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Com’era il calcetto

In questo sabato senza grandi notizie (le convocazioni per la semifinale di Europa League sono terminate già l’altro ieri) ci è venuto in mente di scrivere qualcosa di nostalgico, non sull’Olympic in particolare ma sul nostro sport preferito, il calcetto, o più precisamente il calcio a 5. Com’era in passato in calcetto? Quando è nata l’Olympic questo sport era già nato ma il vero culmine della sua popolarità probabilmente è stato negli anni 90, periodo in cui ci giocava chiunque e i nuovi campi fioccavano ovunque, un po’ come oggi succede per il padel. Ecco le principali differenze tra il calcetto di ieri e quello di oggi, così come ci sono venute in mente seguendo il filo della nostalgia e dei ricordi:

  • Le partite su organizzavano andando a cercare di persona avversari e compagni. Il massimo della tecnologia disponibile era il citofono e più tardi gli SMS a pagamento.
  • I campi erano duri e pieni di sabbia, quelli che oggi chiamiamo di “prima generazione” e che allora erano gli unici esistenti. Un paio di volte abbiamo giocato anche sulla terra battuta proprio dove oggi sorge l’Honey Sport City.
  • Oggi i campi si prenotano per telefono o via whatsapp, prima bisognava andare di persona alla segreteria del centro sportivo.
  • I palloni erano quelli grandi a rimbalzo tradizionale del calcio, poi arrivarono quelli più piccoli specifici per il calcetto ma sempre a rimbalzo tradizionale.
  • Le partite di torneo duravano inizialmente mezz’ora, poi venti minuti a tempo. Le amichevoli erano invece infinite.
  • Le maglie da gioco erano bellissime, molto spesso acetate e iper colorate, ispirate alle eccentriche divise della Premier League. Si trovavano sponsor molto facilmente perché negozi e attività facevano a gara per metterti il logo sulla maglia
  • Visto che non si lavorava gli orari di gioco spaziavano dalle 15 del pomeriggio fino alla mattina del sabato e della domenica.
  • Il portiere non poteva rilanciare con le mani oltre il centrocampo ma inizialmente poteva prendere la palla con le mani su retro passaggio del compagno. Non c’erano tiri liberi e il calcio d’inizio si batteva in avanti. Il portiere non aveva i canonici 4 secondi per giocare la palla con i piedi.
  • Mangia al pub dopo la partita era l’undicesimo Comandamento.
  • I tornei non avevano formule arzigogolate, si giocavano i gironi e poi c’era il mega tabellone a eliminazione diretta. Niente “coppe Europee”.
  • Gli arbitri spesso non erano federali, erano gli organizzatori del torneo o pensionati intenzionati ad arrotondare.
  • Si andava al campo a piedi o in bici, poi in motorino o con le prime macchine. Una Panda o una Uno erano mezzi di lusso. Si andava già cambiati, non si faceva la doccia e si andava via ancora con la maglia addosso
  • Il campo costava 5.000 lire a persona, in chiesa 3.000.
  • Le esultanze più in voga erano quella alla Ronaldo da Lima o alla Marcelo Salas.
  • Ai tornei partecipavano molte squadre e si pagava una tassa d’iscrizione alta così da poter garantire premi. I primi vincevano viaggi, orologi, lettori DVD, poi a seguire materiale sportivo e non solo trofei come oggi.
  • Non c’erano i social quindi sui vari giocatori delle squadre avversarie si venivano a creare autentiche leggende metropolitane sui loro poteri e abilità.
  • L’unica cosa uguale a oggi è che c’era Filiberto che accorreva al campo anche se convocato cinque minuti della partita 🙂

Per questa volta è tutto, poi se ci verrà in mente altro faremo un’altra puntata “Amarcord”.

Il giocatore “scomparso”

Per la rubrica dell’amarcord oggi parliamo di uno “scomparso” ovvero di un giocatore che ha giocato nell’Olympic ma di cui non ci sono tracce nell’immenso archivio della squadra.

Come ormai tutti sapete, nell’estate del 1989 i ragazzi della Pinetina Football Club (embrione della futura Olympic) cominciano a dare i primi calci al pallone disputando partite 3 vs. 3 sotto i balconi del loro condominio, appunto la Pinetina. Sono interminabili pomeriggi d’estate scanditi dall’unica interruzione accettata, i pasti quotidiani e le chiamate dei genitori. Fa caldo ma non quel caldo disumano che avvertiamo in queste estati del ventunesimo secolo e l’unico “cooling break” è quando il pallone finisce dentro un balcone del primo piano.

I protagonisti di quell’epoca pionieristica li conoscete, sono i tre fondatori della squadra, Fabio e Stefano Tagliaferri e Alessandro Santolamazza a cui si aggiungono Fabrizio Perrone e i giovanissimi Emanuele Carnevale e Flavio Bramucci. Tra questi giocatori però non viene mai menzionato Ivano Marotta, il protagonista della storia di oggi.

