La “festa” scudetto del 2001

Oggi per la rubrica dell’amarcord vi raccontiamo di una bella serata trascorsa dalla nostra squadra ormai quasi ventitré anni fa. Era la primavera del 2001, più o meno in questo periodo, e l’Olympic aveva appena vinto il Campionato della Pace 2000/2001. L’anno prima i gialloblù avevano vinto il campionato disputando la finale nel giorno dello scudetto della Lazio, poco dopo che era terminata la storica partita di Perugia, quella del diluvio, e che era iniziata la festa a Roma. Un anno dopo, l’Olympic vinse ancora quel campionato inter parrocchiale (la nostra era l’unica formazione che non proveniente da un oratorio) e la finale si giocò il 13 maggio, trenta quattro giorni prima dello scudetto della Roma e che la capitale si tuffasse in folli festeggiamenti. Il 13 maggio, come detto, l’Olympic vinse la finale del campionato contro la Svezia di Tarallo e Frabetti e fu una vittoria davvero memorabile che meritava di essere festeggiata a dovere.

All’epoca lo spogliatoio non era così unito come oggi e il festeggiamento di cui parliamo riguardò solo una parte della squadra, quella del gruppo storico, formata da Fabrizio Perrone, Alessandro Santolamazza, Fabio e Stefano Tagliaferri. Per festeggiare la vittoria si decise di fare una cosa che raramente si faceva ovvero una bella passeggiata nel centro storico di Roma con annessa pizzata. La serata era di quelle tipiche di metà maggio di una ventina di anni fa, quasi estiva, con la luce già fino a tardi e una temperatura da maniche corte. Sulla Uno Fire bianca (tappezzeria blu elettrico e led blu) suonavano le note della hit del momento, “Tre parole” di Valeria Rossi, parcheggio facile facile in zona Circo Massimo e passeggiata che cominciava alle 19 circa.

Il gruppetto gialloblu si diresse nelle classiche vie del centro: Via del Corso, il Pantheon, fino ad arrivare a Via dei Pastini dove una pizzeria attrasse i nostri ragazzi. Ora, non è che fosse proprio una cosa di tutti i giorni andare a mangiare fuori, figuriamoci in un ristorante del centro, quindi erano piuttosto impacciati e timorosi di rimanere senza un soldo nel portafoglio. Non c’era ancora l’euro ma il timore di un conto devastante era forte visto che Perrone e Company ancora non erano entrati a pieno ritmo nel mondo del lavoro quindi si procedette a delle ordinazioni caute e scaglionate: prima un supplì, poi la margherita d’ordinanza e quando si era certi di non andare oltre le 10.000 lire a testa si ordinò un altro supplì, con lo sghignazzante cameriere che osservava la buffa scena.

Il clou arrivò al momento di chiedere il conto, con l’imbarazzo di sì chi non è abituato a farlo, e ne scaturì una scena degna di Johnny Stecchino, quando Benigni fece il gesto del conto e invece intendeva che voleva una biro. La scena fu anche immortalata dalla macchinetta di Perrone, un residuato bellico di qualche anno prima, regalo per la comunione dello stesso futuro capitano dell’Olympic.

Dopo la “lauta” cena il gruppetto si diresse verso Piazza del Popolo e la Terrazza del Pincio per una passeggiata che sfiorò i 15 chilometri e di cui resistono alcune sfocate e sbiadite foto scattate ora dagli stessi ragazzi ora dai turisti in giro per la capitale sulla quale aleggiava un’atmosfera da “Ultimo bacio”, film di Gabriele Muccino uscito proprio quell’anno.

Al rientro in tarda nottata l’autoradio della Uno bianca suonava “Me gustas tu” e “Xdono”, hit destinate a spopolare nell’imminente Festivalbar condotto dal trio Gabriele Bossari, Natasha Stefanenko, Alessia Marcuzzi, davvero tanta roba, all’epoca come oggi del resto.

Della serata rimangono sei foto di cui una scattata a Fabrizio Perrone di fronte al Pantheon mentre ostenta orgoglioso i colori gialloblù tramite una bandiera della Svezia comprata ad un negozietto (ancora non gestito da commercianti asiatici) del centro ed è ironico pensare a questa scelta visto che la finale del campionato fu vinta proprio contro la Svezia di Filiberto Tarallo che di li a pochi mesi sarebbe stato reintegrato nell’Olympic dopo la tragedia del compianto Claudio Inguí.

La serata finì come tante di quelle estati, serena e senza pensieri. Di lì a poco Roma sarebbe stata colorata di giallo e di rosso e ci sarebbero state grigliate da Testaccio a Ostia per almeno tre mesi. Nemmeno quattro mesi dopo saremmo stati sconvolti dal fatto delle Torri Gemelle e il mondo non sarebbe più stato lo stesso. Ma intanto cantavamo Fuoco nel fuoco e ridevamo alle battute di quella che sarebbe stata l’ultima edizione di Mai dire gol.

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