Carlo offre una prestazione sufficiente ma gli avversari non si rivelano un gran banco di prova e anche mister Tarallo, che lo fa giocare solo pochi minuti, esce tra gli applausi.

Il 28 aprile la situazione cambia drasticamente: l’Olympic/Svezia soccombe 3 a 1 con la Norvegia e sia Tarallo che Di Carlo ne escono malissimo, soprattutto il primo, colpevole, secondo la stampa, di essersi ostinato a schierare il difensore per gran parte della partita. La stampa descrive le loro prestazioni modo crudele analizzando a parte la prova di Tarallo come allenatore: 

DI CARLO: 5

Non viene messa in dubbio la sua tecnica ma il suo stato atletico: pur sapendo giocare bene la palla si trova costantemente in difficoltà perché puntualmente gli avversari lo superano in velocità. Comunque è peggiore la colpa dell’allenatore che lo schiera incautamente come ultimo uomo ad inizio partita. 

GIOCATORE ALLENATORE, TARALLO: 4.5

Probabilmente lo sbagliato approccio che l’Olympic applica alla gara si deve ad un suo errore di impostazione; sicuramente sbaglia la formazione iniziale e i suoi errori possono essere rappresentati da questi punti: 1) perché nonostante sia ancora influenzato Filiberto si schiera fra i titolari e gioca gran parte della partita pur senza risultati decenti? 2) perché inserire fra i titolari Di Carlo e lasciare in panchina Capoccitti permettendo così agli avversari di poter agire indisturbati in velocità? 3) perché ignorare l’ottima condizione di Calabrò pur constatando che nei pochi minuti in cui ha giocato ha sempre fatto vedere buone cose? Infine la stampa e soprattutto i tifosi chiedono a Tarallo di cessare gli esperimenti su una squadra che ha bisogno più che altro di stabilità: è giunta l’ora di fare delle scelte altrimenti gli errori fatti contro l’Inghilterra e la Norvegia si riveleranno via via più pesanti ed irrimediabili man mano che il torneo prosegue.

Il 3 maggio l’Olympic gioca una partita di allenamento contro una formazione di sparring partner messa su per l’occasione e rischia la figuraccia vincendo di un solo gol. Di Carlo, nonostante si sforzi di far girare la palla e dare un senso all’azione gialloblu, si becca un altro 5 in pagella e le cose non migliorano nemmeno nel successivo impegno del torneo. E’ l’8 maggio e l’Olympic affronta la Croazia, annunciata come temibile. Nei primi minuti gli avversari si fanno beffe di Tarallo e Di Carlo ma alla lunga la maggiore qualità dei nostri prevale e l’Olympic vince 9 a 4 con Di Carlo che fa una discreta figura intercettando qualche cross pericoloso. 

Nella quarta giornata l’Olympic perde ancora, stavolta con il fortissimo Brasile, capolista del girone. Mister Tarallo per questo impegno ha a disposizione solo sei elementi quindi Di Carlo è costretto a giocare per un minutaggio superiore. Tarallo, per motivare il difensore, gli assegna la fascia di capitano ma Di Carlo è in balia delle onde e arriva l’ennesimo 5 in pagella, voto a cui il novello capitano gialloblu (in realtà la squadra indossava maglie dell’Adidas gialle e nere) sembra abbonato.

Il 19 maggio l’Olympic si gioca la qualificazione contro la Colombia in una gara da dentro o fuori ma in campo il match si rivela una passeggiata. Arriva una vittoria netta quanto disordinata con il punteggio di 11 a 5 e Di Carlo gioca una manciata di minuti senza strafare né demeritare. Negli ottavi di finale affrontiamo la forte Argentina. A questo punto del torneo l’Olympic è diventata una vera e propria squadra riuscendo a diventare quel bel gruppo unito che già era la squadra che giocava la domenica, quella dei vari Fantini, Formiconi e Formica. E’ il 25 maggio 2000 e l’Olympic batte l’Argentina 5 a 2. Unica nota stonata è, indovinate un po’, la prestazione di Di Carlo:

DI CARLO: 5 cap.

Purtroppo è la nota stonata del grande concerto messo in scena dall’Olympic: quando entra in campo l’intera squadra ne risente e non è affatto un caso che i gialloblù prendano due gol quando in difesa c’è Francesco.

A questo punto si chiede a gran voce a Tarallo di non schierare più Di Carlo il cui utilizzo sembra essere diventato un capriccio per il mister campano. Nei quarti di finale con la quotata Scozia Di Carlo parte della panchina. La gara è tiratissima e ci sono continui cambi di fronte e di punteggio. Ad un certo punto si è sul 3 a 3 e sotto una bordata di fischi Tarallo decide di far entrare Di Carlo. Il resto è storia: c’è una mischia in area, un tiro di Frabetti deviato che rimane nei pressi della porta, arriva Di Carlo che la butta dentro.

C’è un secondo di silenzio poi il Kristall esplode e grazie alla spinta di questa rete l’Olympic vince 7 a 3 portando in trionfo Di Carlo che finalmente merita un bel voto in pagella:

DI CARLO: 6.5

Il “grande vecchio” della squadra fino ad ora aveva sempre deluso e in molti si erano lamentati non tanto per il suo tasso tecnico (peraltro non disprezzabile) ma più che altro per la sua forma atletica e fisica che in più circostanze lo poneva in difficoltà in un settore delicato come la difesa. Ieri invece Francesco si è preso la sua rivincita su coloro i quali l’avevano criticato: è stato schierato in attacco con una mossa sorpresa di Tarallo e poco dopo il suo ingresso in campo ha segnato il fondamentale gol del 4 a 3, in pratica la rete che ha definitivamente abbattuto le speranze della Scozia. Il recupero psicologico di questo giocatore dalla straordinaria esperienza dimostra una volta di più come dopo un inizio difficile si sia formato un bel gruppo all’interno di questa squadra. 