Ivano non aveva fissa dimora ad Acilia perchè i genitori erano separati e lui vive d’estate con il papà nella capitale e l’inverno con la madre a Bari. Nei mesi estivi quindi Ivano faceva parte a tutti gli effetti della vita della Pinetina e quindi anche delle partite di quegli anni. Quando il calcio di strada si trasformò in calcio a 5 sui campi in erba sintetica la nostra squadra giocò alcune partite (forse 3 o 4) di cui non si ha nessuna traccia sui documenti del nostro archivio e in quelle partite giocò anche Ivano. Non essendoci nulla di registrato Ivano non apparve mai nelle statistiche dell’Olympic, per questo lo possiamo definire un giocatore “scomparso” o “fantasma”.

Che giocatore era? Per quanto ci ricordiamo (stiamo sempre parlando degli anni tra il 1989 e il 1994) Ivano era un centrocampista con spiccate doti offensive, brevilineo ma ben piazzato fisicamente. Dopo qualche estate trascorsa alla Pinetina Ivano non tornò più ad Acilia e, crediamo, passò l’intero anno a Bari. Da quanto possiamo vedere dai social oggi Ivano appartiene al Corpo dei Vigili del Fuoco e dovrebbe avere circa 43 o 42 anni.

L’ultima domanda che ci poniamo è questa? Se Ivano fosse stato presente in quell’estate del 1995 in cui l’Olympic partecipò al suo primo torneo venendo esclusa dalle semifinali della Spring Cup per mancanza di un cambio in panchina come sarebbe cambiata la storia gialloblù? Mi sa che non lo sapremo mai…

Una cosa molto nostalgica: la “Chicca di Rencricca”

Chicca del 3 febbraio 2009

Oggi parliamo di un argomento molto nostalgico e molto amarcord: la famosa “Chicca di Rencricca”.

La chicca era un commento settimanale scritto da Alessandro Rencricca che tra il 30 dicembre 2008 e il 24 marzo 2009 descrisse la situazione della nostra squadra, una sorta di editoriale sagace e divertente, molto spesso correlato da citazioni filosofiche, cinematografiche e letterarie, che davano un’idea molto precisa di quello che l’Olympic stava vivendo durante la prima stagione giocata nel circolo di Madonnetta.

Le chicche furono regolari furono in tutto nove e a queste se ne aggiunse una decima pubblicata alla fine della stagione 2008/2009. Era una stagione quella in cui molti giocatori partecipavano alle cose extra campo della squadra e sarebbe bello che oggi si raggiungesse anche solo una piccola percentuale di quella mole di pubblicazioni raggiunte dodici anni anni fa anche se oggi i nostri giocatori hanno tutti situazioni lavorative più impegnate e soprattutto delle famiglie più o meno numerose che occupano la giornata in modo quasi totale.

Tornando a quei splendidi pezzi di letteratura moderna che erano le chicche, ecco alcune citazioni dagli scritti vergati sul pc dal vate(r) Rencricca:

  • E uscimmo a riveder le stelle… in un fine dicembre terso nella gelida attesa del nuovo anno… che sarà da inventare (per chi cerca un posto nel mondo Olympic: Baldi e Carissimi), sarà da lottare metro dopo metro (la vecchia guardia non può tirarsi indietro: Perrone, Rencricca, Bisogno, Sacchi, Santolamazza, Fabio Tagliaferri, Guarino, per non dimenticare Belli che dovrà lottare un po’ di più) sarà da soddisfare per chi ha fame di gloria (in special modo i nuovi arrivati nel gruppo gialloblù, vedi Tani e Sforza), sarà da scoprire per tutti quelli che per un motivo o per l’altro hanno a cuore le sorti olimpiche. 30/12/08
  • Quando un pallone lega le vite complici di molte persone… quando una piccola realtà chiamata Olympic regala vita e nutrimento di passioni che non devono morire! 30/12/08
  • Dimenticavo: la grande prestazione? Consumata, lucida e virtuosa… l’orgoglio Olympic non è in saldo e il Mo’viola ieri sera ha capito che non era momento di shopping: carta non valida! Ritirare e riprovare! Sempre sulla nostra strada… sempre su questa strada! 08-01-09
  • Tenacia, grinta, consapevolezza, concentrazione, doti in dote alla squadra in questo scorcio di gennaio… inutile domandarsi dove fossero celate precedentemente, ora sono qui e rendiamole vive a lungo… Cosa fare per il futuro? Fare tutto come se si vedesse il sole, per chi brama volteggi di gloria! 16-01-09
  • Le tenebre calano sul piccolo circolo della Madonnetta, il freddo ora è reale e chi può resta nella propria abitazione assaporando il tepore di un termosifone o di un camino. 29-01-09
  • Perrone finì la quarta birra, prese il cellulare e compose a memoria il numero di Rencricca “Siete ancora lì?… OK, prendo un chilo di pomodori e vi raggiungo” Sigla di chiusura. 03-02-09

Chicca del 3 febbraio 2009

 

  • “St’Olympic è davvero bbella, eppoi nun sbiadirà dicheno in coro perchè in fonno è viva come noi” 24-02-09

La notte calò repentinamente nella stanza. Accese una sigaretta e assaporò il sapore del tabacco amaro colombiano. Avrebbe dovuto smettere di fumare ma gli eventi della vita facevano ogni volta desistere, come in quell’occasione. 24-03-0

è come quando, per una volta a settimana, dimentichi vigile il passar del tempo cercando negli occhi dei tuoi compagni la risposta migliore per un volo nel vento… è come quando ti fermi a guardare la strada davanti e quanta ne rimane, e a gran voce puoi urlare “andiamo si ricomincia, non tardiamo ad arrivare!”…
A noi, alla nostra vita, agli errori da rifare fin quando non riescono bene, alle cose d’avere, alle cose da fare… a noi… Olympic! 04-8-09
E così si conclude questo amarcord che al solo scriverlo ci ha fatto sciogliere il cuore. Buona giornata a tutti!

