Domani inizierà il mese di dicembre, mese corto che si chiuderà con le festività natalizie. Ecco il programma: lunedì 3 l’Olympic affronterà l’Autoricambi Bernocchi mentre sabato 8 sarà ufficializzato il primo dei due ingressi previsti per questo mese nella Hall of Fame dell’Olympic.
Lunedì 10 i gialloblù affronteranno il Virtus Panfili mentre sabato 15 ci sarà il secondo ingresso nella Hall of Fame della squadra. L’ultimo impegno ufficiale del 2018 sarà lunedì 17 contro l’Irreal. Prima delle pausa natalizia ci sarà la premiazione del Giocatore del mese di dicembre che avverrà venerdì 21 mentre dopo Natale, come tutti gli anni, saranno ufficializzati i premi non ufficiali del 2018.
Tra Natale e Capodanno non ci saranno allenamenti mentre potrebbe svolgersi uno stage approssimativamente mercoledì 2 gennaio visto che poi l’Olympic tornerà a giocare in Champions League martedì 8 contro l’Ottica Vista Chiara.
A sinistra Emiliano Belli, indisponibile lunedì, e a destra Emanuele Maiozzi che sostituirà Perrone contro i Kamafusi
Lunedì l’Olympic affronterà i Kamafusi nella seconda giornata di Champions League (calcio d’inizio previsto alle 20.20). Come abbiamo più volte sottolineato in questi giorni sarà fondamentale mantenere la mentalità umile, la testa fredda e il cuore caldo e non farsi influenzare dalle cinque vittorie consecutive. Lunedì è un nuovo inizio, una nuova battaglia e tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora non conterà nulla.
Di fronte troveremo una squadra arrabbiata per la cocente sconfitta contro il Bernocchi di tre giorni fa ma anche una formazione che negli ultimi anni è emersa dall’anonimato giungendo ad una finale di Europa League spinta dall’entusiasmo dei propri tifosi che un paio di estati fa riempivano le tribune della Longarina.
L’Olympic si presenterà con ben sei elementi confermati rispetto alla squadra vittoriosa contro lo Smilenjoy. L’unica eccezione sarà rappresentata dall’assenza di Fabrizio Perrone infatti il capitano sarà assente per motivi personali. Al suo posto giocherà Emanuele Maiozzi che quindi farà il suo esordio stagionale che ha disputato la sua ultima gara ufficiale con l’Olympic il 15 gennaio scorso contro l’Irreal.
Di fronte a Maiozzi si schiereranno Rencricca, Attili, Tani, Montaldi, Formica e Ruggeri.
Chiudiamo l’intervento di oggi con una notizia riguardante la Hall of Fame dell’Olympic che nelle prossime settimane vedrà l’ingresso di due grandi campioni. Il primo è stato scelto dalla società mentre per il secondo è stato indetto un sondaggio che potrete trovare nella pagina Facebook della squadra.
Luca Civita, nel cerchio rosso, nel maggio del 2000
Oggi consegnamo alla Hall of Fame dell’Olympic l’ultimo campione di questa prima serie di ingressi tra gli dei dell’olimpo gialloblu. Il giocatore in questione è Luca Civita, difensore di grandissima qualità e quantità, non appariscente, mai salito alla ribalta, raramente davanti ai flash ma spessissimo decisivo per vincere trofei.
Martedì 19 maggio 1998 l’Olympic esordisce nel Torneo Kristall e il CdA dell’epoca, temendo che la rosa fosse troppo corta, opta per un acquisto in blocco di una serie di giocatori che in futuro sarebbero diventati habitué dell’Olympic e che avrebbero poi formato il blocco storico della Svezia.
Luca Civita esordisce in questo torneo giocando molte gare, segnando qualche gol e partecipando al rimpianto generale quando la squadra esce immeritatamente nella sfortunata notte contro i Lupi in cui l’Olympic viene eliminata nel più classico psico dramma collettivo. Luca rientra in squadra l’inverno seguente, il 25 gennaio 1999, aggregandosi all’Olympic che sta partecipando alla Golden Cup e che all’esordio viene maltrattata dalla Jamaica. Anche questa volta fa parte di un acquisto in blocco ma stavolta è un vero successo perché l’Olympic arriva fino alla finale, poi persa, ma ottiene il suo primo piazzamento in un torneo anche grazie alle prestazioni tutte concretezza e solidità offerte da Luca.
