I due artefici del “miracolo Magliemi”: a sinistra l’agile Di Biase, a destra il salutista Di Pietro
La rubrica dei ricordi di questa settimana ci porta al 30 settembre di sette anni fa, precisamente nel 2011, nel giorno in cui l’Olympic esordì nella terza edizione della Challenge Cup.
Quel giorno i gialloblù impararono a conoscere il fenomeno calcistico che rispondeva al nome di Magliemi City. I ricordi ormai sfumano nel tempo ma quella leggendario formazione guidata da capitan Fabrizio Di Pietro rimane una pietra miliare della storia del calcio.
Di Pietro e il suo compare Marco Di Biase (detto “Mani di Coccio”) allestirono una squadra con un metodo rivoluzionario e irripetibile: i due geniacci si appostavano nei pressi dei campi di periferia e di volta in volta convincevano giovani calciatori immigrati emergenti a seguirli promettendogli il campo pagato e un passaggio a casa al termine dell’incontro.
Quel 30 settembre 2011 l’Olympic strapazzò il Magliemi (nome derivato dalla crasi tra Miami e Magliana) per 17 a 3 con reti di Fantini (5), Rencricca (4), Caserta (3), Di Michele (2), Tani (2) e Perrone (1) e seguirono tante altre goleade che i gialloblù inflissero a questa squadra.
Nel tempo però il Magliemi migliorò molto, ottenne grandi risultati e sconfisse anche l’Olympic utilizando un numero di giocatori imprecisato ricorrendo via via a romeni, ucraini e anche cileni.
Il 17 settembre 2012 Di Pietro e Di Biase (che una voltà offrirono a Perrone di pagare il campo con una partita di pesce proveniente dal portabagagli del loro suv… non è frutto di fantasia) decisero di cambiare il nome della squadra optando per un più professionale Acilia United che alla prima uscita sconfisse l’Olympic per 6 a 3.
Ma il calderone di fantasia e creatività del dinamico duo stava meditando un nuovo cambio e presto la squadra prese il nome definitivo di Miami City rinunciando a quella perla di ilarità della primitiva denominazione.
L’epopea del Miami City, tra alti e bassi, finì il 23 aprile 2013 nella semifinale di Challenge Cup 6. L’Olympic quella sera vinse 15 a 0 con Santolamazza che realizzò un memorabile pallonetto beffando da pochi metri Di Biase.
Quella sera, dopo tanti problemi riscontrati nel reperire una squadra, Di Pietro annunciò lo scioglimento della squadra e poco tempo dopo il capitano del Miami litigò con il socio Di Biase a causa di un gommone conteso.
La leggenda del Miami City durò poco più di due anni e mezzo ma la passione che scaturiva dalla quella squadra rimane ancora oggi un esempio di calcio sano e romantico.
L’Olympic scesa in campo il 22 settembre 2009, da sinistra a destra: Perrone, Martini Sedan, Guarino, Tagliaferri F., Belli, Santolamazza
Nella rubrica dell’amarcord di oggi rinverdiremo i ricordi legati a due partite giocate di 22 settembre. Nel 2006 l’Olympic affrontò in amichevole la Selezione d’Orio nello storico campo del Kristall che quella sera ospitava i gialloblù per la duecentesima volta. La Selezione D’Orio è alla sua prima partita e dimostra di essere volenterosa ma davvero poco dotata sul piano tecnico. L’Olympic, in formazione sperimentale e con una inedita maglia bianca, fa a fettine gli avversari e nel finale c’è gloria anche per Belli. Il portiere infatti si scambia il ruolo con Perrone che gli lascia le chiavi dell’attacco ed Emiliano segna allo scadere il suo primo e ancora oggi unico gol con l’Olympic. Il punteggio finale recita un eloquente 11 a 2.
I festeggiamenti per il primo e unico gol in carriera di BelliL’Olympic scesa in campo il 22 settembre 2009, da sinistra a destra: Buca, Dutta, Brusco, Rencricca A., Maiozzi
Sempre il 22 settembre, ma questa volta nel 2009, l’Olympic gioca in amichevole contro il Mo’viola e all’appello manca mezza squadra compreso un Bisogno che da forfait a causa di una pioggia che non arriverà mai durante l’incontro. All’ultimo minuto viene convocato l’esordiente Florin Dutta che insieme a Brusco e a Buca rendono la squadra gialloblu per ben tre quinti straniera, un record che regge tutt’ora.