 

I mitici campetti dove tutto nacque

La localizzazione dei due campetti su Google Maps

SONO PASSATI 56 GIORNI DALL’ULTIMA PARTITA DELL’OLYMPIC

MANCANO 32 GIORNI ALLA FINE DELLE ATTUALI DISPOSIZIONI*

*allo scadere dell’attuale Dpcm, il Governo potrebbe accordare la disputa di incontri a livello dilettantistico ma al momento la misura non è stata discussa


Oggi parleremo dei campetti impolverati e improvvisati dove, ormai più di trentuno anni fa, nacque il fenomeno Olympic.

Chiunque sia nato tra gli anni venti e gli anni novanta sa di cosa stiamo parlando. Oggi i più giovani non giocano più per strada ma nel ventesimo secolo il passatempo più in voga (a volte l’unico) era giocare a calcio in campi di strada sui quali l’erba era un sogno utopico.

Anche la storia dell’Olympic è iniziata su questo genere di campo e non importa che ci fosse l’asfalto, che non ci fossero le porte o che ci passassero le macchine: per chi ci giocava, quei campetti erano l’Olimpico o il Camp Nou.

Gli albori della storia gialloblù cominciano dentro il condominio “La Pinetina” in cui però era severamente vietato giocare a pallone dal regolamento di condominio. Il prato verde, perfetto per giocare a pallone, del giardino era rigorosamente off limits mentre si tendeva a chiudere un occhio sull’utilizzo della strada interna del condominio. Logica avrebbe voluto che si giocasse sfruttando un tratto di strada lineare invece gli androni delle scale avevano una forma a ferro cavallo (probabilmente la parte esterna del vano ascensore) che era troppo invitante per non essere usato come porta. Quindi i giocatori si affrontavano su un campo lineare ma quando giungevano nei pressi dell’area dovevano tirare verso una porta situata a novanta gradi alla loro destra o alla loro sinistra. Strano ma vero! Su questi strani campi a U di solito si affrontavano squadra composte da due o tre elementi in gare in cui vinceva chi per primo arrivava a dieci gol. Occasionalmente, per esempio durante i compleanni dei ragazzi, si organizzavano anche sfide esaltanti tra squadre composte dai tanti invitati alle festicciole. Tutte queste partite potevano durare ore!

Ad un certo punto, quando i condomini più influenti cominciarono a scocciarsi degli inevitabili schiamazzi e delle cannonate scagliate contro le porte metalliche dei box auto e contro le pareti del palazzo, i gialloblù in erba cercarono soluzioni alternative per le loro partitelle. I campi improvvisati furono due:

Il campo A

Il primo era un tratto di strada chiusa al termine di Via Roberto Crippa. Queste foto risalgono a oggi: il campo è spesso invaso dalle automobili mentre all’epoca, quando le auto erano decisamente di meno, questa stradina poteva tutt’al più essere utilizzata come area temporanea di manovra. Nella foto 1 si vede la porta migliore di quel campetto, migliore perché c’era un muretto e una rete metallica che poteva simulare una porta vera mentre dalla porta opposta c’era un marciapiede che complicava le cose. Questo campetto fu utilizzato per qualche sfida tra i ragazzi della Pinetina e le squadre degli altri palazzi ma alla fine si utilizzò quasi esclusivamente per sfide di calcio tedesca. Oltre la recinzione del lato lungo corrono i binari della ferrovia e ogni qual volta che passava il treno durante una partita sembrava che una curva di stadio esultasse ai gol dei ragazzini. Pura magia! Questo campo è un baule pieno di ricordi e di tante storie e piccoli aneddoti di cui il più famoso rimane questo: un giorno si giocava una sfida tre contro tre e la squadra di Perrone stava perdendo malamente contro quella di Stefano Tagliaferri. Nel finale Perrone servì ad Emanuele Carnevale un filtrante che lanciò il jolly verso la porta sguarnita (c’erano i portieri volanti, chiaramente). Poco prima di calciare un facile piattone che sarebbe valso un glorioso gol della bandiera Emanuele Carnevale fu contrastato energicamente da dietro da Stefano Tagliaferri finendo con la faccia sul marciapiede in travertino. L’impatto con il marmo causò a Carnevale un taglio sul mento che richiese una corsa al pronto soccorso e qualche punto di sutura con conseguente cicatrice alla Harrison Ford. L’episodio si concluse con tante scuse da parte di Stefano Tagliaferri e una memorabile cicatrice che Carnevale poté orgogliosamente esporre per qualche mese.