Il rapporto tra Olympic e Civita continuerà su questa linea per tutta la sua carriera: l’Olympic ha un problema o deve vincere una gara importante e chiama Luca per farsi aiutare. Succede così anche il 2 aprile 2000 quando l’Olympic sta giocando la penultima partita del Campionato della Pace. Quel giorno i gialloblu vengono sconfitti in modo indolore accedendo comunque ai play off ed è in quelle due gare finali che Civita dà il meglio di se garantendo affidabilità ed esperienza fino al trionfo in finale in quel fatidico 14 maggio 2000.
L’unico torneo che Luca disputerà interamente sarà il Torneo Kristall 2003/2004 in cui l’Olympic sarà sconfitta in finale solo ai rigori con un risultato che confermerà ancora una volta quanto l’apporto di questo giocatore sia stato spesso fondamentale.
Luca Civita, nel cerchio rosso, nel 2008
In dieci anni esatti di carriera in gialloblù (dal 19 maggio 1998 al 19 maggio 2008), Luca ha giocato 57 gare di cui 53 in gare ufficiali con 22 gol. Con l’Olympic ha vinto i Campionati della Pace 2000 e 2001 e la Coppa UEFA 2008 collezionando anche due secondi posti nella Golden Cup e nel Torneo Kristall 2003/2004. A livello personale non ha vinto nulla anche se nel 2003/2004 arrivò terzo nella classifica finale della Pigna d’Oro.
Di lui possiamo dire che era un giocatore e un uomo di poche parole ma di tantissimi fatti, che la sua presenza, in campo e nello spogliatoio, si sentiva sempre e comunque e che rappresentava una vera e propria sicurezza ad ogni convocazione. Ce ne fossero di giocatori del genere, vecchio stile, vecchia scuola!
Per il momento gli ingressi tra le Leggende Gialloblù si chiudono qui e quindi con gli inserimenti di Stefano Tagliaferri, Alessandro Santolamazza, Filiberto Tarallo, Alessandro Guarino, Massimo Romaldini, Gianluca Sacchi e Luca Civita. Se in futuro altri giocatori meriteranno questo onore verranno senza dubbio aggiunti.
Gianluca Sacchi, durante uno dei suoi carismatici discorsi in una foto del 2007
Oggi entra tra le Leggende Gialloblu, la Hall of Fame dell’Olympic, un giocatore che io personalmente reputo tra i cinque più forti dell’intera storia della nostra squadra. Uno di quei pochi giocatori in grado di decidere le partite da solo e di trasformare un qualsiasi quintetto in un team che può ambire al titolo.
Sto parlando di Gianluca Sacchi, difensore con piedi da centrocampista, da rifinitore quasi, che in ogni singola gara da lui giocata riusciva ad imporsi in difesa e ad avanzare fino all’area avversaria per realizzare reti di rara bellezza o di trasformare calci di punizione di inaudita potenza.
Le strade dell’Olympic e di Sacchi si incrociano il 27 maggio 2001, in una stagione in cui l’Olympic spesso attinge dalla Nuova Romana Avvolgibili (un’altro nome della famosa Svezia) per integrare la rosa impegnata su tre tornei all’anno. Quel 27 maggio l’Olympic affrontava l’A-Team nel torneo Kristall, è una partita facile che i gialloblù vincono facilmente in goleada e Sacchi si presenta con i suoi pezzi forti: contropiede letale e botta su punizione.
La stagione successiva Sacchi gioca altre tre partite con l’Olympic segnando tantissimi gol ma il giocatore troverà una certa continuità nelle convocazioni solo nella stagione 2007/2008 quando diventerà un titolare dello scacchiere gialloblu diventando decisivo per la vittoria della Coppa UEFA 2008 e della Coppa Italia 2008 segnando gol a raffica e fornendo tantissimi assist.