Nonostante sia un’Olympic del tutto nuova il Mo’viola viene battuto abbastana facilmente e la gara termina con il risultato di 17 a 13. Purtroppo i tre stranieri non avranno un grande futuro nella nostra squadra: Brusco dopo tanta gloria in gialloblu era alle battute finali della sua carriera, Dutta di lì a poco accettò la proposta di contratto del Foto Dan mentre Buca giocò mezzo campionato con l’Olympic per poi “scappare” senza grandi spiegazioni.
Una curiosa coincidenza accomuna il destino dell’Olympic e della nazionale italiana nell’amarcord di questi giorni. L’8 settembre 2010 l’Olympic affronta il Portogallo e il 10 settembre 2018 gli azzurri affrontano i lusitani a Lisbona per la seconda giornata della neonata Nations League.
Ma torniamo ai nostri ricordi: otto anni fa la società gialloblu si accorda per giocare un’amichevole con una formazione guidata da Francesco Ponzetti, estremo difensore nel giro dell’Olympic e amico di Francesco Tani.
Si gioca al To Live Sport Center, centro sportivo in Via Cristoforo Colombo in zona EUR. Gli avversari sfoggiano una bella maglia del Portogallo, l’Olympic schiera Perrone, Tani, Baldi, Bisogno e Alessandro Rencricca. Completa la lista dei convocati il cugino del Libero di Centocelle, Edoardo Rencricca,
L’Olympic passa in vantaggio per 2 a 0, gli avversari accorciano le distanze ma i gialloblu arrivano a metà incontro sul punteggio di 4 a 2 grazie ad una tripletta di Baldi. Nella seconda parte del match Bisogno segna il quinto gol mentre Tani realizza il sesto gol con un’autentica magia che rende inutile il forcing finale degli avversari. Finisce 6 a 5 per l’Olympic che è soddisfatta per una prestazione buona che in amichevole non arrivava da un po’.
La prova positiva di Davide Baldi fa sognare i tifosi e otto anni di distanza la prestazione del giocatore nell’amichevole del 28 agosto scorso ci fa tornare a quei tempi. Fonti vicini al giocatore ci riportano di un Baldi desideroso di giocare, di dimostrare il suo valore e di recuperare terreno dopo l’assenza per infortunio nel Ventinovennale.
Chissà che nella prossima amichevole, in cui la società vuole convocare qualche nuovo acquisto, non ci sia spazio anche per la mezzala.
Francesco Tani con Paolo Careddu, protagonista del Ventisettennale
Nell’articolo di oggi ripercorreremo per la terza e ultima volta alcuni piccoli ricordi dei passati gialloblu attraverso quattro fotografie “segnanti”.
Cominciamo dal Ventisettennale del 2016 in cui rigiocò dopo tanto tempo in maglia gialloblu Paolo Careddu che nella foto in alto è insieme al nostro Francesco Tani.
Lo stesso Tani la serata del Ventisettennale vinse il titolo di capocannoniere, exploit che non è nuovo al Maghetto che in queste occasioni sfoggia spesso autentiche perle balistiche e prestazioni eccezionali.
Siamo infine arrivati al Ventottennale del 2017. Nello scatto qui sopra possiamo assistere al celebre intervento difensivo di Fabrizio Perrone che cercando di intercettare un cross dalla trequarti avversaria ruzzolò rovinosamente a terra permettendo a Giordano Attili di segnare un gol.
Nell’ultima foto di questa sfilata di ricordi arriviamo ai festeggiamenti del Ventottennale con lo stesso Attili e Fabio Formica che alzano il trofeo davanti ad una bella pizza.
Per oggi è tutto, il sito rimarrà chiuso fino a ferragosto quindi il prossimo aggiornamento è previsto per giovedì 16 agosto quando mancheranno solo dodici giorni alla prima uscita stagionale e diciotto al Ventottennale. Dal 16 inoltre il sito verrà aggiornato con maggiore frequenza.
Dopo la prima imbarcata di ricordi di lunedì scorso oggi vi proponiamo altre immagini dei passati compleanni dell’Olympic per rendere il più possibile breve questo conto alla rovescia che ci separa dal calcio d’inizio del Torneo del Ventinovennale.
Riavvolgiamo il nastro della storia gialloblu e cominciamo ad esplorare gli archivi della nostra squadra!
Nella foto qui sopra, risalente dal Ventiquattrennale del 2013, possiamo ammirare un duello d’altri tempi: in blu il mastino Alessandro Rencricca, colonna dell’Olympic attuale e degli ultimi tredici anni, in verde Francesco Sforza, soprannominato l’Airone della Cassia, un giocatore che diede e ricevette molto dalla nostra squadra e il cui rapporto con la stessa finì troppo presto.