Ma c’era anche un altro campo, meno utilizzato ma comunque memorabile e degno di nota ed è quello contrassegnato sulla mappa con la lettera B.

Il campo B

Questo campo era decisamente più grande e rispondente all’idea di un vero campo di calcio. L’area in cui sorgeva era alle spalle del condominio “La Pinetina”, nello spazio in cui sorgeva il cantiere del palazzo. Inizialmente era solo una distesa di erbacce ma un giorno d’estate del 1990 (?) i genitori dei fondatori della squadra ingaggiarono un bulldozer per spianare questo rettangolo di terra e piantarci due porte (foto 3 e 4). questo campo era davvero bello ma fu utilizzato poco perché i vari cantieri della zona (a inizio anni 90 ad Acilia sud si costruiva ancora molto) erano soliti scaricare lì i materiali di risulta come lamiere o travi. Alla fine i ragazzi desistettero nel giocarci preferendo l’asfalto del primo campetto descrittovi.

Parecchi anni dopo il campo rinacque, probabilmente per iniziativa di una nuova generazione di ragazzini e fu successivamente inglobato nel neonato Parco dei Germogli. Oggi il campo c’è ancora, ci sono nuove porte da calcio dipinte di bianco e ci sono anche panchine e degli orti sociali istituiti dal Comune di Roma.

La storia dei campetti improvvisati durò tra il 1990 e il 1995, anno in cui si cominciò a giocare con continuità sull’erba sintetica, manto decisamente migliore.

Ancora oggi ricordiamo con affetto quei campetti dove tutto iniziò e sui quali abbiamo imparato, chi più chi meno, a dare del tu al pallone.

Storia della Supercoppa Lido di Roma

5 settembre 2011: l’Olympic esordisce nella Supercoppa Lido di Roma

Recentemente abbiamo ripercorso la storia della Challenge Cup, raccontandovi le storie delle sette edizioni organizzate dalla nostra società. Oggi invece vogliamo raccontarvi delle quattro edizioni della Supercoppa Lido di Roma a cui l’Olympic partecipò tra il 2011 e il 2015.

All’inizio della stagione 2011/12 l’organizzazione dei tornei Lido di Roma decide di creare una nuova competizione per aprire la stagione e inaugurare il nuovo campo visto che durante l’estate aveva deciso di abbandonare la Madonnetta per stabilirsi al Pala di Fiore. Si fanno le cose in grande: si stabilisce un ranking in base ai risultati delle ultime quattro stagioni dei tornei regolari e l’Olympic, che ha disputato due finali di Champions League e tre di Coppa UEFA (vincendone una) occupa la seconda posizione di questa classifica.

I gialloblù vengono inseriti in un girone con West Ham, Bi Trattoria e Mo’viola. Il regolamento prevede gare di sola andata e poi varie finali a seconda della posizione occupata al termine del girone. Nessuna semifinale: si va in finale arrivando primi nel girone.

La prima pagina all’indomani dell’esordio nella Supercoppa 2011

L’esordio gialloblù è catastrofico. L’avversario è il quotatissimo West Ham ma l’Olympic non è mai in partita e finisce 10 a 1 per rosso azzurri. L’Olympic però si riscatta sette giorni dopo quando affronta il Bi Trattoria. Il protagonista assoluto è Alessandro Rencricca che realizza una tripletta uccellando da centrocampo il portiere avversario con due pallonetti degni di David Beckham.

L’esultanza dei nostri giocatori al fischio finale di Olympic – Bi Trattoria

Una settimana dopo l’Olympic affronta l’ultima giornata del girone. I nostri non possono più aspirare al primo posto che varrebbe la finalissima ma può ancora accedere alla finale per il terzo posto cogliendo un buon risultato nel derby con il Mo’viola.

Formiconi viene ammonito nel derby con il Mo’viola

La partita sembra in discesa: Bisogno realizza una bella doppietta ma  nel secondo tempo l’Olympic si innervosisce e finisce per perdere un match di cui era in pieno controllo. Finisce 5 a 4 per i viola ma la fortuna premia l’Olympic che per la differenza reti e la classifica avulsa termina il girone comunque con un secondo posto che vale l’accesso al finale per il terzo posto.

26 settembre 2011, Olympic e Autoricambi Bernocchi si affrontano nella finale per il terzo posto della Supercoppa 2011

Nella finale l’Olympic è molle e viene facilmente battuta per 9 a 4 dall’Autoricambi Bernocchi. La prima esperienza nella Supercoppa finisce quindi con un quarto posto che sarebbe anche buono se non fosse che i gialloblù chiudono l’esperienza con una sola vittoria e tre sconfitte.


Nel 2012 l’Olympic non partecipa a questa competizione ma nel 2013 viene nuovamente invitata. Stavolta le squadre partecipanti sono dieci, cinque a girone, e il regolamento è invariato: si va in finale arrivando primi.

L’esordio avviene l’11 settembre 2013 contro l’F.C. De Angelis. L’Olympic sembra poter vincere la partita m gli errori dei singoli ci condannano e arriva una cocente sconfitta per 4 a 3.

