Quell’unica volta che l’Olympic giocò a calciotto

Alla domanda “l’Olympic ha mai giocato a calciotto?” il 99.9% di voi risponderebbe con un secco no. Questo perchè è risaputo che il presidente Perrone ha sempre avuto in antipatia questa “specialità” del calcio e quindi ha sempre rifiutato qualsivoglia proposta, anche estemporanea, di convertire la formazione gialloblù dal classico calcio a 5 a quello a 7 o 8.

Eppure, una sola volta nella storia, successe il contrario e l’Olympic giocò una singola volta a calciotto per una partita che rimarrà un unicum storico.

Era il 17 settembre 1997 e Dario Calabrò, centravanti dell’Olympic e vulcanico in quanto ad organizzazioni, ricevette la sfida da parte del Centro a giocare una partita di calciotto. Perrone e compagni cercarono di rifiutare ma furono coinvolti in questa amichevole in cui scesero in campo il portiere esordiente Emanuele Palummo, Fabio e Stefano Tagliaferri, Marco e Massimo Romaldini, Dario Calabrò e Fabio Oliva (anche quest’ultimo alla prima presenza in gialloblù).

Le cronache dell’epoca sono abbastanza scarne ma si evince che l’Olympic vinse per 5 a 2 con tripletta di Stefano Tagliaferri e doppietta di Fabio Tagliaferri che indossava anche la fascia di capitano. Si giocò al Babel anche se all’epoca non mi pare che si chiamasse così. Nonostante la vittoria, inspiegabilmente, le pagelle dei giocatori gialloblù sono molto negative così come i commenti: l’unica sufficienza striminzita la meritò Stefano Tagliaferri mentre fioccarono i 5 e perfino un 4.5 affibbiato a Massimo Romaldini.

L’esperienza non fu mai più ripetuta anche se in altre pochissime occasioni l’Olympic ha giocato con formazioni composte da 6 o 4 elementi su richiesta degli avversari.

Prima di questa partita la nostra squadra giocò un’altra partita di calciotto ma quest’amichevole fu giocata nella preistoria calcistica della nostra formazione, quando ancora nulla veniva registrato. La memoria ci aiuta poco ma questo è ciò che ci sovviene rovistando nei cassetti della memoria: la partita si giocò all’Helios e fu una sfida tra figli e genitori. Ricordiamo che qualcuno fece qualche acrobazia incredibile, che la palla finiva spesso nella marana o sulla ferrovia Roma-Lido e che molti genitori dei nostri giocatori erano poco più che quarantenni. Tutto qui, altro che amarcord insomma, ci vorrebbe un paleontologo!

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