Sempre dal Ventiquattrennale del 2013 prendiamo questo scatto in cui possiamo assistere all’ideale passaggio di testimone tra due generazioni di bomber dell’Olympic. A sinistra Andrea Fantini, cannoniere e colonna gialloblu dagli albori della sua creazione fino a pochissimi anni fa, a destra invece un giovanissimo Alexander Ruggeri che proprio in quella stagione cominciò ad affermarsi nella squadra fino a diventare quella calamite di trofei che è oggi.
Passiamo adesso ai ricordi provenienti dal Ventiseiennale del 2015.
In questa foto a sinistra c’è Antonio Binutti, al centro Andrea Musumeci e a destra Francesco Tani a comporre un terzetto di tutto rispetto per la squadra gialla di quella serata.
Nell’ultimo scatto dell’articolo di oggi possiamo vedere la squadra che vinse il trofeo del Ventiseiennale, formazione in cui giocarono grandi giocatori del passato gialloblu. A parte i sempreverdi Maiozzi e Formiconi infatti possiamo scorgere Emanuele Mancini, Luca Li Causi e, coperto, Fabio Imbembo.
Sono scene bellissime e spontanee che rivedremo sicuramente anche nel Ventinovennale del 3 settembre ma per ora dovremo accontentarci di altri ricordi come quelli che vi proporremo nel prossimo articolo che sarà pubblicato lunedì 13 agosto.
Bellissimo scatto del Ventennale con due fondatori in posa.
Mancano quattro settimane al calcio d’inizio del mini torneo con il quale la squadra festeggerà il suo ventinovesimo compleanno (ma vi ricordiamo che il giorno ufficiale della sua nascita è invece il 31 agosto) e in assenza di grandi notizie pubblicheremo qualche bella foto dei precedenti compleanni nei prossimi tre quattro articoli agostani.
Nella prima foto (risalente al Ventennale del 2009) sono in posa Fabio Tagliaferri e Alessandro Santolamazza che l’anno scorso saltarono i festeggiamenti. Quest’anno invece entrambi i co-fondatori della squadra gialloblu giocheranno e il difensore si sta rivelando addirittura uno dei giocatori più entusiasti pubblicando parecchi video sui social media della società.
Nel secondo scatto invece troviamo i coniugi Tani giovanissimi con Francesco che tiene in mano il trofeo per il miglior giocatore del Ventennale. Sullo sfondo un altrettanto giovane Mauro Savasta, il super tifoso che coronò il sogno di giocare con i suoi beniamini.
Qui sopra invece vediamo una foto del Ventiduennale, mini torneo giocato nel 2011, in cui Perrone effettua una parata plastica nel sole accecante che inondava il campo della Madonnetta.
L’ultima foto di oggi invece è un bello scatto raffigurante Fabrizio Formiconi, sempre nel Ventiduennale di sette anni fa. Purtroppo per quest’anno il difensore non riuscirà ad essere in campo (dovrebbe provare a rientrare verso novembre) ma noi speriamo che riuscirà ad essere tra i protagonisti del Trentennale gialloblù che si svolgerà nel 2019.
Per oggi è tutto. Il prossimo articolo è previsto per giovedì 9 agosto e pubblicheremo alcuni ricordi del Ventiquattrennale e del Ventiseiennale.
Silvio Ciccarelli nel 2012, quando indossava la maglia del Real Molteni
L’ultima storia che vi raccontiamo in questa rubrica è quella che riguarda un attaccante di nome Silvio Ciccarelli. Lo diciamo subito a chiare parole, questo giocatore era… STRANO. Non si può dire che fosse una “pippa” nè che fosse forte ma di certo si poteva dire che si dedicasse anima e corpo a quello che faceva e soprattutto aveva una qualità essenziale: vagava su e giù per il quartiere senza meta a tutte le ore quindi, se serviva qualcuno in extremis, bastava farsi un giro ad Acilia, intercettarlo e avere la sua disponibilità nel giro di un minuto.
Probabilmente la sua convocazione avvenne proprio per questo motivo. Il 21 maggio 1999 l’Olympic affrontava Le Colonne nell’ultima amichevole prima dell’esordio nel torneo estivo e a causa delle assenze di Formiconi, Santoro e Marco Civita si trovava a dover trovar cercare un giocatore per completare il quintetto da opporre al Real Madrid. Mi sembra di ricordare che il buon Silvio spesso assisteva alle gare dell’Olympic in parrocchia e quasi sicuramente fu questo il gancio per la sua insperata convocazione.