Fabrizio Perrone attende il fischio d’inizio della seconda partita della Supercoppa 2012

Otto giorni dopo affrontiamo i The Boys che solo due mesi prima hanno vinto la Champions League del torneo estivo mentre l’Olympic disputava il torneo a Spinaceto. I gialloblù sembrano sono sfavoriti dal pronostico ma Ruggeri e Montaldi fanno fuoco e fiamme. I nostri conducono all’intervallo per 4 a 1ma nella ripresa gli avversari riescono a rimontare strappando un pareggio per 5 a 5. LA vittoria è rimandata ma la nostra squadra sembra sulla strada buona.

2 ottobre 2013: l’Olympic prima delll’inizio del derby in Supercoppa

Il crocevia della Supercoppa 2013 avviene il 2 ottobre quando l’Olympic affronta il Mo’viola in un derby decisivo per la classifica. Le cronache dell’epoca parlano di un black out della nostra squadra che fin dall’inizio dell’incontro appare in balìa degli avversari. La partita finisce 5 a 2 per i viola: l’Olympic poi vincerà l’ultima gara del girone a tavolino e accederà alla finale per il settimo posto mentre la squadra di Daniele Rossi volerà in finale contro il Che ne so… peggio non poteva andare.

Lo scambio dei saluti prima di Olympic – Scarsenal

Il 16 ottobre 2013 quindi l’Olympic affronta lo Scarsenal nella finale per il settimo posto della Supercoppa. La squadra avversaria è imbottita di ex gialloblù (che poi rientreranno alla base nel futuro prossimo) ma i gialloblù non hanno difficoltà a vincere con il punteggio di 9 a 5 grazie soprattutto alla coppia di bomber formata da Fantini e Ruggeri. La delusione per il risultato finale del mini torneo è davvero molta ed è acuita dalla vittoria del trofeo da parte degli arci nemici del Mo’viola. Almeno, durante la cerimonia di chiusura, si ci consola con pance e porchetta.

La cerimonia di chiusura della Supercoppa 2013

 


L’estate successiva l’Olympic ci riprova. Alla Supercoppa lido di Roma 2014 partecipano dieci squadre suddivise in due gironi e la formula rimane invariata. Per arrivare in finale bisogna necessariamente arrivare primi nel girone. Il 10 settembre i gialloblù affrontano il Blockbuster Village, fresco finalista della Chmapions League. La Longarina è investita da un autentico diluvio ma i nostri giocano bene, praticamente alla pari contro i rivali che però alla fine vincono 8 a 5. Ancora una volta l’esordio in Supercoppa è sfortunato.

La seconda giornata ci vede opposti all’Autoricambi Bernocchi che in estate ha acquistato Gianluca Bisogno che sembrava dover indossare nuovamente la maglia gialloblu. L’Olympic invece ha acquistato Fabrizio Brugnetti e Fabio Imbembo e la squadra sembra davvero trasformata. Brugnetti segna due gol ma il vero protagonista è Montaldi che con cinque reti decide il match che termina 8 a 7 per noi.

Nella terza giornata l’Olympic vince a tavolino contro l’Eventjef mentre nella quarta affrontiamo il Bullshit, bestia nera per la nostra squadra.

8 ottobre 2014: un tabloid mostra l’Olympic in copertina dopo la vittoria sul Bullshit

L’Olympic vince senza problemi grazie al gioco di squadra (vanno in rete ben cinque giocatori)e accede ad una meritatissima finale per il terzo posto.

La formazione dell’Olympic vittoriosa nella finale per il terzo posto della Supercoppa 2014

E’ il 15 ottobre 2014: Olympic e Bi Trattoria si sfidano nella finale per il terzo posto. La Dea Bendata sembra voler voltare le spalle ai nostri perchè Belli subisce tre gol uno dopo l’altro e poi deve abbandonare il campo per infortunio. Montaldi si mette i guanti e sostituisce il compagno infortunato, la partita cambia direzione e i gialloblù ottengono il terzo posto grazie alle doppiette di Brugnetti e Formica.


Siamo arrivati alla fine del viaggio. Nel 2015 l’organizzazione Lido di Roma organizza la sua ultima Supercoppa e l’Olympic è ancora una volta invitata a partecipare. Questa volta la formula cambia drasticamente: le formazioni partecipanti scendono a sei e vengono inserite in un girone unico. Ancora una volta non ci sono turni intermedi per arrivare in finale bisogna arrivare primi o secondi.

L’esordio avviene il 14 settembre 2015. L’Olympic gioca bene anzi benissimo, tanto che all’intervallo il Bullshit è sotto per 4 a 1. Poi però la sfortuna decide di farci perdere ancora una volta la prima gara di questo torneo e si infortunano in sequenza Formica, Formiconi e Musumeci. Troppo per qualsiasi squadra, troppo per l’Olympic che perde 7 a 6.

Gianluca Bisogno, autore di una doppieta nel match contro gli Ultimi

il 22 settembre, per la seconda giornata, affrontiamo gli Ultimi. Bisogna ritrovare la vittoria e l’Olympic non tradisce. Bisogno realizza una doppietta ma il match winner questa volta è Fabrizio Formiconi che all’ultimo secondo batte il portiere avversario venendo poi sommerso dagli abbracci dei compagni.