E’ questa la grande serata da eroe del protagonista della nostra serata, una manciata di secondi per salire dalle stalle alle stelle e vivere una notte da gregario di lusso come Oriali quando vinse la Coppa del Mondo. Il resto della sua storia nell’Olympic rientra nella media di quello che era stato fin lì. Il 6 giugno l’Olympic gioca la semifinale contro l’Italia, squadra formata da giocatori che giocano a calcio a 5 in una squadra semi professionistica. L’Olympic gioca con coraggio ma perde 5 a 3 contro la squadra che poi vincerà il torneo. Di Carlo gioca pochi minuti meritando un altro 5 in pagella ma stavolta perde le staffe con l’allenatore e non accetterà la convocazione per la finale per il terzo posto che i gialloblu avrebbero poi giocato e vinto contro la Danimarca.

Di Di Carlo non si è più saputo nulla tranne che fu un pioniere di quella che poi diventò la famosa Svezia che alzò tantissime coppe e trofei negli anni passati. Non fu incluso nella lista dei giocatori che formarono la prima vera Svezia mentre nella stagione successiva, quando Tarallo guidò la Svezia nella finale del Campionato della Pace contro l’Olympic, Di Carlo non era disponibile per quella finalissima che vide il trionfo di Perrone e compagni. 

Altri tempi quelli, diversi da oggi perché forse l’Olympic che giocava durante la settimana era una formazione troppo mercenaria e senza anima rispetto a quella della domenica ma se pensiamo che quell’esperienza servì come embrione della futura Svezia allora ne capiamo l’importanza. Negli anni successivi, semplicemente, Tarallo non trovò la voglia e l’ispirazione per cambiare un nome che, al di là della similitudine per i colori dell’Olympic con quelli della bandiera svedese, non significava nulla.

Su Di Carlo non abbiamo nulla da dire se non che è stato un giocatore che, all’interno di una esperienza negativa nella nostra squadra, visse una notte fantastica venendo bagnato per una notte da quella gloria che l’Olympic sa dare e che rimane per sempre, anche oggi, dopo quasi diciassette anni.

Vogliamo ricordarlo così, come i giovani Perrone e Tagliaferri vedevano Di Carlo dal basso dei loro ventuno anni…

 

NOME FRANCESCO DI CARLO
RUOLO DIFENSORE
DATA D’ESORDIO 23-03-00
DATA ULTIMA PARTITA 06-06-00
PRESENZE TOTALI 10
1999/ 2000 10
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA 3° POSTO GOLDEN CUP II
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

I pionieri del calcio gialloblu – 7. Emanuele Carnevale

Per la settima puntata della storia dei pionieri gialloblù, che via via si è evoluta nella storia delle meteore, dei fenomeni mediatici e delle storie particolari della nostra squadra, vi proponiamo la storia di quello che probabilmente è il giocatore con il più alto livello di Fattore Nostalgia tra i 131 che hanno vestito la maglia dell’Olympic in questi 27 anni.

Stiamo parlando di Emanuele Carnevale, fantasista, numero 10 vero di quelli che oggi non ce ne sono più e che ha infiammato i sentimenti dei tifosi per tanto tempo prima del suo prematuro ritiro avvenuto nell’anno di grazia 1996.

L’inizio di questa storia si perde nei meandri del tempo, nel periodo in cui nemmeno gli archivi della società arrivano. Comincia tutto nella calda estate del 1989, quando i ragazzi che vivono nel condominio della Pinetina cominciano a giocare a pallone dividendosi in due squadre. Da una parte i Lions composti da Alessandro Santolamazza, Fabio e Stefano Tagliaferri, i primi classe 1977, del 1979 l’ultimo. Dall’altra i coraggiosi Originals con Fabrizio Perrone, Flavio Bramucci e per l’appunto Emanuele Carnevale, il primo classe ’79, addirittura dell’82 gli altri due.

Queste due squadre si fronteggiano appena possibile sull’asfalto della Pinetina e non sull’erba perché era severamente vietato. Anzi, spesso veniva vietato loro perfino di giocare sull’asfalto e per evitare i rumori i sei ragazzi utilizzavano un pallone di spugna che di certo non esaltava le doti tecniche dei protagonisti nè tantomeno le conclusioni di potenza.

Ogni pomeriggio, e per più volte di seguito, Lions e Originals si affrontavano e ogni volta vincevano i Lions, più grandi, più smaliziati e decisamente più forti.

Il campo di gioco aveva una caratteristica peculiare: si giocava su un tratto di strada lungo e stretto e le porte erano formate da una struttura a ferro di cavallo che faceva parte della base del palazzo e quindi perpendicolare al campo. Sembrerà strano che questi ragazzi non avessero pensato a formare delle porte con le magliette direttamente longitudinali al campo ma quella struttura in cemento era così simile ad una porta che era perfetta e in più non bisognava spostarla ogni qualvolta che passava un auto. In più, con la porta in quella posizione particolare, erano favoriti i tiri a giro ed era a causa di questa specialità che Emanuele salì agli onori della cronaca.

Emanuele era considerata la classica “pippa” e a lui giocare a pallone non piaceva proprio. Però in ogni partita faceva qualcosa di straordinario di cui si parlava per ore distesi sull’erba. Un tiro da lontano che girava all’ultimo momento, un dribbling fortuito, un tiro al volo con doppio tocco che disorientava tutti. Insomma, non si sa come, ma in ogni partita che gli Originals hanno giocato e perso (perché non ne hanno vinto nemmeno una) Emanuele creava una magia, non si sa come, ma lo faceva.