Nonostante uno stile di corsa abbastanza buffo, un fisico da lottatore di lotta greco-romana e una tecnica approssimativa il suo esordio non fu negativo e le cronache dell’epoca raccontano che il Real Madrid commise l’errore di sottovalutarlo permettendogli di realizzare ben sei gol decisivi per la vittoria dell’Olympic.
Sei mesi dopo il buon Silvio viene nuovamente convocato in gialloblu, l’avversario è lo stesso e anche questa volta le assenze sono così tante che Perrone deve nuovamente fare un giro di quartiere per intercettare il centravanti disponibile a tutte le ore. Anche questa volta il giocatore sgomita, lotta, tira calci, pungi e gomitate e l’Olympic vince.
Sarà l’ultima presenza in gialloblu per Ciccarelli che molti anni dopo affronterà l’Olympic con la maglia del Real Molteni durante una Challenge Cup. Nel girone vincerà il Real Molteni, Silvio segna e viene sommerso di abbracci ma poi l’Olympic eliminerà la sua squadra nei quarti di finale.
Una classica storia gialloblu, un giocatore che assomigliava in tutto e per tutto al comico Ceccherini e che forse era proprio lui… chissà!
Questa rubrica, dopo sette puntate finisce qui, appuntamento alla prossima estate per una nuova rubrica sull’amarcord gialloblu.
La storia di oggi è davvero particolare. Questa rubrica finora ha raccontato solo di schiappe monumentali mentre oggi il protagonista è un giocatore che fu, a periodi alterni, schiappa ma anche fenomeno vero, un vero “Galactico”.
Il periodo storico è quello dei veri Galacticos, ovvero quello del Real Madrid in cui giocavano contemporaneamente Ronaldo, Raul, Zidane, Beckham, Figo e Roberto Carlos, la squadra più forte del pianeta.
Inverno 1999: a novembre Juan Esteban Brusco fonda una squadra tutta sua chiamata Real Madrid sfoggiando una divisa originale della squadra catalana. Il centravanti argentino è una vecchia conoscenza del mondo gialloblu, chi invece non conosciamo è l’esterno sinistro Andrea Vallelonga. Capacità tecnico-tattiche sotto zero, fisico non invidiabile, solo tanto cuore.
Le amichevoli tra Olympic e Real Madrid diventarono in breve tempo una consuetudine infrasettimanale giacché la nostra squadra all’epoca giocava in campionato di domenica. L’11 novembre 1999 i gialloblu vinsero 15-5, il 3 marzo 2000 finì 16-4 mentre il 10 agosto 2000 i bianchi se la giocano e i nostri vincono solo 12-10. Il 15 marzo 2001 l’Olympic vince di nuovo con largo scarto prevalendo per 15-4 mentre il 20 aprile 2001 il Real Madrid sente la primavera e sboccia battendo incredibilmente l’Olympic 13-7. La stampa gialloblu massacra la squadra ma quello che si è visto in campo ha dell’incredibile perché Vallelonga si erge a protagonista assoluto segnando gol incredibili. Il successivo 1 giugno 2001 l’Olympic, fresca vincitrice del Campionato della Pace, chiede la rivincita ma a sorpresa il Real vince ancora, stavolta per 8-5. I mugugni nello spogliatoio crescono perché fino a quel momento questa amichevole era vissuta come un piacevole divertissement mentre ora le evoluzioni di Vallelonga cominciano, da simpatiche, a farsi irritanti.
Il 15 giugno 2001 viene organizzata una nuova amichevole. I più motivati sono Perrone e Fabio Tagliaferri, i più legati a Vallelonga per amicizia ma al tempo stesso i più increduli davanti alla crescita di una formazione che fino a qualche mese prima incassava decine di gol e ora sembra diventata imbattibile. Sull’incontro pesa però l’infortunio di Santolamazza e il risultato è di nuovo infausto: 12 a 10 per il Real.