Quando l’Olympic si sposta alla Madonnetta Sacchi è fondamentale per il secondo posto nella Premier Soccer Cup ma nella seconda parte della stagione 2008/2009 Gianluca comincia a soffrire di continui guai muscolari che ne limitano l’utilizzo.
Nella stagione 2009/2010 Gianluca Sacchi annuncia il suo clamoroso addio alla squadra sostenendo che solo disputando allenamenti settimanali può risolvere i suoi guai fisici e decide quindi di trasferirsi in una formazione partecipante al campionato nazionale di serie D. All’epoca la cessione di Sacchi riempì le prime pagine dei quotidiani sportivi per tantissimi giorni ma ironia della sorte il giocatore non riuscì mai giocare nella sua nuova squadra proprio a causa di continui infortuni muscolari.
Gianluca Sacchi in uno stage del 2016
Il 5 settembre 2011 Gianluca Sacchi gioca la sua ultima partita con l’Olympic che affronta il West Ham in Supercoppa Lido di Roma. I gialloblù perdono malamente per 1 a 10 e Sacchi non è certo colpevole della brutta prestazione della squadra. Però quella serata così nera fu per Sacchi l’ultima trascorsa con indosso la maglia della nostra squadra.
Sacchi collezionò 67 presenze nell’Olympic di cui 44 in gare ufficiali realizzando 46 reti. Con i gialloblù vinse due Pigna d’Oro consecutive (2008 e 2009), i due trofei sopracitati a cui si aggiungono due secondi e un terzo posto in altri tornei importanti.
Di lui ormai abbiamo detto tutto se non che un campione del genere è continuamente rimpianto dai tifosi gialloblù che raramente nella 28 anni di storia della squadra hanno visto passare elementi di questo calibro. Quando si è ritirato il calcio ha perso un pezzetto della sua magia.
Dopo la pausa di questo periodo in cui il sito è in versione ridotta il 9 giugno la Hall of Fame dell’Olympic verrà ulteriormente ampliata con due nuovi ingressi.
Non anticipiamo nulla ma vi possiamo spifferare che il 9 e 16 giugno due difensori di assoluto livello entreranno tra le Leggende Gialloblù.
Una formazione risalente al giugno 1996, in basso, cerchiato di bianco c’è Massimo Romaldini
Oggi parliamo di nostalgia pura. Se fino a questo momento abbiamo inserito nella Hall of Fame giocatori che si sono ritirati relativamente pochi anni fa oggi vi parliamo di un personaggio che appartiene solo e soltanto al primissimo corso gialloblu, quello, per capirci, di cui abbiamo solo foto analogiche scannerizzate e non digitali.
Massimo Romaldini si affaccia al calcio gialloblu il 15 maggio 1996. Non ricordiamo di preciso come venne in contatto con la squadra ma probabilmente i fratelli Tagliaferri lo conobbero durante le partite non ufficiali giocate sul campetto di duro asfalto dietro casa o attraverso Dario Calabrò, un altro che ha fatto la storia della nostra squadra.
Una formazione dell’Olympic del marzo 1999, al centro, cerchiato di rosso, c’è Massimo Romaldini
Quel giorno di metà maggio del 1996 l’Olympic passeggia battendo con un larghissimo punteggio l’Other Palace ma comincia già ad apprezzare le doti di Massimo che si rivela essere un centrocampista di interdizione fenomenale in grado di sradicare decine di palloni dalle gambe degli avversari ed inserirsi in area di rigore con tempismo segnando gol belli e importanti, insomma, un Marco Parolo ante litteram.
Il 10 giugno 1996 Massimo esordisce in un torneo ufficiale ma il suo esordio verrà ricordato solo per i dieci minuti finali in quanto dovette aspettare più di tre quarti incontro l’arrivo del padre che avrebbe firmato la liberatoria per far giocare il figlio ancora minorenne. Che tempi!