Dopo l’estate del 1989 passarono autunni, inverni, primavere e ancora estati e queste partite andarono avanti senza soluzione di continuità. I sei ragazzi crescevano e arrivavano le sfide dei ragazzi degli altri palazzi, sfide che si giocavano in campi più grandi in terra o nel grande parcheggio dietro la Pinetina. A queste sfide Emanuele non prendeva parte per timidezza o per timore di giocare con ragazzi di molto più grandi che non conosceva. Poi però nella primavera del 1994 fu organizzata la prima amichevole su un campo in erba sintetica. Di questa partita non si hanno registrazioni scritte ma in campo scesero i ragazzini della Pinetina contro i loro genitori.

Giocare per la prima volta a calcetto fu una rivelazione che impressionò molto i ragazzi che di lì in poi giocarono sempre più spesso a questo nuovo tipo di calcio che stava prendendo piede. Emanuele fu coinvolto spesso e prese via via coraggio fino a che, circa un anno dopo, si cominciò a scrivere il commento e le pagelle di queste partitelle sempre più emozionanti.

E’ il 9 aprile 1995, la nostra squadra organizza la prima trasferta andando a Ostia per affrontare la formazione guidata da un compagno di scuola di Perrone. Si gioca sui campi dell’Ostia Mare e Carnevale è tra i convocati nonostante la giovane età. Inizialmente Emanuele non doveva far parte della spedizione ma già si sapeva che il difensore Faccilongo avrebbe dovuto lasciare il campo a metà secondo tempo per un precedente impegno quindi il giovane Emanuele venne aggregato per sostituirlo. La partita è inizialmente equilibrata, i nostri subiscono e segnano gol in egual misura fino a che viene decretato un calcio di rigore. Qui si consuma il mito ed inizia la leggenda di Carnevale perché viene deciso di farlo battere a lui. In porta ci si mette un piccoletto che si vocifera faccia il terzino nell’Ostia Mare (notizia che, non si sa perchè, impressiona la nostra squadra) ma Emanuele carica il tiro a occhi chiusi e la piazza alta, imparabile. E’ gol: i compagni sommergono Carnevale di abbracci e lui, che indossava una maglia vintage del Brasile presa con i punti dello yogurt, sparisce nell’esultanza dei suoi amici. Quel gol segna il definitivo sorpasso della nostra squadra che poi vincerà 16 a 12 tornando a casa in trionfo.

Tre giorni dopo si gioca un’altra amichevole, stavolta contro la Nazionale Malati, chiamata così in onore del loro capitano, tale Simone Vitali detto “il Malato” compagno di scuola di Santolamazza. La parte più difficile dell’incontro è arrivare al campo sito in un centro sportivo arroccato nei pressi di Piazza Gasparri. Il tragitto sul bus 01 è costellato di proposte di stupro e spaccio ma i nostri arrivano sani e salvi e vincono facilmente. Carnevale fa registrare la sua seconda presenza senza grandi sussulti tranne che per un liscio clamoroso che manda in bambola l’intera difesa avversaria. A fine partita si parla di giovane talento bruciato e per rivedere in campo Emanuele bisogna aspettare il 5 maggio, giorno della partita con l’Other Palace.

Contro l’Other Palace è un derby, lo dice il nome stesso, inventato dai ragazzi della Pinetina per dare un’identità alla squadra avversaria visto che in questo periodo solo la nostra formazione ha un nome e un’identità precisa. Finisce con il rocambolesco punteggio di 15 a 15 e Carnevale non offre una buona prova come si evince dalla sua pagella.

CARNEVALE: 4

Un ritorno forzato e per nulla convincente. Un peso morto in mezzo al campo. Inutile.

Il 2 giugno il suo nome ricompare tra i convocati. Nel frattempo la Pinetina si è iscritta al primo torneo ufficiale della sua storia e quel giorno gioca l’ultima amichevole prima dell’esordio. Si gioca a Casalbernocchi ed è il giorno della famosa partita infinita all’oratorio di cui vi abbiamo già raccontato nella prima puntata di questa collana di ricordi. Nel finale di gara si infortuna Stefano Tagliaferri e per non rischiarlo in vista della prima partita del girone del torneo si fa entrare Emanuele Carnevale. Il fantasista prova a segnare in tutti i modi ma non ci riesce ed arriva un altro 4 in pagella.

In settimana vengono pubblicate le convocazioni ufficiali per il torneo. La società vorrebbe Emanuele in rosa e la madre Carmela lo spinge molto ma il giocatore si rifiuta e questo rappresenta la prima frattura tra lui e il mondo del calcio. La Pinetina è vittoriosa all’esordio al termine di una partita leggendaria e i giocatori fanno il loro rientro a casa in bicicletta dando vita ad un carosello di festeggiamenti che sa di trionfo. Ad incrinare la gioia di quei momenti è la sfuriata della mamma di Emanuele che accusa i ragazzi di tradimento per non aver fatto giocare Emanuele. Solo dopo molte spiegazioni e l’ammissione del giocatore stesso la polemica svapora ma per lungo tempo le strade di Emanuele e della novella squadra gialloblu si dividono.