Il 28 settembre 2015 affrontiamo l’Autoricambi Bernocchi ma è una debacle: finisce 9 a 3 contro una squadra che proprio in quella stagione comincerà a diventare una delle più forti formazioni del panorama calcistico locale.

Alexander Ruggeri e Alessandro Rencricca prima del derby contro il Mo’viola

Il 5 ottobre 2015 siamo chiamati a riscattarci contro il Mo’viola che in Supercoppa non abbiamo mai battuto. E’ una gara vibrante, l’Olympic gioca bene conducendo il match per quasi tutta la sua durata ma nel finale i viola pareggiano. Quando sembra maturare l’ennesima delusione, Ruggeri sfugge a tutte le marcature e batte il portiere avversaria per il 6 a 5. La partita finisce ed è festa.

Una settimana più tardi i nostri devono affrontare il Catering 2000 e una combinazione di risultati potrebbe proiettare l’Olympic in finale. I gialloblù vincono la loro gara a tavolino ma la fortuna non ci è amica e la classifica avulsa premia il Mo’viola che vola in finale contro l’Autoricambi Bernocchi.

Ancora una volta ci dobbiamo accontentare della finale per il terzo posto in cui dobbiamo affrontare il Bullshit.

La partita è bellissima, l’avversario è forte ma l’Olympic è in serata. I nostri soffrono fino alla fine per mantenere il vantaggio accumulato nel primo tempo e ottengono un meritatissimo terzo posto finale.

La storia della Supercoppa finisce così visto che quella sarà l’ultima stagione in cui l’organizzazione Lido di Rom organizzerà tornei. Non è mai stata una competizione particolarmente felice per la nostra squadra ma è stat piena di belle storie che oggi sono ricordi indelebili.

Chissà se il futuro prossimo prevederà per l’Olympic un’altra supercoppa. Chissà, forse la strada per uscire da questa situazione. anche se a settembre, sarà proprio quella delle piccole e brevi competizioni da giocare nel giro di uno o due mesi.

 

Sogniamo un po’: un piccolo progetto per ricominciare

7 gennaio 2011: le formazioni di X Box Live e Olympic prima del fischio d’inizio della terza giornata di Challenge Cup

In questi lunghi giorni di auto isolamento pensiamo spesso a come sarebbe bello ricominciare a giocare a pallone una volta finito tutto. Il calcio non è certo una cosa fondamentale e in questo periodo così difficile stiamo imparando a rivedere le nostre priorità. Però ci manca moltissimo la nostra vita prima del corona virus e pensare al calcio vuol dire anche pensare a quando tutto questo sarà finito.

Forse questa stagione ormai è da considerare finita o forse no ma ci piace pensare che un modo bello per ricominciare a giocare a calcio sarebbe organizzare una nuova edizione della Challenge Cup, il torneo che la nostra società organizzò per sette edizioni tra il 2011 e il 2014.

Ripercorriamo le sette edizioni di questo mini torneo che al suo culmine ebbe raggiunse un certo prestigio. Tra fine 2010 e inizio 2011 ci fù la prima edizione a cui parteciparono Olympic, Centro, Tamarri e X Box Live. La nostra squadra si classificò al terzo posto mentre a vincere il trofeo fu il Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto.

17 giugno 2011, l’Olympic festeggia la vittoria della Challenge Cup 2

Nella seconda parte della stagione 2010/2011 si giocò la seconda edizione del torneo. Le partecipanti furono sempre quattro, le stesse che presero parte alla prima edizione anche se l’X Box Live cambiò nome diventando Slow Bar United. Questa volta a trionfare fu l’Olympic che giocò una finale semplicemente perfetta battendo 3 a 0 il Centro.

9 gennaio 2012, la formazione dell’Olympic in campo nella finale di Challenge Cup 3 contro il Mo’viola

All’inizio della stagione 2011/2012 prende il via la Challenge Cup 3. La formula resta invariata: girone andata e ritorno da quattro squadre, semifinale e finali. L’Olympic dà il benvenuto a tre debuttanti nel torneo: Mo’viola, Vega Futsal e Magliemi City. A metà girone eliminatorio il Vega prima propone di dividersi in due distinte formazioni ma poi, clamorosamente, si ritira dalla manifestazione. Per chiudere al meglio il torneo l’organizzazione fa disputare un’unica semifinale tra la seconda e la terza classificata. La vincente Mo’viola in finale affronta l’Olympic che vincendo 8 a3 scrive il suo nome per la seconda volta nell’albo d’oro del trofeo.

26 aprile 2012: il Mo’viola conquista la Challenge Cup 4

A inizio 2012 comincia la Challenge Cup 4. La formula resta invariata e partecipano Olympic, Mo’viola, Tamarri e Miami City, quest’ultima evoluzione del Magliemi City. Alla fine del girone eliminatorio i Tamarri si ritirano e anche questa volta si gioca un’unica semifinale. In finale il Mo’viola ottiene la rivincita dell’edizione precedente e batte 9 a 5 l’Olympic.