Nonostante questo intoppo la carriera di Massimo in gialloblu fu sfavillante. Il suo ritmo di gioco era a dir poco eccezionale tanto da meritare il soprannome di “Pistoncino”. Con l’Olympic collezionò un totale di 79 presenze (tante per l’epoca) dal 1996 al 2003 e 40 partite e 22 reti in gare ufficiali senza mai ricevere nessun cartellino nonostante il suo ruolo così delicato nel settore nevralgico del campo.
Con l’Olympic Massimo Romaldini vinse lo storico Campionato della Pace 2000/2001 mentre arrivò secondo nel Campionato della Pace 2001/2002 e nella Golden Cup. Nel 1997 e nel 1999 vinse la Pigna d’Oro in due edizioni in cui la vittoria si assegnava su votazione del gruppo di fondatori e che quindi avevano un valore diverso da oggi ma che fa capire quanto fosse la stima che i compagni di squadra riponevano in questo giocatore.
Pur non essendo un giocatore designato a segnare gol Massimo era solito stupire tutti per aver segnato reti in acrobazia come rovesciate o girate al volo. Nonostante i tanti premi ricevuti, paradossalmente, lo ricordiamo per due gol sbagliati che hanno impedito all’Olympic di vincere partite che forse avrebbero potuto cambiare la storia della squadra.
Il 16 giugno 1997 l’Olympic si sta giocando il quarto finale del Torneo Kristall e a pochi minuti dalla fine, con l’Olympic in svantaggio di un gol, Romaldini fallisce un appoggio in rete a portiere battuto. I gialloblu persero quella gara in un torneo in cui avevano finora vinto quasi tutte le partite e in cui era favorita almeno per arrivare in semifinale.
Il 2 luglio 1999 avvenne un episodio del tutto simile: l’Olympic si sta giocando uno spareggio per le semifinali del Torneo l’Orologio e Massimo fallisce un gol del tutto simile con la squadra sotto di un gol a pochi minuti dal triplice fischio. Anche questa volta i gialloblu furono eliminati.
La sua avventura nell’Olympic finisce il 28 luglio 2003. Ancora oggi i tifosi lo ricordano con grande nostalgia perché era un giocatore che aveva tutto, soprattutto uno stile e un approccio rilassato verso il calcio che l’hanno fatto amare e ricordare ancora oggi.
Alessandro Guarino nell’aprile del 2010 (in primo piano)
E’ con grande piacere che oggi entra tra le leggende Gialloblu un giocatore che potremmo prendere come esempio della storia, della tradizione e dello spirito dell’Olympic. Il quarto giocatore ad entrare nella Hall of Fame è Alessandro Guarino.
Alessandro Guarino nasce a Pescara il 5 marzo 1976 e viene a contatto con il presidente Perrone grazie alle infinite vie aeroportuali. E’ il 29 agosto del 2005 quando l’Olympic deve giocare la prima partita di un torneo estivo ma trovandosi a corto di giocatori a causa di molti forfait convince l’allora estremo difensore del Mo’viola, Roberto Bolner, a giocare sostituendo Belli, in vacanza a Zanzibar. A poche ore dalla partita però anche Bolner deve rinunciare all’incontro aprendo così le porte della squadra ad Alessandro Guarino che fino a quel momento non aveva mai giocato nemmeno uno stage con l’Olympic.
L’esordio del pescarese è ottimo ma la vera sorpresa i tifosi gialloblu ce l’hanno alla sua terza presenza quando Alessandro viene impiegato nel ruolo che gli conferirà le più grandi fortune, quello dell’uomo di fatica a centrocampo. Guarino quella serata strappa decine di palloni dalle gambe degli avversari e abbandona il campo dopo aver dato tutto, anzi di più di quello che aveva in corpo sfiorando anche il gol.
Questo eccezionale dinamismo, questa carica agonistica, questo spirito di sacrificio grazie al quale è stato presto amato da tutti Guarino l’ha mostrato in tutte e 102 (di cui 72 incontri e 22 reti in gare ufficiali) le sue presenze con l’Olympic, dall’agosto del 2005 al giugno del 2010.
Durante questi cinque anni la Coppa Italia Kristall nel 2008, due secondi posti nelle Europa League 2006 e 2007 e il secondo posto nella Champions 2010 ottenendo la Pigna d’Argento 2006 e diventando il giocatore ad aver collezionato più presenze nella stagione d’esordio.
