“..una bolla di denaro poggiata sul nulla…”

Sono tre giorni, esattamente dal fischio finale di Italia – Macedonia del Nord, che penso quanto sia incredibile che la nostra Nazionale rimanga fuori dalla Coppa del Mondo per due edizioni consecutive. Mentre mi arrovellavo sul perché e sul per come mi sono imbattuto in questo pensiero di Massimo Gramellini pubblicato sul Corriere della Sera e con il quale mi trovo pienamente d’accordo e dopo il quale qualsiasi altra considerazione appare pleonastica.

“Dopo l’indigestione di Macedonia e la seconda bocciatura consecutiva, ho pensato: stiamo allevando la prima generazione che crescerà senza avere mai visto l’Italia ai Mondiali. Poi mi sono chiesto: ma gliene importerà qualcosa?

L’altra sera avevo tre ragazzini a cena e appena ho detto «sta per cominciare la partita» mi hanno risposto all’unisono: «Quale partita?».

Alla loro età, per me la Nazionale era una festa, come il dolce della domenica. Ricordo quando mi nascosi dietro la porta dello studiolo di papà per spiare Italia-Germania 4 a 3, che un fuso balordo aveva collocato a mezzanotte, orario tabù per un bambino.

Allora si andava allo stadio almeno due volte al mese e si giocava a pallone tutti i giorni: nei prati con quello di cuoio e nei cortili con quello di plastica per non ammaccare le auto parcheggiate, ma tanto i proprietari si arrabbiavano lo stesso. Gli allenatori potevano pescare su una base immensa di praticanti destinati a rimanere comunque nel giro, in veste di tifosi.

Ma come può un bambino di oggi appassionarsi a un gioco a cui non gioca per strada e che vede ormai quasi solo in tv, per giunta liofilizzato negli «highlights»? Si dirà: è così ovunque. Di sicuro è così qui. I fuoriclasse non sono programmabili, ma i buoni giocatori e i tifosi del futuro sì: sono il frutto di un movimento di massa che non esiste più.

Il calcio di oggi è una bolla di denaro poggiata sul nulla. Dopo di che, se Berardi non la mette dentro neanche a porta vuota…”

Massimo Gramellini

Fonte: Corriere.it

Se la base del calcio non c’è più cosa ci rimane? A noi rimane l’Olympic che finchè vivrà sarà portatrice di questi valori che stanno svanendo. Le pagelle, la ricerca delle maglie, le pizze dopo la partita e anche le innumerevoli sconfitte sono tutti pezzetti di questa passione sempre più rara che ci fa sopportare anche un’Italia fuori da due mondiali consecutive perchè tanto “le soddisfazioni ce le toglieremo in campo noi”.

E quindi, a 43 anni suonati di chi vi scrive, dopo quasi trentare anni anni dal primo, tardivo, calcio a quel meraviglioso pallone, non svegliateci ancora perchè di passione e di voglia ne abbiamo ancora tanta.

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