22 ottobre 2012: l’Olympic festeggia la vittoria nella Challenge Cup 5

Il 28 maggio 2012 comincia la Challenge Cup 5, quella che rimarrà nella storia come “la più grande Challenge di sempre”. La formula cambia e le partecipanti diventano ben sei. La prima fase prevede il solito girone con gare di andata e ritorno con ben trenta incontri disputati. Il regolamento prevede che le prime due classificate si qualifichino direttamente alle semifinali e sono Guara Team e Mo’viola riuscire in questa impresa. Acilia United, Olympic, Real Molteni e New Team devono giocare un turno di play off per raggiungere le semifinali e in questa fase comincia la rinascita della nostra squadra. Nei quarti cade il Real Molteni, in semifinale il quotato Guara Team mentre in finale è di nuovo il Mo’viola cedere il passo ai gialloblù che vincono un trofeo importante che all’epoca fu paragonato ad un’Europa League di buon livello.

30 aprile 2013, l’Olympic conquista ancora la sesta edizione della Challenge Cup

il 22 novembre 2012 comincia la Challenge Cup 6. Il torneo torna a quattro squadre con la presenza di Olympic, Mo’viola, Miami City e Real Molteni. Il Mo’viola si ritira dopo la prima giornata e il torneo ne risulta subito mutilato. Il Real Molteni domina la prima fase e in semifinale vanno Olympic e Miami City con i gialloblu che giocano la famosa “partita perfetta” vincendo 15 a 0. In finale il Real è favorito ma l’Olympic ribalta i pronostici e batte 10 a 8 un giovanissimo Alexander Ruggeri che a fine torneo viene acquistato a titolo definitivo.

7 maggio 2014, l’Olympic festeggia la vittoria nella Challenge Cup 7

Il 16 aprile 2014 comincia quella che ad oggi rimane l’ultima edizione della Challenge Cup, la settima. Dopo due edizioni costellate da ritiri e vari problemi organizzativi la società organizza un’edizione ridotta. Le partecipanti rimangono quattro (Olympic, Scarsenal, Autoricambi Bernocchi e Mo’viola) ma le gare diventano secche e non più andata e ritorno e vengono eliminate anche le semifinali. La finale si disputa tra le prime due classificate, Mo’viola e Olympic: i gialloblu sono sfavoriti ma ancora una volta ribaltano il pronostico e battono 4 a 2 i viola.

Sono passati quasi sei anni da quel giorno e tante volte si è parlato di una possibile Challenge Cup 8 il cui progetto però non è mai andato in porto.

Dopo tutto questo tempo sarebbe bello organizzare una Challenge Cup speciale per chiudere il brutto periodo del corona virus e iniziare di nuovo a dare calci a quel pallone che amiamo molto.

Quest’estate ci penseremo, lo proporremo a qualche squadra storica e chissà che questo piccolo sogno non diventi realtà.

29 febbraio, l’unico precedente

Oggi è 29 febbraio, data strana e particolare che ricorre solo ogni quattro anni in occasione degli anni bistestili.

In quasi trentuno anni di storia l’Olympic ha giocato una sola volta in questa data e ciò è accaduto nel 2016 quando i gialloblù affrontarono L’A. S. Tronzi durante il Trofeo BDS.

Nella gara di andata l’Olympic aveva passeggiato su questo avversario che si era dimostrato impacciato e inesperto ma nel girone di ritorno i Tronzi fecero un’ottima campagna acquisti prelevando ben tre giocatori dal Mc Donald tra cui un attaccante a dir poco fenomenale.

I gialloblù si presentano con la miglior formazione possibile ovvero quella composta da Perrone, Alessandro Rencricca, Formiconi, Montaldi, Bisogno, Formica e Ruggeri ma si vede fin da subito che gli avversari hanno una marcia in più.

I Tronzi segnano l’1 a 0 e poco dopo raddoppiano sfruttando un autorete di Rencricca. Prima dell’intervallo arriva a che lo 0 a 3 e l’Olympic non riesce proprio a sbloccarsi.

Nel secondo tempo il solito Ruggeri accorcia le distanze ma poi l’Olympic subisce altri tre gol chiudendo con una sconfitta più che meritata.

Era un periodo difficile e di grossa involuzione per la nostra squadra: Montaldi era spesso fuori forma, Formica aveva un rapporto conflittuale con il gol e lo spogliatoio mostrava le prime crepe che sarebbero divenute poi insanabili tre anni dopo.

Fece particolarmente scalpore la dichiarazione di Formiconi che disse: “affrontare l’Olympic una volta significava affrontare dei guerrieri, oggi non è più così!”

Parole severe ma giuste, da ricordare sempre, nei momenti meno facili della storia gialloblu.

Una mezza figuraccia di nove anni fa

Francesco Sforza e Fabrizio Perrone in aeroporto nel 2010

Oggi riportiamo in vita un ricordo di una partita giocata il 15 febbraio del 2011. La situazione in campionato per l’Olympic è deludente e la gara da giocare contro i Tamarri, penultimi in classifica, sembra l’occasione giusta per risalire la china ma in campo tutto appare fin da subito complicato.

