SONO PASSATI 56 GIORNI DALL’ULTIMA PARTITA DELL’OLYMPIC
MANCANO 32 GIORNI ALLA FINE DELLE ATTUALI DISPOSIZIONI*
*allo scadere dell’attuale Dpcm, il Governo potrebbe accordare la disputa di incontri a livello dilettantistico ma al momento la misura non è stata discussa
Oggi parleremo dei campetti impolverati e improvvisati dove, ormai più di trentuno anni fa, nacque il fenomeno Olympic.
Chiunque sia nato tra gli anni venti e gli anni novanta sa di cosa stiamo parlando. Oggi i più giovani non giocano più per strada ma nel ventesimo secolo il passatempo più in voga (a volte l’unico) era giocare a calcio in campi di strada sui quali l’erba era un sogno utopico.
Anche la storia dell’Olympic è iniziata su questo genere di campo e non importa che ci fosse l’asfalto, che non ci fossero le porte o che ci passassero le macchine: per chi ci giocava, quei campetti erano l’Olimpico o il Camp Nou.
Gli albori della storia gialloblù cominciano dentro il condominio “La Pinetina” in cui però era severamente vietato giocare a pallone dal regolamento di condominio. Il prato verde, perfetto per giocare a pallone, del giardino era rigorosamente off limits mentre si tendeva a chiudere un occhio sull’utilizzo della strada interna del condominio. Logica avrebbe voluto che si giocasse sfruttando un tratto di strada lineare invece gli androni delle scale avevano una forma a ferro cavallo (probabilmente la parte esterna del vano ascensore) che era troppo invitante per non essere usato come porta. Quindi i giocatori si affrontavano su un campo lineare ma quando giungevano nei pressi dell’area dovevano tirare verso una porta situata a novanta gradi alla loro destra o alla loro sinistra. Strano ma vero! Su questi strani campi a U di solito si affrontavano squadra composte da due o tre elementi in gare in cui vinceva chi per primo arrivava a dieci gol. Occasionalmente, per esempio durante i compleanni dei ragazzi, si organizzavano anche sfide esaltanti tra squadre composte dai tanti invitati alle festicciole. Tutte queste partite potevano durare ore!
Ad un certo punto, quando i condomini più influenti cominciarono a scocciarsi degli inevitabili schiamazzi e delle cannonate scagliate contro le porte metalliche dei box auto e contro le pareti del palazzo, i gialloblù in erba cercarono soluzioni alternative per le loro partitelle. I campi improvvisati furono due:
Il campo A
Il primo era un tratto di strada chiusa al termine di Via Roberto Crippa. Queste foto risalgono a oggi: il campo è spesso invaso dalle automobili mentre all’epoca, quando le auto erano decisamente di meno, questa stradina poteva tutt’al più essere utilizzata come area temporanea di manovra. Nella foto 1 si vede la porta migliore di quel campetto, migliore perché c’era un muretto e una rete metallica che poteva simulare una porta vera mentre dalla porta opposta c’era un marciapiede che complicava le cose. Questo campetto fu utilizzato per qualche sfida tra i ragazzi della Pinetina e le squadre degli altri palazzi ma alla fine si utilizzò quasi esclusivamente per sfide di calcio tedesca. Oltre la recinzione del lato lungo corrono i binari della ferrovia e ogni qual volta che passava il treno durante una partita sembrava che una curva di stadio esultasse ai gol dei ragazzini. Pura magia! Questo campo è un baule pieno di ricordi e di tante storie e piccoli aneddoti di cui il più famoso rimane questo: un giorno si giocava una sfida tre contro tre e la squadra di Perrone stava perdendo malamente contro quella di Stefano Tagliaferri. Nel finale Perrone servì ad Emanuele Carnevale un filtrante che lanciò il jolly verso la porta sguarnita (c’erano i portieri volanti, chiaramente). Poco prima di calciare un facile piattone che sarebbe valso un glorioso gol della bandiera Emanuele Carnevale fu contrastato energicamente da dietro da Stefano Tagliaferri finendo con la faccia sul marciapiede in travertino. L’impatto con il marmo causò a Carnevale un taglio sul mento che richiese una corsa al pronto soccorso e qualche punto di sutura con conseguente cicatrice alla Harrison Ford. L’episodio si concluse con tante scuse da parte di Stefano Tagliaferri e una memorabile cicatrice che Carnevale poté orgogliosamente esporre per qualche mese.
Ma c’era anche un altro campo, meno utilizzato ma comunque memorabile e degno di nota ed è quello contrassegnato sulla mappa con la lettera B.
Il campo B
Questo campo era decisamente più grande e rispondente all’idea di un vero campo di calcio. L’area in cui sorgeva era alle spalle del condominio “La Pinetina”, nello spazio in cui sorgeva il cantiere del palazzo. Inizialmente era solo una distesa di erbacce ma un giorno d’estate del 1990 (?) i genitori dei fondatori della squadra ingaggiarono un bulldozer per spianare questo rettangolo di terra e piantarci due porte (foto 3 e 4). questo campo era davvero bello ma fu utilizzato poco perché i vari cantieri della zona (a inizio anni 90 ad Acilia sud si costruiva ancora molto) erano soliti scaricare lì i materiali di risulta come lamiere o travi. Alla fine i ragazzi desistettero nel giocarci preferendo l’asfalto del primo campetto descrittovi.
Parecchi anni dopo il campo rinacque, probabilmente per iniziativa di una nuova generazione di ragazzini e fu successivamente inglobato nel neonato Parco dei Germogli. Oggi il campo c’è ancora, ci sono nuove porte da calcio dipinte di bianco e ci sono anche panchine e degli orti sociali istituiti dal Comune di Roma.
La storia dei campetti improvvisati durò tra il 1990 e il 1995, anno in cui si cominciò a giocare con continuità sull’erba sintetica, manto decisamente migliore.
Ancora oggi ricordiamo con affetto quei campetti dove tutto iniziò e sui quali abbiamo imparato, chi più chi meno, a dare del tu al pallone.