Com’era il calcetto

In questo sabato senza grandi notizie (le convocazioni per la semifinale di Europa League sono terminate già l’altro ieri) ci è venuto in mente di scrivere qualcosa di nostalgico, non sull’Olympic in particolare ma sul nostro sport preferito, il calcetto, o più precisamente il calcio a 5. Com’era in passato in calcetto? Quando è nata l’Olympic questo sport era già nato ma il vero culmine della sua popolarità probabilmente è stato negli anni 90, periodo in cui ci giocava chiunque e i nuovi campi fioccavano ovunque, un po’ come oggi succede per il padel. Ecco le principali differenze tra il calcetto di ieri e quello di oggi, così come ci sono venute in mente seguendo il filo della nostalgia e dei ricordi:

  • Le partite su organizzavano andando a cercare di persona avversari e compagni. Il massimo della tecnologia disponibile era il citofono e più tardi gli SMS a pagamento.
  • I campi erano duri e pieni di sabbia, quelli che oggi chiamiamo di “prima generazione” e che allora erano gli unici esistenti. Un paio di volte abbiamo giocato anche sulla terra battuta proprio dove oggi sorge l’Honey Sport City.
  • Oggi i campi si prenotano per telefono o via whatsapp, prima bisognava andare di persona alla segreteria del centro sportivo.
  • I palloni erano quelli grandi a rimbalzo tradizionale del calcio, poi arrivarono quelli più piccoli specifici per il calcetto ma sempre a rimbalzo tradizionale.
  • Le partite di torneo duravano inizialmente mezz’ora, poi venti minuti a tempo. Le amichevoli erano invece infinite.
  • Le maglie da gioco erano bellissime, molto spesso acetate e iper colorate, ispirate alle eccentriche divise della Premier League. Si trovavano sponsor molto facilmente perché negozi e attività facevano a gara per metterti il logo sulla maglia
  • Visto che non si lavorava gli orari di gioco spaziavano dalle 15 del pomeriggio fino alla mattina del sabato e della domenica.
  • Il portiere non poteva rilanciare con le mani oltre il centrocampo ma inizialmente poteva prendere la palla con le mani su retro passaggio del compagno. Non c’erano tiri liberi e il calcio d’inizio si batteva in avanti. Il portiere non aveva i canonici 4 secondi per giocare la palla con i piedi.
  • Mangia al pub dopo la partita era l’undicesimo Comandamento.
  • I tornei non avevano formule arzigogolate, si giocavano i gironi e poi c’era il mega tabellone a eliminazione diretta. Niente “coppe Europee”.
  • Gli arbitri spesso non erano federali, erano gli organizzatori del torneo o pensionati intenzionati ad arrotondare.
  • Si andava al campo a piedi o in bici, poi in motorino o con le prime macchine. Una Panda o una Uno erano mezzi di lusso. Si andava già cambiati, non si faceva la doccia e si andava via ancora con la maglia addosso
  • Il campo costava 5.000 lire a persona, in chiesa 3.000.
  • Le esultanze più in voga erano quella alla Ronaldo da Lima o alla Marcelo Salas.
  • Ai tornei partecipavano molte squadre e si pagava una tassa d’iscrizione alta così da poter garantire premi. I primi vincevano viaggi, orologi, lettori DVD, poi a seguire materiale sportivo e non solo trofei come oggi.
  • Non c’erano i social quindi sui vari giocatori delle squadre avversarie si venivano a creare autentiche leggende metropolitane sui loro poteri e abilità.
  • L’unica cosa uguale a oggi è che c’era Filiberto che accorreva al campo anche se convocato cinque minuti della partita 🙂

Per questa volta è tutto, poi se ci verrà in mente altro faremo un’altra puntata “Amarcord”.

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