L’occasione per rompere questo incantesimo che sembra stregare questa partita arriva il 26 luglio 2001, giorno in cui l’Olympic organizza un triangolare con Bellitalia e Real Madrid. La prima mini partita è proprio tra gialloblù e blancos. In campo non c’è storia nonostante l’Olympic sia molto rimaneggiata: Perrone segna l’1 a 0 ma non arrivano altri gol e il match sembra avviarsi verso la fine senza grossi rischi per i nostri. All’ultimo secondo Vallelonga riceve palla nei pressi della nostra area di rigore, vi entrava, superava il portiere Bramucci con un dribbling elegante e segnava da posizione angolatissima nemmeno fosse Fabrizio Ravanelli nella finale di Champions del 1996 contro l’Ajax. La partita finisce, i bianchi vincono ai rigori e poi vincono il triangolare. Il più esasperato è Fabio Tagliaferri che scaglia con rabbia il pallone verso la recinzione del campo. E’ ufficiale, è una maledizione!
Passa del tempo, troppo. Le due squadre cercano di riorganizzare un incontro ma mancano le date disponibili nel fitto calendario dell’Olympic. Ci si riesce il 13 giugno 2003 e dopo due anni l’Olympic torna a vincere contro il Real Madrid e, come fosse un tocco del destino, lo fa schierando Fabio Tagliaferri, uno dei cuori più accesi in questa rivalità, che non giocava da un anno e che è decisivo nel 14-5 finale.
Il 24 ottobre 2003 va in scena un nuovo atto di questa storia e il Real Madrid batte un’Olympic stanchissima per i tanti impegni ufficiali. Vallelonga e compagni vincono 9 a 5. L’ultimo confronto tra le due squadre si svolge il 24 settembre 2004 e l’Olympic vince 9-5. Potrebbe essere una vittoria che chiude i conti per sempre ma quest’ultima partita l’Olympic la gioca con Rocca, Santolamazza, Tarallo, Gianluca Atzeni e Fabio Tagliaferri. Una squadra strana, senza karma, non una vera Olympic.
A pensarci oggi la rivalità tra Olympic e Real Madrid è finita senza un vincitore finale, anzi, forse i bianchi sono da considerare i vincitori di questa sfida. Ma noi oggi abbiamo parlato di questo “derby” solo per dare un contesto al racconto del giocatore Andrea Vallelonga, considerato inizialmente un elemento di scarsissimo giocatore ma che contro i gialloblu diventava un top player. Ebbene, un giorno Vallelonga giocò anche nell’Olympic.
Era il 6 ottobre 2000 e per l’amichevole contro la Svezia l’Olympic è a cortissimo di giocatori. Scendono in campo, Perrone, Fabio e Stefano Tagliaferri, Brusco e per l’appunto Vallelonga. L’Olympic viene asfaltata con il punteggio di 12 a 4 e Vallelonga è in assoluto il peggiore in campo “brillando per un po’ di luce riflessa” grazie alla fantasia di Fabio Tagliaferri.
La schiappa che diventava Galactico quando giocava contro l’Olympic, il giorno in cui indossò la maglia gialloblu, non fece miracoli passando alla storia come il più classico dei Fenomeni Parastatali!
Capitan Perrone stringe la mano al neo acquisto Costinel
Stagione 2014/2015, l’Olympic è orfana di una buona ala sinistra dopo che per un lungo periodo ha goduto delle imprese calcistiche di Mimmo Caserta prima e di Valerio Collu successivamente. Sarà questa voglia di riavere un folletto su quella fascia a far acquistare alla società quel fenomeno parastatale che risponde al nome di Hau Lucian Costinel.
Il 10 giugno 2015 c’è in programma la sfida tra Olympic e i romeni del foto Dan BV, sfida valevole per la seconda giornata del IX Torneo Lido di Roma. Da qualche tempo Simone Montaldi sta consigliando alla società di provinare un suo conoscente, tale Hau Lucian Costinel, centrocampista romeno e suo collega. Il giorno prima della partita contro il Foto Dan arriva l notizia del forfait di Alexander Ruggeri quindi quei gran furboni della società gialloblù pensano: “quale momento migliore per provare Costinel? Perchè serve un romeno per battere i romeni!”.
Le ultime parole famose.
Mercoledì 10 giugno, Longarina. L’Olympic arriva al campo e Montaldi presenta a tutti il nuovo acquisto. La prima impressione è stupefacente: il giocatore assomiglia incredibilmente a Mimmo Caserta anche se, a rivedere la foto oggi, assomigliava più a Verratti. Comunque all’epoca l’impressione fu diversa e Perrone sognava già un novello Caserta in grado di far vincere all’Olympic una coppa da solo così come fece il talento lombardo-campano nel 2011.
Il fischio d’inizio desta Perrone dai suoi sogna di gloria perchè in campo non c’è storia e il Foto Dan di Catalin Buca spazza via l’Olympic come fosse la casa di paglia del primo dei tre porcellini.