Finisce la stagione 1994/1995 e nonostante Emanuele non abbia partecipato all’avventura iridata la società lo premia con la prima Pigna Verde della storia come la più promettente promessa di quella stagione. Purtroppo però le scorie della sua mancata partecipazione al torneo non si smaltiscono e per rivedere Carnevale all’opera bisogna aspettare ben otto mesi. E’ il 29 gennaio 1996 ed è il giorno in cui nasce la rivalità con la formazione dell’R3, un rivalità che si può paragonare a quella che oggi c’è tra i gialloblu e il Mo’viola e di cui abbiamo parlato in una passata puntata della rubrica dei ricordi. Quel giorno mancano molti titolari e i giovani Carnevale e Bramucci vengono convocati in coppia per sopperire alle tante assenze. La Pinetina perde di misura e Carnevale prende il terzo 4 in pagella consecutivo.

Carnevale non ne vuole più di sapere di giocare ad uno sport che non sente più suo e decide di smettere nonostante tutti i compagni cerchino di dissuaderlo da questa drastica decisione. Per mesi si cerca di fargli accettare nuove convocazioni ma il giocatore ha deciso: si ritirerà a 14 anni!

Il 18 giugno si organizza un’amichevole per salutarlo degnamente ma quel giorno Emanuele è infortunato e lo spogliatoio esulta perché capisce che avrà altro tempo per provare a convincere il loro idolo. Purtroppo però Emanuele è irremovibile e nell’ultima partita della stagione 1995/1996 si celebra l’ultima apparizione ufficiale del giocatore. Abbiamo già raccontato della partita contro la selezione peruviana quando abbiamo raccontato la storia di Giovanni Pala. Era un pomeriggio torrido, una partita infinita, ma verso la fine è proprio Pala a trovare Emanuele smarcato in area. Lui impatta perfettamente la sfera, il portiere va da una parte, il pallone dall’altra. Gooooool!!!.

Felicità e tristezza: i compagni non sanno se festeggiare o piangere, quel giorno si chiude una carriera.

Anzi no, c’è uno strascico. Mesi dopo la società decide di organizzare occasionali amichevoli in famiglia per testare nuovi giocatori. E’ l’alba di quelli che oggi chiamiamo stage. La società riesce a convocare Carnevale e lui accetta facendo capire a tutti che lui non odiava il calcio ma solo la sua parte seriosa, quella ufficiale. Lui amava giocare e basta, senza ansia per il risultato, come tanto tempo prima sotto il cortile di casa.

E’ l’8 novembre 1997, sono passati sedici mese dal ritiro e Emanuele è di nuovo in campo offrendo una prestazione da 6.5 in pagella e segna anche un bel gol di rapina portando i suoi alla vittoria.

Nel successivo stage la sua prova non è altrettanto buona mentre alla terza occasione si ha la definitiva consacrazione di questo giocatore.

E’ il 5 gennaio 1998 e Emanuele scende in campo con una novità: fino a quel momento aveva giocato sempre con scarpe dal collo altissimo, delle Air Jordan pesanti e non adatte al calcio. Per quell’allenamento, non ricordo chi fu a farlo, gli vengono prestate delle scarpe più basse o forse addirittura scarpini da calcetto e lì avviene la magia. Carnevale gioca sul velluto e la sua ultima pagella in carriera vale più di mille parole:

CARNEVALE: 7

Memorabile prestazione del calciatore mito della Pinetina. Forse la sua più brillante partita negli ultimi due anni. Interpreta il ruolo di libero con disinvoltura magistrale, salva la porta infinite volte, arpiona la palla come un vero centrocampista di rottura. Taglia i rifornimenti agli attaccanti avversari e fa ripartire l’azione; nelle sue sortite offensive semina il panico nella difesa dell’Olympic A e riesce a segnare quattro gol per non parlare di una rete memorabile nella partitella a ranghi ridotti durante il riscaldamento: stop, tiro da quindici metri di destro a girare che si insacca a fil di palo. Da quando si era ritirato dal calcio giocato in molti lo avevano rimpianto ma oggi ha dato spettacolo testimoniando una freschezza atletica da urlo, una morbidezza di tocco da favola e una felinità in area da vero attaccante di rapina. Dispensa anche insegnamenti preziosi per i giovani con colpi di accademia come un suo tiro di sinistro che entra in rete e lascia Bramucci fisso sui suoi piedi. Un campione non va mai in pensione!

Purtroppo in pensione ci andò davvero: i successivi accenni a Carnevale nei registri gialloblu sono solo per decantarne i trascorsi e per fare paragoni con i nuovi astri nascenti della squadra.

Emanuele appartiene ad un altro calcio, quello precedente alla sentenza Bosman e il fatto che la maggior parte della sua carriera si sia volta prima della fondazione dell’archivio dell’Olympic la dice davvero lunga.

Anni dopo, nei pomeriggi piovosi, Perrone e i fratelli Tagliaferri ancora giocavano a PES editando le squadre e cercando in tutti i modi di far entrare Carnevale alla fine delle partite per godere di un suo gol al novantesimo.

Le ultime notizie che abbiamo di lui è che da ingenuo ragazzino si sia trasformato in rocker convinto e chissà che Rencricca, inconsapevole della fortuna avuta, non abbia partecipato ad un suo concerto in questi anni.

Vogliamo ricordarlo così!

 

 

NOME EMANUELE CARNEVALE
RUOLO CENTROCAMPISTA
DATA D’ESORDIO 09-04-95
DATA ULTIMA PARTITA 27-06-96
PRESENZE TOTALI 6
1994/1995 4
1995/1996 2
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE PIGNA D’ORO GIOVANI 1995
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

I pionieri del calcio gialloblu – 6. Luca Montesanti

Eccoci giunti alla sesta puntata di questa rassegna sulle vecchie glorie del calcio gialloblu. Oggi parliamo di quello che fu più un fenomeno mediatico che tecnico, più un giocatore immagine che una risorsa per la stagione; oggi parliamo di Luca Montesanti, il regista che in una calda notte dell’estate del 1999 illuminò Acilia con le sue giocate d’autore.

