Meteore

Il fantasista Luca Graziadio
Il fantasista Luca Graziadio

La storia dell’Olympic è composta da giocatori che da anni giocano per questa squadra o da altri c sono stati protagonisti solo per una o più stagioni. Però ci sono anche casi di giocatori che si sono solo affacciati al mondo gialloblù senza riuscire a coglierne l’essenza e a dare quel contributo che la società si aspettava quando li convocò per uno o più stage.

Autentiche meteore che dalle partitelle in famiglie non sono poi riuscite a trovare spazio in prima squadra per incapacità loro o semplice contingenza.

Scorrendo la classifica presenze delle partitelle il giocatore con più presenze (4) ma senza apparizioni in prima squadra è il centravanti Emanuele Mancini ma per lui l’esordio negli stage è avvenuto solo in questa stagione e chissà se nel proseguo della stessa non ci sia spazio per lui.

Proseguendo troviamo il portiere Caviola che nel 2010 fece registrare tre presenze. Troppo coperto il quel periodo il reparto dei numero 1 per trovare una convocazione in qualche gara ufficiale per l’amico di Juan Esteban Brusco.

A quota due presenze troviamo addirittura undici giocatori tra cui spicca due portieri che ebbero la medesima sorte di Caviola. Parliamo di Michele Galinari e Patrizio Scotto di Perrotolo. Il primo apparì una volta nel 2011 e una volta nel 2014 mentre il secondo nel 2010. Forse il buon Patrizio, soprannominato “Come va va” avrebbe potuto trovare una maglia da titolare, quantomeno ci andò vicino.

Simone Sasso fece due apparizioni l’anno scorso e per lui ci fu una convocazione ma il giovanissimo centrocampista (18 anni) non si rese disponibile per influenza. Arriviamo poi a tre fantasisti dalla classe sopraffina: il più “antico”e mitologico è Daniel Angotti che calcò i campi nel 1998. Era il cugino dell’altrettanto mitologico Emanuele Carnevale e di lui sappiamo che oggi fa il clarinettista. Il secondo giocatore baciato dalla tecnica divina è Alessandro Giglio che giocò nel 2010 e nel 2012. Per lui appellativo di Divin Codino. Chiude il reparto numeri 10 Luca Graziadio che la società voleva investire dell’incarico di ridare lustro e entusiasmo all’Olympic in un periodo di difficoltà nel 2010. Per lui arrivò una convocazione in un giorno che Tani diede forfait nel giorno di una partita di campionato ma Graziadio, infastidito dal sentirsi seconda scelta, rifiutò con sdegno dichiarando che finchè la maglia numero 10 e la fascia di capitano non sarebbero state sue non avrebbe messo più piede nell’Olympic. Ancora oggi attende.

Da qui in poi l’aggettivo meteora diventa quasi un eufemismo: particolari le storie dei fratelli Petecchia che la società aveva individuato per risolvere in un colpo solo i problemi di organico. Loro non entrarono in rosa mentre il compagno di squadra Alex Ruggeri ebbe maggiore fortuna.

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Emanuele Petecchia

Chiudiamo con un altro parente illustre ovvero con la storia di Marco Santolamazza, un nome pesante da portare sulla maglia e una non troppo bella figura registrata nel 1998 per il cugino del fondatore dell’Olympic. La sua storia, del resto, è tutta qui.

 

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