
La rubrica su fenomeni al contrario della storia gialloblu prosegue oggi con la storia di un ragazzo con la faccia da bambino che veniva da lontano, da un paese in cui ogni mattina un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella, eccetera eccetera. Ma andiamo con ordine perchè in questa volta leggenda e realtà si fondono all’inverosimile.
Stagione 2013/2014, l’Olympic sta partecipando al Torneo di Apertura e sta vivendo uno dei suoi tipici momenti di crisi. Appena una settimana prima la squadra aveva trovato l’orgoglio per pareggiare 6 a 6 contro l’Irreal ma il 22 gennaio 2014, contro il forte Mc Donald, manca mezza squadra. All’appello mancano infatti Li Causi, Formica, Romagnoli e Collu quindi in campo scendono Perrone, Rencricca, Ruggeri e Fantini ai quali si aggiungono due uomini venuti per l’appunto da lontano. Il primo è Santolamazza che per una sera sfugge al suo esilio perugino per dare una mano alla causa gialloblù. Il secondo è Seydou Traorè, giocatore ivoriano consigliato a Rencricca dall’amica Marianella.
L’occasione per Perrone è ghiotta. In caso di convocazione Traorè diventerebbe il primo africano a vestire la maglia dell’Olympic e poi il capitano e il fido Rencricca pensano: possibile che su 19.737.800 di ivoriani, tutti affamati di calcio, ne arrivi uno che proprio non sa giocare? Possibile che per una volta l’ultimo arrivato convocato per caso non sia una pippa antologica?
Possibile.
Dubbi a parte la necessità è tale che il giocatore viene convocato e messo in campo. Mi ricordo con quale timore Perrone viveva la vigilia soprattutto pensando che Traorè potesse essere un clandestino senza documento, magari un campione, ma fermato dagli organizzatori all’atto del riconoscimento.
Poi arriva il giorno della partita.
Durante il riscaldamento Traorè non sembra malaccio o almeno sembra un calciatore, calzerotti grigi in filo di Scozia a parte. La partita comincia, gli avversari dominano. L’Olympic tiene un po’ ma alla fine il Mc Donald’s stravince 9 a 5 con i nostri che fanno una figuraccia abbastanza brutta nonostante l’arrivo in extremis di Formiconi. Di Traorè ricorderemo il suo passo felpato, le sue serpentine confuse sulla fascia sinistra e un paio di gol mangiati in modo clamoroso.
Insomma, non era proprio un campione e la sua avventura in gialloblù finì quella serata. Dopo quella serata fu rimpatriato… ma non Seydou Traorè, stiamo parlando di Alessandro Santolamazza che fu scambiato per un rifugiato politico e deportato con il primo aereo disponibile nella capitale ivoriana, Yamoussokro, dove oggi ancora vive felicemente avendo trovato occupazione come manutentore del più importante monumento del paese africano che, come cita Wikipedia, è una piramide di calcestruzzo.
Chiudiamo questa storia con qualche foto di quella serata.