 

A quel tempo Andrea Pirlo non era ancora il prototipo di giocatore universale di ogni centrocampo e se chiedevi a qualcuno quale centrocampista dai piedi buoni volesse avere nella propria squadra chiunque ti avrebbe risposto sicuramente Gigi Di Biagio, regista che l’estate precedente era stato il miglior elemento della spedizione azzurra ai mondiali di Francia ’98. Vi diciamo questo perché Luca Montesanti in quel tempo era accostato proprio a Di Biagio per tecnica e presenza in campo ma anche,, e diremo soprattutto, per un’attaccatura dei capelli del tutto simile.

 

Come nacque la leggenda di Luca Montesanti e da dove veniva questo ragazzo? Luca era di origine sarde, di Siniscola per la precisione, e si era appena diplomato al Liceo Classico frequentando la stessa classe di Fabrizio Perrone. Il portiere gialloblu all’epoca aveva cercato in tutti i modi di iscrivere la sua classe al torneo scolastico ma in nessuna annata ci era riuscito per la mancanza di voglia dei suoi compagni di classe. Però, durante l’ora di educazione fisica, la IIIC a pallone ci giocava e Perrone si accorse del potenziale di quel ragazzo dedito all’atletica (precursore campestre di Montaldi) e appassionato dell’Arma dei Carabinieri. Poi dopo scuola, si faceva un pezzo di strada insieme verso la stazione del treno e al gruppo si univa Fabio Tagliaferri proveniente da un’altra scuola. Fu in quelle passeggiate in bomber e walkman che nacque la promessa strappata a Montesanti: con la bella stagione e dopo il diploma Luca avrebbe esordito nella famosa Olympic 2000!

 

L’occasione si ebbe nella terza partita della preparazione estiva alla stagione 1999/2000, l’amichevole che si giocò il 18 luglio 1999. E’ una calda domenica di metà luglio ma non è solo il tempo atmosferico ad essere infuocato perché l’amichevole si svolge presso il Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loretto il cui campo si erge all’interno della Parrocchia San Carlo da Sezze. Il campo è stato per anni la Casa dell’Olympic perché era vicino alla Pinetina e perché c’era un’offerta libera a giocatore di 3000 lire, aumentata a 5000 solo nei tardissimi anni ’90. Ma quando a giocare è la selezione locale la casa dell’Olympic si trasforma per diventare qualcosa di molto simile all’Aly Sami Yen. La squadra del Centro è formata da giovani italiani e stranieri che catalizzano l’attenzione di tifosi caldissimi e attaccati alle recinzioni soprattutto nei mesi estivi. E la serata è decisamente estiva.

 

Il Centro schiera tutti i suoi pezzi da novanta: l’argentino Brusco in attacco, l’estroso montenegrino Begzic a centrocampo, il capitano di lungo corso Capitolino in difesa e la scheggia impazzita Guttoriello in cabina di regia. L’Olympic in porta ha Perrone, Stefano Tagliaferri come jolly e il trio Romaldini – Pizzoni – Fabio Tagliaferri in attesa di partire per il servizio di leva. A completare la squadra c’è Luca Montesanti, riuscito ad arrivare al campo grazie ad un passaggio del papà.

 

E’ tutto pronto per il calcio d’inizio e l’elettricità generata dalla passione dei tifosi ecclesiastici è tangibile. Tre anni prima, nell’estate del 1995, l’Olympic era uscita da quel campo e contro quell’avversario con le ossa rotte e l’immagine dell’invasione di campo dei tifosi dopo il gol segnato dalla mascotte della parrocchia era ancora fresca negli occhi dei giocatori gialloblu.

 

Una volta iniziata la partita però la pressione dei padroni di casa si sgonfia come un temporale a lungo atteso e mai arrivato. Il Centro non è più quello di tre anni prima e nemmeno l’Olympic che a centrocampo spadroneggia grazie ai chili e ai centimetri di Pizzoni. Per Montesanti è l’occasione perfetta per esordire senza emozioni e il giocatore comincia a realizzare assist e a segnare. Arriva un gol di destro poi uno di sinistro. Al gol di testa tutta l’Olympic lo abbraccia sognandolo protagonista di una stagione ufficiale poi non molto lontana.

 

Finisce 20 a 7 per l’Olympic e Montesanti viene visto come il protagonista assoluto della serata meritando un bel 7 in pagella avendo, citando i nostri archivi, “segnato tanti gol quanti ne segna l’intera squadra avversaria”. Fabio Tagliaferri, con cui Luca si è integrato alla perfezione, era già entusiasta della sua convocazione da giorni prima e lo sarà nelle settimane successive finendo quasi per non parlare d’altro. L’entusiasmo era tale che, facendo il verso ad un famoso coro dell’epoca, quando si pensava a Luca, Perrone e i fratelli Tagliaferri cantavano “ce l’abbiamo solo noi Monte, Monte! Ce l’abbiamo solo noi Montesanti gol!”.

Altro che Marcelo Salas, il Matador!

 

La società a questo punto pensa a Montesanti per includerlo a titolo definitivo nella rosa che avrebbe affrontato il Campionato della Pace ma sul più bello c’è un intoppo burocratico/militare. Per una ragione o per l’altra sia Romaldini che Pizzoni che in parte Fabio Tagliaferri riescono ad assicurare la propria presenza nonostante il servizio militare e il buco nell’organico da enorme che era diventa nullo.

