SONO PASSATI 31 GIORNI DALL’ULTIMA PARTITA DELL’OLYMPIC
MANCANO 22 GIORNI ALLA FINE DELLE ATTUALI DISPOSIZIONI
Nella terza puntata della rubrica sui grandi dualismi della storia gialloblu parliamo di una sfida che accende i tifosi. Questo dualismo, esistente solo nella teoria e mai nella realtà, è un argomento di cui gli appassionati potrebbero parlare per ore davanti ad un crodino seduti in piazza al Bar Sport. Si parla di numeri 10, di fantasia, di estro puro e quindi della parte religiosa e sacra del calcio.
Fabio Tagliaferri contro Fabio Formica! Chi ha più fantasia? Chi dà più del tu alla palla? Chi accende di più le emozioni dei tifosi?
Passiamo all’analisi tecnica!
La storia di Fabio Tagliaferri parte da lontano, da un campetto improvvisato a Cerveteri dove l’asfalto o la pozzolana diventano il miglior insegnate di tecnica per affinare un piede destro delicato come pochi. Da Cerveteri ad Acilia la storia cambia poco: si gioca su cemento, tra le erbacce e fonda il movimento Olympic di cui diventa il primo storico capitano. Quando il calcetto diventa popolare il campo sintetico diventa il suo miglior alleato e le cose che riuscivano tra le buche riescono ancora meglio su un terreno liscio come un tavolo da biliardo. Le movenze di Fabio sono leggere ed eleganti, il paragone con Alessandro Del Piero è presto fatto e anche il numero 10 gialloblù diventa famoso per alcuni suoi tiri iconici. Se Del Piero inventa il tiro alla Del Piero, Fabio inventa parabole del tutto simili segnando solo gol bellissimi. I suoi punti deboli sono un piede sinistro praticamente inutilizzato e una scarsa dimestichezza con i calci di rigore ma la carriera di Fabio Tagliaferri nell’Olympic è cristallina.
Fabio Formica arriva nell’Olympic all’alba del nuovo millennio. Anche lui indossa la maglia numero 10 e anche lui viene dai campo d’estate polverosi e d’inverno fangosi crescendo nella grande scuola calcio nelle strade dell’Infernetto. Il fisico lo fa sembrare più ad un toro scatenato per le vie di Pamplona che ad un fantasista puro quindi sulla maglia ha un 10 ma sarebbe stato più opportuno un 9.5 tanto che i compagni spesso gli dicono che come gioco assomiglia a Cristian Vieri. Di classe e tecnica ne ha tanta ma più che dribblare gli avversari lui preferisce passarci in mezzo di potenza, con la palla incollata ai piedi e sfruttando quella caratteristica ulteriore di centravanti di sfondamento. Il carattere focoso è stato a fasi alterne un pregio e un difetto e anche lui ha avuto un rapporto conflittuale con il piede sinistro.
Fabio Tagliaferri e Fabio Formica in comune hanno avuto l’amore per la maglia gialloblu e la capacità di aver emozionato le platee come pochi altri giocatori. Insieme hanno giocato poco ma ci piace immaginarli contemporaneamente in campo con Fabio Formica punta centrale ad aprire spazi e Fabio Tagliaferri sulla fascia sinistra, pronto ad approfittare di quegli spazi per rientrare sul destro ed esplodere il suo tiro a giro.
Anche oggi non daremo un giudizio su chi sia stato più forte ma ci godiamo le infinite discussioni dei tifosi seduti a quel bar discutendo, con un bitter in mano, su chi sia stato il numero 10 più forte della storia gialloblu.
