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Curiosità sugli Olympic Awards – 3. I centravanti della preistoria

Chi è il tizio nella foto? Un manager di Apple? Un creator di Intelligenza Artificiale? Assolutamente no, si tratta di uno dei migliori centravanti della preistoria gialloblù. Oggi parliamo di una curiosità sulla Scarpa d’Oro, il premio per il miglior cannoniere della stagione.

Purtroppo, nei primi anni della storia dell’Olympic, venivano contati solo i gol segnati nelle partite ufficiali mentre nelle partite amichevoli si annotava solo il risultato dell’incontro. Quando poi è stato istituito il premio abbiamo cominciato a segnare tutte le reti ed inizialmente la Scarpa d’Oro la vinceva il giocatore che aveva realizzato più reti in assoluto e non solo nelle partite di torneo come avviene oggi.

Quindi, potremmo individuare chi avrebbe vinto la Scarpa d’Oro nei primi anni con il regolamento attuale ma non con quello di quando il premio è partito. E il giocatore nella foto, tale Claudio Ventrella, avrebbe ben potuto essere il vincitore di quel premio con le vecchie regole. Ricordiamo infatti che nella stagione 1999/2000, l’ultima prima dell’istituzione della Scarpa d’Oro, Claudio segnò 6 reti in gare ufficiali ma chissà quante in amichevoli visto che all’epoca l’Olympic, almeno una volta a settimana, giocava amichevoli dai risultati enormi contro il Castle Beer Team, formazione che fungeva da sparring partner.

Altri giocatori che segnavano tantissimi gol in amichevole (parliamo anche di 10 reti a singolo incontro) potevano essere Dario Calabrò, soprannominato il “De punta”, ma anche Fabio Tagliaferri che in amichevole si divertiva così tanto da liberare tutto il suo potenziale.

Oggi invece segniamo ogni singolo parametro statistico relativo a presenze e gol quindi abbiamo tutti i dati per poter assegnare la Scarpa d’Oro. Ricordiamo che il trofeo viene vinto da chi segna più gol in gare ufficiali e che in caso di parità vengono conteggiati i gol in partite amichevoli e successivamente quelli segnati nelle partitelle in famiglia.

I candidati alla Scarpa d’Oro verranno annunciati mercoledì 26 luglio mentre la classifica finale verrà pubblicata giovedì 27 luglio.

Ricordi del 28 settembre

Il centravanti Dario Calabrò

La macchina del tempo gialloblù oggi ci riporta indietro ad un 28 settembre di ventuno anni fa. Era un lunedì di fine estate del 1998 quando l’Olympic affrontava una selezione di amici di Dario Calabrò sul manto verde del Kristall. Il nome Dario Calabrò ormai dirà poco ai nostri lettori ma sul finire degli anni 90 invece era il volto della nostra squadra. Mentre gli altri giocatori trascorrevano le loro serate in rosticceria a pizza margherita e supplì (annaffiate da abbondanti calici di coca cola doc) Dario raffigurava già il prototipo del calciatore moderno: look da modello della Milano da bere, camicia sempre impeccabile, pantaloni e scarpe all’ultima moda, serate nei prive delle migliori discoteche e champagnino sempre in mano. Insomma, un clone del miglior Christian Vieri, suo contemporaneo.

In campo Dario era croce e delizia per i tifosi dell’Olympic: era quel giocatore che trasformava in gol ogni pallaccia sporca che gli capitava tra i piedi ma era anche completamente incapace di costruire un’azione da solo o di dare un amano ai compagni in fa se difensiva. era quel giocatore che osannavi nelle vittorie e cercavi per picchiarlo dopo le sconfitte. Comunque, era un idolo per le ragazze a cui poco importava di qualche gol o passaggio sbagliato se poi lui ti portava in disco a ballare.

Il 28 settembre 1998, dicevamo, l’Olympic affrontò una selezione di suoi amici schierando Perrone, Fabio e Stefano Tagliaferri, Ventrella e lo stesso Calabrò. Con Santolamazza e Pizzoni assenti la difesa è lasciata al solo Stefano Tagliaferri e ci si riversa in attacco con Fabio Tagliaferri rifinitore e Ventrella e Calabrò a capitalizzare ogni assist. Finisce 12 a 8 per l’Olympic.