Finisce 11 a 2 per i nostri avversari e la prestazione di Costinel non dispiace anche se si parla di un disastro generale. Il 17 giugno 2015 l’emergenza si ripresenta e Costinel viene riconvocato. Le poche, buone impressioni dell’esordio vengono cancellate da una prestazione molto negativa del giocatore che nel primo tempo giocato contro il Bullshit commette una serie di falli incredibile tanto da contribuire, praticamente da solo, al raggiungimento della soglia necessaria per decretare i tiri liberi a favore degli avversari. Nella ripresa Costinel non mette più piede in campo.
Il 7 luglio 2015 l’Olympic organizza uno stage e Costinel viene convocato. Si fa l’ora della partita e Lucian non non si presenta l campo. Perrone lo chiama e il telefono squilla a vuoto. L’esperienza gialloblù del romeno, di questo immenso fenomeno parastatale, finisce così, con un telefono che squilla e nessuno che risponde.
Lo abbiamo rivisto di tanto in tanto per le vie di Ostia. Hau sfreccia su Via delle Baleniere con una macchina targata *** HAU10*** etc. etc. E questo particolare vi fa un po’ capire di che personaggio stiamo parlando, uno di quelli che solo all’Olympic capita di incrociare nella sua storia.
Finisce così la storia del talento di Craiova, una città dove nascono fenomeni.
E’ di nuovo sabato quindi per un giorno lasciamo da parte le storie e le vicende dell’Olympic del presente e parliamo dell’Olympic del passato e in particolare di quei giocatori che non hanno proprio lasciato un segno positivo nei ricordi dei tifosi gialloblù.
Oggi è il turno di Antonio Peca, difensore centrale vecchio stampo che per tanti anni giocò nella squadra del Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto. Questa formazione disputava le proprie partite presso la parrocchia San Carlo da Sezze ad Acilia in una zona immediatamente adiacente al famoso Parco della Madonnetta.
In quel periodo anche l’Olympic disputava i propri incontri su quel campo quindi capitava spesso che le due compagini si affrontassero in match amichevoli. Antonio Peca era un giocatore non proprio dotatissimo, uno di quelli che ti rallegri di vederlo nella squadra avversaria, quindi la sua prima e unica apparizione nell’Olympic non fu frutto di una convocazione ragionata ma di una casualità.
Ma riavvolgiamo il nastro della nostra storia e cominciamo dall’inizio. Stagione 1998/1999, domenica 18 ottobre 1998, ore 20. In quel periodo capitava spesso che l’Olympic giocasse di domenica e l’amichevole con il Centro di quel giorno era solo una delle tante partite giocate nel giorno del Signore.
I gialloblù schierano la propria formazione migliore con Perrone in porta, Santolamazza in difesa, Fabio e Stefano Tagliaferri a sostegno dell’unica punta Dario Calabrò. Cinque uomini contati, panchina vuota. Massimo Romaldini in servizio di leva… che tempi! Antonio Peca, il protagonista della nostra storia, regolarmente schierato nella squadra avversaria.
La partita è equilibrata: Perrone deve fare qualche bella parata, Santolamazza non al top per i postumi di un infortunio alla caviglia e il resto della squadra non è brillante. L’Olympic comunque è più forte del Centro anche se nel finale deve ricorre alle pallonate in tribuna per difendere il risultato.
Mancano venti minuti alla fine quando Santolamazza accusa dapprima forti crampi allo stomaco e poi è costretto ad uscire per quella che all’epoca è definita una forte gastroenterite. Il difensore italo-inglese prende la via degli spogliatoi e del bagno ma l’Olympic è senza cambi in panchina mentre gli avversari dispongono di u na riserva. Il clima estremamente amichevole dell’incontro suggerisce al centro di concedere un giocatore all’Olympic per terminare la partita ed è così che Antonio Peca esordisce inaspettatamente nell’Olympic per gli ultimi venti minuti di gara.
La sua prestazione non sarà definita sufficiente ma l’Olympic vinse 10 a 7 e Peca contribuì ad alzare le barricate nel finale incandescente, quando i gialloblù calarono alla distanza e il Centro le provò tutte per pareggiare.
Quella serata per Peca fu un piccolo record statistico nella storia dell’Olympic perchè forse mai è successo che un giocatore esordì così per caso nella nostra squadra. Noi lo ricordiamo con affetto e simpatia e per questa incredibile serata in cui fece registrare una presenza nell’Olympic grazie ad un cagotto di Santolamazza!