Oggi Guarino è un emigrante negli Stati Uniti, paese in cui ha trovato soddisfazione professionale, fortuna e amore come venditore e importatore di vino. Di lui conserviamo un ricordo vivo e affettuoso soprattutto in due immagini: l’inimmaginabile (per lui che era poco avvezzo al gol) tripletta nel quarto di finale di andata della Coppa Italia 2008 e le sue classiche entrate in campo, cuffiette in testa e musica brasiliana a stampargli un sorriso sul volto rilassato di chi sdrammatizza il calcio e dà comunque tutto.
Luglio 2002, Filiberto Tarallo riceve la Pigna d’Oro da Alessandro Santolamazza
Il terzo ingresso tra le Leggende Gialloblu è quello di un giocatore che aveva un tale bagaglio tecnico, una tale forza caratteriale e un tale carisma da risultare ancora oggi un icona del nostro calcio. Oggi entra nella nostra Hall of Fame Filiberto Tarallo.
Filiberto Tarallo nasce nell’aprile del 1970 a Ercolano in una terra che una ventina di anni più tardi conoscerà il genio di Maradona e quindi ben abituata a riconoscere la classe cristallina. Per nostra fortuna però “Nemo profeta in patria est” e Filiberto si trasferisce ben presto ad Acilia dove, nel 1999, esordisce nell’Olympic che aveva bisogno di allargare la rosa in vista del primo Campionato della Pace, il primo torneo che avrebbe occupato un’intera stagione.
In pochi mesi Tarallo diventa titolare inamovibile della squadra e si fa apprezzare per le sue movenze eleganti, i suoi gol, i suoi assist sopraffini e soprattutto quel carisma che gli permise di guidare il gruppo verso grandi traguardi. Dal 1999 al 2003 Tarallo contribuì alla conquista di un Campionato della Pace, di una Europa League e di Coppa Italia oltre a quattro secondi posti e un terzo posto in tornei prestigiosi.
A livello personale poi conquistò con grande merito la Pigna d’Oro 2002 e la Scarpa d’Oro 2004 e dobbiamo ammettere che con le attuali regole avrebbe vinto molti più Olympic Awards considerando che all’epoca non esisteva ancora il Vassoio d’Argento. Tra i suoi meriti ci fu anche quello di fungere da chioccia per i giovani, ultimo tra i quali un Alexander Ruggeri ai tempi del suo esordio in gialloblu per una staffetta ideale tra i due dal sapore di ricambio generazionale ed epocale.
Ancora oggi ricordiamo con piacere Filiberto soprattutto perché, se la squadra aveva dei forfait, tu potevi alzare il telefono, chiamarlo ed avere un giocatore disponibile anche a pochi minuti dal fischio d’inizio… e che giocatore!
Filiberto Tarallo e Stefano Tagliaferri nell’estate del 2002Filiberto Tarallo nell’estate del 2000
Oggi entra tra le Leggende Gialloblu un altro mito del nostro calcio, Alessandro Santolamazza. C’è molto, moltissimo da raccontare sulla carriera di questo mostro sacro e oggi cercheremo di farlo riassumendo i momenti cardini della sua storia calcistica.
Alessandro Santolamazza nasce il 29 agosto 1977 a Epsom, nel Surrey, paesino che, come recita Google Maps, si trova 18 miglia a sud ovest di Londra. Da sempre le sue origini inglesi (la madre è infatti cittadina di Sua Maestà la Regina) gli hanno procurato i più svariati soprannomi, da Baronetto al più classico Sir Alex con cui è diventato universalmente famoso. Nel 1989 si stabilisce alla Pinetina dove fonda insieme ai fratelli Tagliaferri il calcio gialloblu.
Fino al 1994 gioca solo nei confini della Pinetina ma con il resto dei veterani dell’Olympic comincia a giocare amichevoli esterne fino all’inizio dell’attività agonistica ufficiale della squadra risalente all’aprile del 1995.
