
Ognuno di noi è legato ad un periodo specifico della propria vita, ad un pezzetto della propria esistenza che riporta a galla belle sensazioni e ricordi dolci di un tempo passato. L’articolo a tema amarcord di questo sabato non parla specificatamente di un episodio del passato dell’Olympic ma della mia vita.
Il periodo che potrei definire semplicemente perfetto è l’estate del 1998. Avevo 19 anni e avevo appena terminato il quarto superiore. Ricordo che fu un’estate calda e soleggiata, piena di giornate perfette come lo possono essere solo le giornate del passato sulle quali non sembra mai passare una nuvola.
Io e i miei amici venivamo da un lungo inverno passato a giocare a “FIFA, Road to World Cup 98” sul PC di casa. Avevamo giocato innumerevoli volte le qualificazioni alla Coppa del Mondo che si sarebbe dovuta giocare quell’estate in Francia e ci divertivamo davvero: io e Stefano Tagliaferri in coppia con le maglia dell’Italia sbizzarrendoci a convocare i bomber di provincia mentre Fabio Tagliaferri in solitaria provava a fare vincere la Coppa a formazioni esotiche come San Kitts & Nevis o il Bangladesh. Bastava accendere il PC e dopo qualche istante partiva a tutto volume Song2 dei Blur che aumentava l’esaltazione a dismisura.
L’Olympic aveva affrontato un torneo con una formazione ibrida, composta dai giocatori che l’avevano fondata e completata da tanti nuovi acquisti che avevano reso possibile la partecipazione al torneo. Fu un torneo di litigate, di tensioni tra i due gruppi e di un’eliminazione bruciante di cui non serbiamo ricordi positivi proprio perché fu affrontata con una squadra senza cuore e senza anima.
Poi cominciò l’estate e con essa la Coppa del Mondo in Francia. l’Italia superò abbastanza agevolmente il girone pareggiando contro lo spauracchio Cile di Zamorano e Salas e poi vincendo contro Cameroon e Austria. Il dualismo tra Del Piero e Baggio era divertente anche perché erano tutti e due così forti che andava sempre bene anche se quello era il periodo post infortunio di Pinturicchio e il Divino Codino meritava di giocare titolare.
All’interno di un’estate perfetta (la scuola era finita abbastanza bene, ancora non si lavorava e ci aspettavano tre mesi di avventure) arrivò una giornata ancora più perfetta. Era il 26 giugno e io con i miei due amici Fabio e Stefano Tagliaferri decidiamo di fare una gita a Firenze. Partimmo di buon’ora dalla stazione Termini, probabilmente con un Intercity o ancor più probabilmente con un Espresso perché le Frecce ancora non esistevano e viaggiare con i treni non velocissimi era ancora un modo divertente e popolare per viaggiare.
Posti pieni? Si stava tranquillamente a chiacchierare nei corridoi e con un po’ di fortuna ci si poteva accomodare sugli strapuntini ribaltabili. In ogni modo c’era sempre quell’atmosfera da road movie all’italiana che ti faceva sentire un personaggio di Salvatores e non importa se eri a Marrakech, a Puerto Escondido o Santa Maria Novella, il succo non cambiava.
Arrivati a Firenze ci aggiriamo per le vie della città seguendo il classico giro del centro. Mangiamo nei dintorni di Ponte Vecchio dopodiché andiamo a fare un’occhiata ai Giardini di Boboli, splendidamente deserti come lo zoo di Verdone a Ferragosto. La vista di Firenze è spettacolare, la voglia di viaggio è appagata e si può pensare a tornare indietro.
Ritornando verso la stazione ricordo che passiamo sotto a dei portici, c’è un bar e un televisore acceso dal quale partono le note degli inni nazionali della partita che sta iniziando. Gruppo H del mondiale, c’è l’imperdibile Giamaica – Giappone, gara conclusiva del girone, totalmente ininfluente perché entrambe le formazioni sono già eliminate. La nostra passione per il Sol Levante e per Holly e Benji ci porta a tifare per il vituperato Giappone ma non c’è niente da fare: vince 3 a 1 la Giamaica e noi possiamo riprendere il primo treno per Roma.
Come ogni volta che torniamo da una gita c’è da “sopportare” la sosta di una ventina di minuti alla stazione di Chiusi. Ma pazienza, domani non c’è scuola, magari solo una giornata di mare alle Dune e ci si può godere il ritorno sulla Uno Fire di Fabio ascoltando magari Vento d’estate che stava raccogliendo un discreto successo al Festivalbar oppure Truly Madly Deeply.
Quell’estate proseguì con il gol di Vieri alla Norvegia, con l’esultanza a braccia conserte tra il bomber australiano e Del Piero poi celebrato nel film Così è la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo. L’avventura azzurra finì con la faccia sconsolata di Baggio che indicava con le dita di quanto fosse uscito il suo tiro rispetto alla porta difesa dall’odiato Barthez.
L’eliminazione al mondiale fu una grande delusione ma fu comunque un’estate bellissima e lunghissima di cui ricordo le foto color seppia all’abbazia di Tuscania, le serate al mare fino al tramonto e le partite a carte con la mia migliore amica Valentina, conosciuta a luglio e diventata mia moglie diciannove anni dopo.
Per noi ragazzi fu un estate irripetibile, un’estate che auguro di trascorrere a mio figlio anche se ora ci sono i social, le frecce rosse, i navigatori e i cellulari. Vivrà la sua estate a modo suo, con sensazioni diverse eppure uguali e sarà comunque bellissimo.