E 2024 sia tra spumanti, bombe e fumogeni. Non sappiamo però quanto rumore possano fare, se la miccia a metà percorso si sia interrotta o abbiano fatto flop, se il tappo dello spumante abbia fatto boom e si sia improvvisamente sgasato. Già, perché il 2023 è stato un anno agrodolce. Sorrisi, rincorse e mattanze. Ritorni, delusioni e crampi. Una cosa è certa da dove ripartire, perché anno dopo anno la grande famiglia Olympic rinnova la sua qualità più grande: la condivisione.
E anche se gli anni passano, i contributi aumentano, i nonni perdono contro i nipoti, i gialloblu hanno dalla loro parte qualcosa che mai potrà essere scalfito: la passione per la propria storia.
Il 2024 avrà il sapore della vittoria, ne siamo certi, per ora il vecchio carro dei vincitori ha le ruote sgonfie, a trainarlo i senatori, a spingerlo, forse, le nuove leve, magari quel centravanti che Babbo Natale si è dimenticato di mettere nel sacco, o magari non lo sappiamo se la Befana lo inserirà nella sua calza. Eppure, nonostante dentro quel freddo spogliatoio di Via Macchia Saponara ci siano sempre le solite sette, otto o nove facce, si è felici, ugualmente, lo eravamo quando sulle panche non c’era posto, lo saremo anche quando un giorno giocheremo in 4, lo siamo, sempre.
Ci auspichiamo il meglio, ogni anno, da 35 anni, questo rende l’Olympic giovane, fresca, solare. Cambiano i campi, cambiano le maglie, cambiano i tornei, noi non cambiamo mai.
Buon anno allora a chi, leggendo, può immedesimarsi, a chi, trovandosi di fronte un giovane funambolo, lo affronterà con superbia, a chi legge sulla propria carta d’identità tutto, tranne che la data di nascita.
Il 2023 lo gettiamo nella raccolta differenziata perché qualcosa di buono può essere riutilizzato e perché quando saremo lì, sul quel campetto verde, in 5 contati, alle 22.30, a gennaio, con il termometro a 3 gradi, ci ricorderemo, prendendoci in giro da soli, di quanto siamo innamorato di questa grande famiglia chiamata Olympic!
Simone Montaldi