I grandi dualismi della storia gialloblu//1. Gianluca Bisogno Vs. Simone Montaldi

SONO PASSATI 29 GIORNI DALL’ULTIMA PARTITA DELL’OLYMPIC

MANCANO 24 GIORNI ALLA FINE DELLE ATTUALI DISPOSIZIONI

Nella storia del calcio ci sono sempre stati i dualismi, sfide reali tra giocatori che erano avversari reali o sfide virtuali create ad hoc dai giornalisti e vissute come autentiche battaglie d’opinione dai tifosi di tutta Italia che accendevano le lunghe giornate estive nei bar sport.

I dualismi più famosi sono stati quelli vissuti in nazionale con le celebri staffette tra Mazzola e Rivera o quella più recente tra Baggio e Del Piero e poi c’è la storica diatriba tra chi sia più forte tra Maradona e Pelé.

Noi, nel nostro piccolo, vogliamo parlare dei dualismi della storia dell’Olympic. Come nel calcio che conta, in alcuni casi si tratta di dualismi vissuti dai protagonisti come sfide settimanali per ottenere una maglia da titolare mentre in altri casi si tratta di sfide leggendarie tra giocatori di diverse epoche che hanno in comune il ruolo o l’immagine e la figura in campo.

In questa rubrica non eleggeremo un vincitore del dualismo ma semplicemente lo racconteremo. Il motivo è che non ci sentiamo in grado di giudicare nessuno e soprattutto perchè voglio bene a chiunque abbia indossato la maglia giallo blu.


Nella prima puntata di questa nuova rubrica parleremo del dualismo per eccellenza della storia gialloblù, quello tra Gianluca Bisogno e Simone Montaldi.

Il dualismo tra Bisogno e Montaldi è stato probabilmente quello più famoso della storia gialloblù probabilmente perché entrambi i giocatori lo vivevano fortemente seppur con spirito e reazioni diverse.

Gianluca Bisogno aveva dalla sua il fatto di aver esordito in squadra molto prima rispetto a Montaldi e di aver vissuto da protagonista l’epopea del Kristall da assoluto protagonista. In quel triennio in cui giocare a calcio era molto più facile e con meno pressioni Gianluca si espresse alla grande segnando gol importanti ma soprattutto realizzando assist decisivi. Una sua frase divenne famosa e probabilmente è anche vera: “se ci fosse stato il premio per il miglior assist man ai tempi del Kristall l’avrei vinto sicuramente io!”. E fu proprio da questa affermazione che si decise di istituire un premio che però Gianluca non riuscì a vincere mai così come nessun altro Olympic Award.

Che giocatore era Gianluca Bisogno? La tecnica di base non era eccelsa così come il feeling come il gol. Il suo utilizzo in campo era molto limitato perchè poteva essere utilizzato solo come giocatore di fascia e i risultati come difensore o attaccante non erano certamente buoni ma sicuramente Gianluca suppliva con un innegabile amore per la maglia che ne resero un pilastro della squadra per parecchie stagioni.

Probabilmente un limite di Gianluca era la sensazione di essere spesso giudicato per quanto fatto in campo, fattore che non gli permetteva di esprimersi al meglio. Infatti, in alcune occasioni in cui partiva fin da inizio partita con qualche exploit tecnico, anche casuale, poi le sue prestazioni si rivelavano eccelse e memorabili.

E di Simone Montaldi che possiamo dire? Simone è un giocatore utilizzabile in tutti i ruoli del campo, dal portiere all’attaccante. Non tanto prolifico come rifinitore ma capace di segnare gol a grappoli in parecchie partite. Fisicamente e atleticamente ha offerto stagioni eccezionali e spesso la squadra si è retta sulla sua capacità di tenere il campo da solo.

Forse Gianluca è stato, nei tempi d’oro, più uomo spogliatoio mentre Simone si è fatto sentire più in campo. Gianluca ha giocato più a lungo e Simone più con qualità seppur in minor tempo. Gianluca viveva la rivalità con più ansia mentre Simone ne traeva grinta e voglia di fare. Gianluca ha sicuramente fatto di più per la squadra fuori dal campo (lavorando per il sito) mentre Simone era esclusivamente un giocatore di pallone.

Come detto nel prologo però, non siamo qui a giudicare chi sia stato meglio dell’altro anche perchè l’Olympic ha vissuto ottimi periodi con entrambi i giocatori in campo, Gianluca sulla fascia destra e Simone come falso nueve.

L’emblema di questa rivalità è e sarà sempre la maglia contesa tra i due giocatori, quella casacca numero 7 sui vennero costruiti i loro soprannomi e su cui si fondò il loro dualismo a livello giornalistico.

Chi era meglio tra “GB7” e “SM7” fu un dibattito che appassionò milioni di tifosi e che ancora oggi divide gli appassionati in una dicotomia senza possibilità di accordo in cui dibattono da una parte gli appassionati del calcio in sé e dall’altra i tecnici più esperti.

Noi non ci pronunciamo e magari rimandiamo questa sfida ad un futuro in cui, magari, potremmo di nuovo rivederli in campo con la maglia gialloblù perchè, come insegna da sempre la storia dell’Olympic, la carriera di un giocatore che sembra finita potrebbe di nuovo rivedere la luce con i nostri colori addosso.

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