Aria di primavera alle porte

NON PUO’ PIOVERE PER SEMPRE!

Così esclamava il compianto Brandon Lee nei panni de “Il Corvo”.


Ha piovuto, forte, metaforicamente parlando, non solo ieri, ma da mesi.
River Acilia, ovvero fiume, o lago come poche serate fa, poco importa.

L’Olympic quando vuole porta il sole, non solo porta ombrelli. Finalmente qualcosa alla fine dell’oscurità si vede. Il gioco c’è stato, gli assenti
molti, i gol sono arrivati a grappoli, potevano essere di più, ce li facciamo bastare.


Nel bel mezzo dell’inverno ci eravamo lasciati con un 7 sulla fiducia. E proprio quel pizzico di fiducia è venuta a mancare slegandosi soltanto per un tempo contro Hateful Eight e, che, è risultato fatale. Anche perché la Conference League, vincerla, avrebbe avuto il suo fascino, chiedetelo a Mourinho.


L’Olympic invece si consola con l’aglietto, o forse con birre e bitter bianco, vinti dopo aver conquistato il terzo posto di una coppa di terza fascia. La felicità c’è stata ugualmente. I gialloblu hanno imparato a godere dei buoni risultati e, a volte, anche solo di prestazioni.
Eppure la positività di inizio stagione non è mai svanita. Non ha lasciato i ragazzi quando arrivavano i forfait dell’ultimo minuto, non ha abbandonato di fronte alle prime cocenti sconfitte, non ha reso orfani neppure quando un anonimo tifoso attempato, dall’altra parte della rete, gli diede dei NONNI, degli individui in prepensionamento; che forse rimuginandosi su, di questi tempi, rispetto ai ragazzetti che avevamo di fronte, sarebbe stato un bel motivo di vanto e, a quel punto, una bella risata ce la saremo fatta da noi.


Challenge Cup a quattro squadre, stage in famiglia, amichevoli, torneo primaverile/estivo. Un futuro quasi delineato, ma del tutto incerto nello stesso momento. Nuovi calciatori o le solite 7 o 8 facce in quel campetto?
Coppe da alzare o musi lunghi? Questo è il dilemma!


Eppure il duo Siciliani-Montaldi fa ben sperare. Dall’hotel dell’EUR al campetto di periferia, da uova strapazzate a strapazzare gli avversari. Pizzoni in stile maratoneta può dare quel quid in più: corsa e sudore. L’esperienza e la classe di Tarallo non vanno messe in discussione: una mezcla di passione e dote innata da mostrare ai tanti adolescenti. Rencricca in versione Zar ci ricorda un calcio a cavallo tra anni ’80 e ’90. La staffetta tra i pali darà una svolta? Belli ci farà rimpiangere un Perrone capace di strappare bestemmie agli avversari? Formiconi sarà di nuovo dei nostri? Ma forse vedremo quella “rondine” a far venire la primavera?


Con la fine del primo torneo e l’arrivo dei prossimi due, in casa Olympic si sente già aria di premiazioni interne. Lo stimolo per far bene a livello individuale non deve essere messo davanti a tutto. Pigna d’Oro, Scarpa d’Oro e compagnia bella, hanno il loro fascino, da sempre un grande prestigio per ogni calciatore che ha vestito i colori gialloblu, ma ognuno di noi lo baratterebbe con un trofeo importante da mettere nel palmares societario.


Ora attendiamo, come un felino fa con la sua preda. Attendiamo divertendoci con la Challenge Cup, sperimentando, impegnandoci, ridendo e correndo sempre dietro quel pallone numero 4, perché, per il momento, è tra le cose che ci riesce più semplice quando gli avversari ce lo permettono, facendoci sentire più vecchi, ma nello stesso più bambini.

Articolo di Simone Montaldi

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