I pionieri del calcio gialloblu – 8. Francesco Di Carlo

 Siamo giunti all’ottava puntata sulla storia dell’Olympic: meteore casi particolari, fenomeni, eroi e idoli della folla tutto quanto fa brodo nell’enorme calderone che rappresenta i ventisette anni della storia gialloblu.

Oggi vi parliamo di un giocatore che non era forte non era veloce e non aveva fiato ma che per una notte fu il protagonista della scena oggi vi parliamo di Francesco di Carlo, il difensore che in una notte della primavera del 2000 fu re per una notte.

In quella prima primavera del nuovo millennio l’Olympic viveva una doppia vita: di domenica una squadra vestita di nero partecipava al Campionato della Pace mentre durante la settimana un’altra Olympic, con altri giocatori, decise di partecipare ad un altro torneo, la Golden Cup II. Perrone, Stefano Tagliaferri e Tarallo erano i punti fermi di entrambe le formazioni mentre una schiera ben nutrita di buoni giocatori andava a completare ora una compagine ora l’altra senza mai incontrarsi né probabilmente né sapere di appartenere alla stessa squadra.

Il 23 marzo 2000 l’Olympic infrasettimanale giocò la prima amichevole di preparazione al nuovo torneo. Quattro giorni prima l’Olympic aveva vinto in campionato ma rispetto a quella vittoria Fabio Tagliaferri, Formiconi e Fantini furono sostituiti dall’emergente bomber Frabetti e dall’esordiente Di Carlo, difensore consigliato da Tarallo e che fece una notevole impressione agli addetti ai lavori avendo la bellezza di 35 anni, ben quattordici in più di Perrone per esempio, il quale di anni ne aveva appena festeggiato ventuno. Quella sera l’Olympic vinse 7 a 4 contro il Centro e Di Carlo non fece una buona figura risultando molto lento e poco resistente ai ritmi della partita, nonostante la squadra avversaria non fosse irresistibile.

Seguono altre partite di campionato con la squadra “classica” e altre amichevoli con la squadra sperimentale fino all’esordio nel nuovo torneo datato 21 aprile 2000. Questa competizione aveva la regola che ogni squadra dovesse rinunciare al proprio nome e dovesse adottare quello di una squadra nazionale. Attenzione perché qui c’è una pietra miliare della storia di un’altra squadra che tutti conoscono. L’Olympic in base ai propri colori fu chiamata Svezia mentre Filiberto Tarallo fu investito dei gradi di capitano e anche di vero e proprio allenatore con pieni poteri decisionali, caso unico nella storia della nostra squadra.

L’ambiente è caldo: la squadra della domenica va molto bene mentre quella della settimana offre prestazioni in tono minore evidenziando la scarsa forma dei nuovi acquisti come Capoccitti, Frabetti e per l’appunto Di Carlo. Si arriva al sorteggio dei gironi, organizzato presso il locale La Rosa dei Venti, all’Infernetto. L’Olympic pesca l’Inghilterra all’esordio ma con il regolamento dei nomi delle nazionali non c’è modo di capire chi stai affrontando se non al fischio d’inizio. La partita, nonostante tutto, è un trionfo molto netto con il punteggio di 9 a 1. Di Carlo offre una prestazione sufficiente ma gli avversari non si rivelano un gran banco di prova e anche mister Tarallo, che lo fa giocare solo pochi minuti, esce tra gli applausi.

Il 28 aprile la situazione cambia drasticamente: l’Olympic/Svezia soccombe 3 a 1 con la Norvegia e sia Tarallo che Di Carlo ne escono malissimo, soprattutto il primo, colpevole, secondo la stampa, di essersi ostinato a schierare il difensore per gran parte della partita. La stampa descrive le loro prestazioni modo crudele analizzando a parte la prova di Tarallo come allenatore: 

DI CARLO: 5

Non viene messa in dubbio la sua tecnica ma il suo stato atletico: pur sapendo giocare bene la palla si trova costantemente in difficoltà perché puntualmente gli avversari lo superano in velocità. Comunque è peggiore la colpa dell’allenatore che lo schiera incautamente come ultimo uomo ad inizio partita. 