Già l’anno prima aveva giocato un torneo di calcio a 8 con un’altra squadra e fu in quell’occasione che scelse il numero di maglia che gli sarebbe rimasto per tutta la carriera, il 6. Il numero scelto presupporrebbe che alessandro giocasse come difensore ma la classe e la duttilità del giocatore erano tali che gli permisero di giocare come marcatore, come portiere e soprattutto come play maker in grado di rifinire l’azione con assist illuminanti.
La sua attività nell’Olympic è durata per venti anni, dall’aprile del 1995 al gennaio del 2015 per un totale di 253 presenze totali tra le quali 142 registrare in gare ufficiali. Il suo rapporto con il gol invece è stato conflittuale tant’è che ha segnato solo 33 reti in carriera tra partite di tornei e di campionati. Spesso però si è trattato di gol bellissimi al pari di memorabili e rocambolesche autoreti.
La sua firma rimane indelebile sui campionati della Pace 1999/2000 e soprattutto sul 2000/2001, anno in cui vinse la Pigna d’Oro, ma nella sua bacheca risplendono anche la Coppa UEFA 2008 e la Coppa Italia 2008 e le vittorie nelle Challenge Cup 2, 6 e 7.
Di lui ricordiamo la classe grazie alla quale faceva sembrare facile le cose difficili ma soprattutto quella rilassatezza che gli permetteva di non soffrire mai lo stress, neppure nelle partite più tese e complicate.
Come già preannunciato nei giorni scorsi, oggi nascono le Leggende Gialloblu, un museo ideale al cui interno troverete i nomi e le gesta di coloro che hanno fatto grande l’Olympic. E’ chiaro che i giocatori della rosa attuale meriterebbero praticamente tutti di entrarvici ma abbiamo deciso, per il momento, di riservare dei posti all’interno di questo museo solo per coloro i quali hanno terminato la loro attività agonistica oppure hanno definitivamente smesso di giocare a pallone per la nostra squadra.
Il primo che di diritto entra tra le Leggende Gialloblu è Stefano Tagliaferri. Bene o male ne avrete sentito parlare tutti. Nato il 18 luglio del 1979 entra nel calcio della Pinetina fin dalla sua creazione ovvero a fine agosto del 1989. E’ uno dei tre co-fondatori della squadra insieme al fratello Fabio Tagliaferri e ad Alessandro Santolamazza e fino all 1994 forma insieme a loro la squadra dei Lions, squadra che poi diventerà il nucleo della neonata Pinetina F.C., l’embrione dell’Olympic.
Il suo esordio in gare ufficiali è datato 9 maggio 1995, nella prima gara ufficiale della Pinetina, e lui è subito protagonista del calcio gialloblù ed è testimone diretto di tutti i cambiamenti che portano alla nascita della Pinetina IFC e successivamente alla creazione dell’Olympic 2000.
Tra il 1995 e il 2010 colleziona 325 presenze nell’Olympic e tra queste ben 159 (con 219 reti) sono in gare di tornei. All’inizio è decisivo in senso assoluto in ogni vittoria gialloblu grazie al suo strapotere atletico: in pratica è un jolly della difesa ma semplicemente buttando palla oltre l’avversario e poi superandolo in corsa diventa un attaccante micidiale capace di dribblare qualsiasi difensore. Nel 2006 subisce un grave infortunio che lo tiene lontano dai campi fino al 2009 quando però ha una ricaduta. Nel 2010 abbandona il calcio e da quel momento non si mai è mai più rivisto nell’ambiente dell’Olympic.
Ha contribuito in maniera determinante alla vittoria dei due Campionati della Pace 2000 e 2001e ad innumerevoli altri piazzamenti importanti in altri tornei e si è aggiudicato anche ben tre edizioni della Pigna d’Oro.
Probabilmente il momento più memorabile della sua carriera fu quella volta che segnò 11 reti in una gara ufficiale facendo registrare un record che difficilmente verrà superato.
Oggi, sabato 14 aprile 2018, Stefano Tagliaferri è il primo giocatore ad entrare tra le Leggende Gialloblu, l’eccellenza del nostro calcio.