Mimmo Caserta alza bandiera bianca per infortunio, Rencricca si infortuna nel riscaldamento e Perrone è influenzato. Gli ultimi scendono in campo ma non sono in condizioni tali da poter offrire il loro usuale contributo.

Nonostante ciò è l’Olympic a passare in vantaggio grazie al bomber Sforza ottimamente servito da Bisogno. I Tamarri pareggiano su calcio di punizione con Perrone reso insicuro dalla febbre ma i gialloblù si riportano avanti con Fantini che scocca un tiro così potente da piegare le mani al portiere.

Nel secondo tempo l’Olympic non riesce a creare gioco a dieci minuti dalla fine i Tamarri pareggiavano. Era la prima beffa per i nostri ragazzi che nel finale subiscono un altro colpo dalla Dea Bendata. Bisogno prova una conclusione a botta sicura, la palla colpisce in pieno Fantini sulla schiena e viene deviata sul palo.

Al termine di questa clamorosa carambola l’arbitro fischia la fine. La situazione di classifica dell’Olympic viene definita “moribonda” e i gialloblù si qualificheranno solo per l’Europa League: sarà un viatico doloroso ma i nostri la vinceranno quell’Europa League per un trionfo di cui attendiamo ancora un seguito dopo tutti questi anni.

Le pagelle di quel giorno penalizzano tutti i giocatori; particolarmente deludenti Sforza e Bisogno mentre Formiconi si eleva leggermente sopra gli altri.

Angolo dell’amarcord: 9 febbraio 2012

Dopo Lungo tempo torna la rubrica dell’amarcord con i racconti di fatti e incontri del passato. Oggi torniamo indietro nel tempo di otto anni fa, al 9 febbraio 2012, giorno in cui l’Olympic affrontò i Tamarri nella seconda giornata della Challenge Cup IV.

Quel giorno i gialloblù si presentano alla Madonnetta con la fatica di aver giocato appena quarantotto ore prima in campionato. Le formazione vede Belli in porta, Rencricca e Formiconi in difesa, Montaldi e Tani a centrocampo, Fantini e Caserta in attacco.

Nel primo tempo l’Olympic appare svogliata e poco motivata, nonostante ciò la prima frazione termina sul 4 a 1 grazie alla tripletta di Montaldi e alla punizione di Rencricca. Il difensore festeggia il ragguardevole traguardo delle 300 presenze e sfoggia la fascia di capitano al braccio sinistro.

Nel secondo tempo i Tamarri reagiscono segnando due gol ma i gialloblù, pur impegnandosi al minimo, riescono a a riprendere le redini del match realizzando altri quattro gol grazie a Montaldi, Formiconi, Rencricca e Fantini.

Anche per Formiconi si tratta di una serata speciale infatti per lui le presenze con la maglia dell’Olympic diventano 250. Deludono invece Tani e Caserta che nemmeno riescono ad entrare nel tabellino dei marcatori.

Le foto dell’incontro presenti nell’archivio sono davvero belle e ne potrete trovare tre in cima a quest’articolo. Una cosa è certa: della Challenge Cup ci manca tutto, il clima, le squadre, il giocare due gare a settimana. Era proprio una bella idea e presto scriveremo un articolo per spiegare cosa fosse la Challenge Cup anche ai neofiti.

Otto anni fa, ricordo di un derby perso

In una giornata senza notizie e con la squadra per la sfida con l’Happy Milf già pronta riapriamo la rubrica dei ricordi. Oggi l’amarcord ci porta indietro nel tempo di otto anni e precisamente a mercoledì 23 novembre 2011. Quel giorno si svolgeva la quinta giornata del campionato Generazione Calcetto e l’Olympic affrontava il Mo’viola.

Il morale dei gialloblù era alto perché appena cinque giorni prima l’Olympic aveva battuto i viola in Challenge Cup. La formazione dell’Olympic era pressoché la stessa e fin da subito i nostri mettono sotto pressione gli avversari dominandoli e sfiorando il gol in due occasioni. Miracolosamente però, il Mo’viola va all’intervallo sullo 0 a 0 e alla ripresa delle ostilità va inaspettatamente in vantaggio.

Per l’Olympic è una vera e propria beffa e, come se non bastasse, poco dopo arriva anche la rete dello 0 a 2. I gialloblù riescono finalmente a riorganizzarsi e a metà secondo tempo Fantini serve Caserta che dribbla due difensori e segna finalmente un gol.

Purtroppo l’euforia per aver dimezzato le distanze dura poco. L’arbitro assegna un calcio di rigore al Mo’viola per fallo di Rencricca e nel finale arriva anche la rete dell’1 a 4.

Per i nostri è una beffa. L’Olympic ha messo sotto gli avversari mostrando un gioco assolutamente migliore ma alla resa dei conti è mancato qualcosa. Purtroppo, da questa sconfitta nascerà un’impressionante serie negativa dei nostri che terminerà solo all’inizio del 2012, almeno nel campionato.

Quel giorno l’Olympic schierò Perrone, Rencricca, Formiconi, Tani, Fantini e Caserta. La foto dell’articolo si riferisce ad una burla dello spogliatoio in riferimento alla maglia numero 7, un argomento che magari tratteremo un giorno in una futura puntata dei ricordi.