GIOCATORE ALLENATORE, TARALLO: 4.5

Probabilmente lo sbagliato approccio che l’Olympic applica alla gara si deve ad un suo errore di impostazione; sicuramente sbaglia la formazione iniziale e i suoi errori possono essere rappresentati da questi punti: 1) perché nonostante sia ancora influenzato Filiberto si schiera fra i titolari e gioca gran parte della partita pur senza risultati decenti? 2) perché inserire fra i titolari Di Carlo e lasciare in panchina Capoccitti permettendo così agli avversari di poter agire indisturbati in velocità? 3) perché ignorare l’ottima condizione di Calabrò pur constatando che nei pochi minuti in cui ha giocato ha sempre fatto vedere buone cose? Infine la stampa e soprattutto i tifosi chiedono a Tarallo di cessare gli esperimenti su una squadra che ha bisogno più che altro di stabilità: è giunta l’ora di fare delle scelte altrimenti gli errori fatti contro l’Inghilterra e la Norvegia si riveleranno via via più pesanti ed irrimediabili man mano che il torneo prosegue.

Il 3 maggio l’Olympic gioca una partita di allenamento contro una formazione di sparring partner messa su per l’occasione e rischia la figuraccia vincendo di un solo gol. Di Carlo, nonostante si sforzi di far girare la palla e dare un senso all’azione gialloblu, si becca un altro 5 in pagella e le cose non migliorano nemmeno nel successivo impegno del torneo. E’ l’8 maggio e l’Olympic affronta la Croazia, annunciata come temibile. Nei primi minuti gli avversari si fanno beffe di Tarallo e Di Carlo ma alla lunga la maggiore qualità dei nostri prevale e l’Olympic vince 9 a 4 con Di Carlo che fa una discreta figura intercettando qualche cross pericoloso. 

Nella quarta giornata l’Olympic perde ancora, stavolta con il fortissimo Brasile, capolista del girone. Mister Tarallo per questo impegno ha a disposizione solo sei elementi quindi Di Carlo è costretto a giocare per un minutaggio superiore. Tarallo, per motivare il difensore, gli assegna la fascia di capitano ma Di Carlo è in balia delle onde e arriva l’ennesimo 5 in pagella, voto a cui il novello capitano gialloblu (in realtà la squadra indossava maglie dell’Adidas gialle e nere) sembra abbonato.

Il 19 maggio l’Olympic si gioca la qualificazione contro la Colombia in una gara da dentro o fuori ma in campo il match si rivela una passeggiata. Arriva una vittoria netta quanto disordinata con il punteggio di 11 a 5 e Di Carlo gioca una manciata di minuti senza strafare né demeritare. Negli ottavi di finale affrontiamo la forte Argentina. A questo punto del torneo l’Olympic è diventata una vera e propria squadra riuscendo a diventare quel bel gruppo unito che già era la squadra che giocava la domenica, quella dei vari Fantini, Formiconi e Formica. E’ il 25 maggio 2000 e l’Olympic batte l’Argentina 5 a 2. Unica nota stonata è, indovinate un po’, la prestazione di Di Carlo:

DI CARLO: 5 cap.

Purtroppo è la nota stonata del grande concerto messo in scena dall’Olympic: quando entra in campo l’intera squadra ne risente e non è affatto un caso che i gialloblù prendano due gol quando in difesa c’è Francesco.

A questo punto si chiede a gran voce a Tarallo di non schierare più Di Carlo il cui utilizzo sembra essere diventato un capriccio per il mister campano. Nei quarti di finale con la quotata Scozia Di Carlo parte della panchina. La gara è tiratissima e ci sono continui cambi di fronte e di punteggio. Ad un certo punto si è sul 3 a 3 e sotto una bordata di fischi Tarallo decide di far entrare Di Carlo. Il resto è storia: c’è una mischia in area, un tiro di Frabetti deviato che rimane nei pressi della porta, arriva Di Carlo che la butta dentro.