 

E così Montesanti, da fenomeno indispensabile, finisce nell’ombra a scapito  dei veterani più titolati e la sua storia gialloblu finisce la stessa sera in cui era cominciata. Gli archivi dell’Olympic riportano il suo nome solo un’atra volta ma in maniera emblematica. Mesi dopo, quando Frabetti segna valanghe di gol in poche presenze si dirà che ha rapito in poco tempo il cuore dei tifosi come pochi altri giocatori tra cui Santoro e il nostro Montesanti.

 

Probabilmente Montesanti, che non amava il calcio, giocò quella sera la sua ultima partita di calcetto. Oggi ha messo su famiglia e ha coronato il suo sogno di entrare nell’Arma. L’Olympic a breve invece potrebbe emettere un francobollo commemorativo della serata del suo esordio.

 

Vogliamo ricordarlo così, come lo abbiamo visto abbandonare il campo della Parrocchia di San Carlo di Sezze…

NOME LUCA MONTESANTI
RUOLO CENTROCAMPISTA
DATA D’ESORDIO 18-07-99
DATA ULTIMA PARTITA 18-07-99
PRESENZE TOTALI 1
1999/2000 1

I pionieri del calcio gialloblu – 5. Mirko Zugarelli

Nella quinta puntata di questa rassegna nostalgica che ci racconta dei giocatori dimenticati della storia gialloblu (le puntate saranno in tutto dieci) parleremo di un ragazzo che nell’Olympic giocò solo quattro partite nell’arco di dieci giorni e che ebbe il compito di sostituire il portiere titolare Fabrizio Perrone.

 

Siamo nella stagione 2001/2002 e Perrone gioca parallelamente con l’Olympic e con la Romana Avvolgibili delle dinastie Atzeni/Civita e con l’Olympic in un periodo in cui tra le due formazioni non c’è rivalità, anzi, c’è anche un discreto scambio di giocatori. In una di questi incontri con la maglia amaranto blu Perrone si infortuna alla caviglia durante un intervento in scivolata e deve abbandonare il campo. Sulle prime l’infortunio non sembra preoccupante ma già la mattina seguente il numero 1 rischia di centrare in pieno un muretto di mattoni riuscendo in extremis a frenare con la sua Fiesta nera. La caviglia doleva solo a fare pressione il freno e solo il freno a mano salvò Perrone da un incidente alla Lentini (con la differenza che lui andava a 10 chilometri all’ora e l’ex fantasista granata a 250…).

 

La successiva partita dell’Olympic va in scena lunedì 17 giugno 2002 e i gialloblu affrontano i Red Devils nel Torneo Kristall 2002. Perrone prova a testare la caviglia nel riscaldamento ma deve rinunciare, il dolore è tropo acuto. L’accordo con la squadra era chiaro: non potendo inserire nella rosa nomi nuovi, in caso di esito negativo del provino, in porta sarebbe andato Fabrizio Formiconi che nel 1996 aveva esordito nell’Olympic proprio come portiere. La serata si chiude con un trionfo: l’Olympic vince 7 a 6 contro il team guidato da un Ugolotti scatenato e Formiconi para più con il cuore che con le mani aggiungendo la classica ciliegina sulla torta ad una prestazione di gruppo eccezionale.

 

Due giorni dopo, il 19 giugno, l’Olympic scende di nuovo in campo, questa volta contro la quotata A-Team. Perrone è ancora out e Formiconi indossa nuovamente fascia di capitano e guantoni.  Questa volta il miracolo non si ripete, la squadra perde 9 a 5 e Formiconi evidenzia i limiti tecnici tra i pali. A questo punto la società capisce che Perrone non riuscirà a recuperare ancora per qualche tempo e che Formiconi serve in difesa. E’ necessario quindi tesserare un nuovo portiere titolare.

 

E’ il 24 giugno 2002 e l’Olympic affronta il Mo’viola. I viola adottavano in quella stagione la denominazione di Ciao Sirvà e solo quattro anni più tardi avrebbero adottato il nome tuttora in uso. La società ottiene una deroga al regolamento dall’organizzazione e ottiene di poter tesserare un nuovo portiere in cambio della rinuncia a Perrone nella lista. Il numero 1 in questo modo non potrebbe più giocare in questa stagione anche in caso di recupero dall’infortunio ma i medici dichiarano che c’è un piccolo interessamento del legamento e che i tempi di recupero sono più lungi del previsto. Il cambio si fa.

Prima della partita viene presentato Mirko Zugarelli, ex estremo difensore della Svezia di Tarallo, affrontato nella finale del Campionato della Pace 2000/2001 e salito agli onori delle cronache per la sua somiglianza con un meccanico della Ferrari in quanto indossava una sgargiante tuta rossa acetata per giocare. Acetata!


Zugarelli, nonostante qualche eccesso comportamentale e uno stato psicologico non proprio equilibrato, non sente l’emozione dell’esordio e si fa valere in una partita bellissima in cui l’Olympic chiude la prima frazione sull’1 a 3 e arriva al fischio finale vincendo 5 a 4 dopo una clamorosa rimonta. Forse all’epoca non era proprio un derby contro Rossi & Co. ma la soddisfazione è stata comunque tanta.

 

A questo punto l’Olympic accede al secondo turno del torneo che consiste in un girone da quattro squadre in cui le prime due classificate si qualificano per le semifinali. I gialloblu esordiscono contro il Sao Caetano e la gara si conclude con un’autentica Caporetto per Tarallo e compagnia bella. Finisce 9 a 3 per i nostri avversari e Zugarelli finisce subito sul banco degli imputati. Ecco la sua pagella di quel giorno:

 

ZUGARELLI: 4

Serata disastrosa per il sostituto di Perrone che su nove reti ha la coscienza sporca in almeno sei circostanze. Prende gol da tutte le posizioni e francamente con tiri non irresistibili, sbaglia appoggi e sembra lontano mille miglia dal campo dove si sta giocando la partita. Se lunedì ci dovrà essere la partita della vita per l’Olympic ciò dovrà accadere anche attraverso un suo pronto riscatto.

Il primo luglio 2002 l’Olympic affronta il Dream Team in una partita da dentro o fuori. O vince oppure l’accesso alle semifinali è aritmeticamente impossibile. Il match è vibrante: Fantini sblocca la contesa con una botta delle sue e ad inizio ripresa Stefano Tagliaferri raddoppia. Sembra una partita messa in ghiacciaia invece il Dream Team pareggia poco dopo. Stefano Tagliaferri segna il 3 a 2 ma una punizione imparabile supera Zugarelli per il 3 a 3 finale. Il nostro portiere viene comunque acclamato per l’ottima prestazione e il suo voto risulta essere un bel 7.

 

La squadra è abbacchiata ma il pareggio non chiude definitivamente le porte alla semifinale: l’altro risultato del girone ci è favorevole e se il Sao Caetano nell’ultima giornata battesse il Dream Team e i gialloblu avessero ragione dell’A-Team allora sarebbe stata proprio la formazione guidata da Formiconi a passare il turno. Insomma tutto è ancora in ballo.

 

La partita della verità si gioca mercoledì 3 luglio 2002. Prima della nostra partita c’è la gara che ci interessa e inaspettatamente, arriva il risultato che ci serve: Sao Caetano – Dream Team 4-3, punteggio che mette la qualificazione al 100% nelle mani della nostra squadra.

I presupposti per una serata ci sono tutti: nel primo turno Olympic – A-Team era finita 13 a 2 e i nostri si presentano al campo con la migliore formazione possibile composta da Zugarelli, Formiconi, Valerio Ciuffa, Stefano Tagliaferri, Tarallo e Fantini.

In campo però la storia premia gli azzurri avversari che sono più concentrati, più reattivi o forse semplicemente, più liberi da pensieri e calcoli. L’A-Team si porta sul 3 a 1 poi nella ripresa allunga le distanze mentre l’Olympic si sbilancia e subisce altri gol in contropiede.

Perdiamo 7 a 4 e l’A-Team, sulla carta la cenerentola del girone, va in semifinale. Incredibile ma vero.

 

L’ultima pagella di Zugarelli recita così:

ZUGARELLI: 5.5

Poteva decisamente fare di più in occasione di qualche gol ma in generale si è trovato per tutta la partita ad essere il terminale di una difesa scomposta e male organizzata. Probabilmente dalla prossima partita lascerà il posto al rientrante Perrone.

Per ciò che riguarda il suo torneo bisogna ammettere che solo nella partita contro il Dream Team ha offerto una buona prestazione mentre per il resto non ha ripagato totalmente la fiducia riposta in lui dalla Federazione. Merita comunque un’altra chance e in futuro l’avrà sicuramente anche se con il ritorno di Perrone gli spazi per lui si ridurranno.

Ma poi queste chances Zugarelli le avrà avute? Di lui non si è saputo più nulla, né si è più visto per le strade di Acilia e, come spesso accade per questi personaggi, non ci sono tracce nemmeno sui social network. Chissà che, tutti insieme, le meteore dell’Olympic siano partite per i Porti Grigi del Signore degli Anelli o sull’astronave di Cocoon…

 

Nei nostri archivi viene nominato altre due volte nella stagione 2002/2003. Nella prima si legge che Zugarelli è uno dei due giocatori della rosa a non aver ancora giocato in questa stagione mentre nella seconda che Perrone si è ripreso una bella rivincita sul destino offrendo un’ottima prova dopo l’infortunio che l’aveva costretto a lasciare il posto al protagonista della nostra storia di oggi.

Poi basta vedere che la successiva partita saltata da Perrone è stata quasi due anni dopo (e per turn over) per capire che il nostro Zugarelli cadde bel dimenticatoio.

NOME MIRKO ZUGARELLI
RUOLO PORTIERE
DATA D’ESORDIO 24-06-02
DATA ULTIMA PARTITA 03-07-02
PRESENZE TOTALI 4
2001/2002 4

Lo vogliamo ricordare così, quando lasciò il Kristall in questo modo!

I pionieri del calcio gialloblu – 4. Cristian Santoro

Oggi vi raccontiamo la storia di un giocatore che giocò poche partite nell’Olympic rivelandosi però quasi sempre decisivo. Un giocatore di cui si parla davvero poco quando si racconta ai bimbi la storia gialloblu, oggi parliamo di Cristian Santoro attaccante che all’epoca fu quello che oggi definiremmo crack e la cui breve parabola è inghiottita nelle nebbie del tempo.

Ancora oggi non siamo sicuri se fosse “Cristian” o Christian” ma ci pare che fosse senza H. La prima volta che il suo nome compare nei nostri archivi risale al 21 maggio 1999. L’Olympic si sta preparando al torneo estivo di quell’anno e nel commento di un test match di tre settimane prima dell’esordio ufficiale si racconta che l’Olympic vince nonostante i tanti assenti tra cui Marco Civita, Fabrizio Formiconi e il difensore Santoro, quest’ultimo ancora in attesa della prima presenza essendo un compagno di scuola di Stefano Tagliaferri che ci avrebbe presentato a breve.