C’è un secondo di silenzio poi il Kristall esplode e grazie alla spinta di questa rete l’Olympic vince 7 a 3 portando in trionfo Di Carlo che finalmente merita un bel voto in pagella:

DI CARLO: 6.5

Il “grande vecchio” della squadra fino ad ora aveva sempre deluso e in molti si erano lamentati non tanto per il suo tasso tecnico (peraltro non disprezzabile) ma più che altro per la sua forma atletica e fisica che in più circostanze lo poneva in difficoltà in un settore delicato come la difesa. Ieri invece Francesco si è preso la sua rivincita su coloro i quali l’avevano criticato: è stato schierato in attacco con una mossa sorpresa di Tarallo e poco dopo il suo ingresso in campo ha segnato il fondamentale gol del 4 a 3, in pratica la rete che ha definitivamente abbattuto le speranze della Scozia. Il recupero psicologico di questo giocatore dalla straordinaria esperienza dimostra una volta di più come dopo un inizio difficile si sia formato un bel gruppo all’interno di questa squadra. 

E’ questa la grande serata da eroe del protagonista della nostra serata, una manciata di secondi per salire dalle stalle alle stelle e vivere una notte da gregario di lusso come Oriali quando vinse la Coppa del Mondo. Il resto della sua storia nell’Olympic rientra nella media di quello che era stato fin lì. Il 6 giugno l’Olympic gioca la semifinale contro l’Italia, squadra formata da giocatori che giocano a calcio a 5 in una squadra semi professionistica. L’Olympic gioca con coraggio ma perde 5 a 3 contro la squadra che poi vincerà il torneo. Di Carlo gioca pochi minuti meritando un altro 5 in pagella ma stavolta perde le staffe con l’allenatore e non accetterà la convocazione per la finale per il terzo posto che i gialloblu avrebbero poi giocato e vinto contro la Danimarca.

Di Di Carlo non si è più saputo nulla tranne che fu un pioniere di quella che poi diventò la famosa Svezia che alzò tantissime coppe e trofei negli anni passati. Non fu incluso nella lista dei giocatori che formarono la prima vera Svezia mentre nella stagione successiva, quando Tarallo guidò la Svezia nella finale del Campionato della Pace contro l’Olympic, Di Carlo non era disponibile per quella finalissima che vide il trionfo di Perrone e compagni. 

Altri tempi quelli, diversi da oggi perché forse l’Olympic che giocava durante la settimana era una formazione troppo mercenaria e senza anima rispetto a quella della domenica ma se pensiamo che quell’esperienza servì come embrione della futura Svezia allora ne capiamo l’importanza. Negli anni successivi, semplicemente, Tarallo non trovò la voglia e l’ispirazione per cambiare un nome che, al di là della similitudine per i colori dell’Olympic con quelli della bandiera svedese, non significava nulla.

Su Di Carlo non abbiamo nulla da dire se non che è stato un giocatore che, all’interno di una esperienza negativa nella nostra squadra, visse una notte fantastica venendo bagnato per una notte da quella gloria che l’Olympic sa dare e che rimane per sempre, anche oggi, dopo quasi diciassette anni.

Vogliamo ricordarlo così, come i giovani Perrone e Tagliaferri vedevano Di Carlo dal basso dei loro ventuno anni…

 

NOME FRANCESCO DI CARLO
RUOLO DIFENSORE
DATA D’ESORDIO 23-03-00
DATA ULTIMA PARTITA 06-06-00
PRESENZE TOTALI 10
1999/ 2000 10
PALMARES
TROFEI DI SQUADRA 3° POSTO GOLDEN CUP II
TROFEI OTTENUTI IN GARE AMICHEVOLI
TROFEI PERSONALI
OLYMPIC AWARDS
PIGNA D’ORO
PIGNA VERDE
SCARPA D’ORO
VASSOIO D’ARGENTO
ALTRO

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