Il 27 maggio 1999 l’Olympic esordisce nel Torneo Alex Sport che si teneva all’Infernetto presso il circolo L’Orologio, disperso nelle lande di quel bucolico quartiere. I gialloblu affrontano La Banda di Pluto dell’allora sconosciuto Fabio Formica e vincono 7 a 6 anche grazie ad una tripletta di Santoro che si rivela essere un bomber di razza.

Santoro riesce nell’impresa di farsi ammonire per proteste mentre è seduto in panchina ma dalle cronache di allora apprendiamo ce conquistò il pubblico rappresentato per inciso dai suoi genitori che per l’occasione avevano parcheggiato il camper lungo la rete del campo e messo un bel televisore in “balcone” per assistere alle partite serali di qualche torneo internazionale.

La partita successiva del torneo si gioca il 3 giugno e l’Olympic perde 5 a 2 contro il P.T. Quella sera Fabio Tagliaferri indusse per due volte l’arbitro a concedere un calcio di rigore per falli di mani in area mentre il protagonista della nostra storia segnò una doppietta. Il cronista racconta di un’Olympic aggrappata, nel bene e nel male, a Santoro.

Cinque giorni l’Olympic torna alla vittoria battendo 12 a 3 il Poliservice e Santoro è di nuovo sugli scudi segnando una tripletta tra cui un gol da cineteca. A questo punto dopo tre partite, Santoro è definito come un’idolo della tifoseria (sempre mamma e papà?).

Il 17 giugno l’Olympic perde la quarta partita del girone incassando un 6 a 1 dall’Orologio che, se non ricordiamo male, alla fine vinse il torneo. La pagella di Santoro è un tale mix di nostalgia e amarcord che ci strappa un lacrima. Eccola nel dettaglio:

SANTORO: 5

Ieri sera non è riuscito a pungere come in altre circostanze. Si becca un’ammonizione per proteste (la stessa motivazione per cui si era guadagnato il primo cartellino giallo all’esordio) e nel finale esce per infortunio. Probabilmente nel prossimo impegno sostituirà Perrone tra i pali dovendo il portiere titolare sostenere gli esami di maturità la mattina seguente la partita.

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A questo punto finisce il primo turno del torneo che aveva una formula particolare. L’Olympic si classifica quarta quindi va a giocare il girone di Serie B in cui bisogna arrivare primi per accedere alle semifinali. La gara d’esordio in questo secondo turno si gioca il 22 giugno 1999 e l’assenza per infortunio di Santoro inducono Perrone a giocare nonostante il giorno dopo ci siano gli esami. Finisce 10 a 2 per l’Olympic che comunque non sa se nella successiva gara avrà a disposizione il suo nuovo centravanti.

Il 29 giugno l’Olympic gioca la seconda di tre gare da vincere a tutti i costi per continuare a sognare. Santoro è in campo ma appare ancora limitato dall’infortunio. Si impegna ma la sua presenza non è decisiva come al solito. A decidere la partita ci pensa Stefano Tagliaferri che con una tripletta è decisivo per il 3 a 2 finale con cui l’Olympic batte la Roma Gioielleria.

E arriva il giorno della giornata conclusiva del girone, è venerdì 2 luglio 1999. In campo da una parte l’Olympic, costretta a vincere a tutti i costi per approdare alla semifinale, e dall’altra la Banda di Pluto, battuta all’esordio, ma a cui basta un pareggio per qualificarsi in virtù della differenza reti.

Tra i nostri avversari c’è Formica e anche Valerio Ciuffa che qualche anno dopo avrebbe vinto la Pigna d’Oro (il fratello di Alessandro) e la sfida è equilibratissima. Nel primo tempo gli avversari vanno sullo 0 a 2 ma prima dell’intervallo Stefano Tagliaferri accorcia le distanze. Santoro colpisce una traversa, Romaldini un palo ma il risultato rimane quello di 1 a 2 nonostante arrivi anche un rigore per l’Olympic che Santoro sbaglia clamorosamente.

Gli animi si surriscaldano: il pubblico protesta eccessivamente, sono proprio i genitori del nostro Cristian, e Perrone deve avvicinarsi alle gradinate per calmare la situazione. La partita nella ripresa sembra volgere a nostro favore: Romaldini pareggia e Santoro segna il gol del 3 a 2, quello della qualificazione.

Purtroppo però il risultato cambia ancora. Stefano Tagliaferri colpisce un altro palo, Romaldini sbaglia un gol a porta vuota mentre gli avversari sono più precisi e pareggiano.

A due minuti dalla fine il dramma calcistico: la Banda di Pluto passa in vantaggio e l’Olympic nel recupero sbaglia un altro rigore con Fabio Tagliaferri. il 4 a 4 non sarebbe servito a nulla se non all’onore e l’Olympic viene ingiustamente eliminata.

La stagione 1998/1999 si chiude con la società che si propone di puntare ancora su Santoro nella stagione successiva ma quando questa si apre il suo nome viene nominato solo due volte.

La prima il 17 ottobre 1999 quando la società dichiara di averlo inserito nella lista per il Campionato della Pace e la seconda il 25 maggio 2000 quando viene asserito che pochi giocatori sono entrati così  velocemente nel cuore dei tifosi come Santoro.

Entrati velocemente ed usciti alla velocità della luce visto che Santoro non vestì mai più la maglia dell’Olympic. Lo vogliamo ricordare così, come quella volta che lasciò il campo per l’ultima volta sul camper dei suoi genitori…

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Statistiche di Cristian Santoro

NOME CHRISTIAN SANTORO
RUOLO ATTACCANTE
DATA D’ESORDIO 27-05-99
DATA ULTIMA PARTITA 02-07-99
PRESENZE TOTALI 6
1998/1999 6