Il 2021 sta terminando. Che anno è stato? Per carattere tendo a dire che è stato un anno bello perchè penso che c’è sempre bellezza e felicità se si è disposti a cercarla. Sicuramente è stato un anno più bello rispetto al 2020 perchè ci sono state restrizioni, chiusure e tanti lutti a causa di questa terribile pandemia ma certamente è stato un anno di ripresa soprattutto grazie ai vaccini, imperfetti, fallibili, discutibili finchè vogliamo ma anche indispensabili.
Ma questo è un sito che parla di calcio quindi parliamo del 2021 calcistico a tinte gialloblù. L’anno, a dirla tutta, è cominciato ad aprile perché per i primi quattro mesi del 2021 non si poteva giocare. Vi ricordate le zone gialle, arancioni e rosse, non quelle di adesso, le prime, quelle con il coprifuoco, quelle con il lockdown vero. A metà aprile qualcosa è cambiato. L’abbiamo cominciata a capire questa terribile influenza chiamata corona virus, quando inizia il caldo tende a diventare meno forte e anche quest’anno è stato così e e a fine aprile ci hanno permesso di tornare a calcare i prati verdi di erba sintetica.
Ricorderò per sempre quella prima partita giocata al Garbaglia. Non ci si abbracciava, ci si salutava con un cenno, poi si è giocato e di corsa tutti a casa perchè ancora c’era il coprifuoco alle 22. In campo c’era l’Olympic 3.0, quella di Alexander Ruggeri. Che giocatore Ruggeri, che squadra quella gestita da lui che in due anni ha provato a vincere tutto, vincendo molto, soprattutto nell’ultima partita del suo ciclo, la finale di Summer Cup vinta ai calci di rigore. Notti magiche, tre giorni dopo la vittoria dell’Italia nella finale degli Europei.
Quella squadra lì merita un ultimo saluto e un ultimo commento. In porta giocava Fabrizio Perrone, ex capitano provato dalle traversie personali e collettive della vecchia Olympic, alleggerito dai compiti gestionali e felice (per un po’) di giocare solo a pallone. C’era Gianluca Atzeni, leone mai stanco di giocare, anche tutti i giorni se possibile, leadership da vendere. C’era Luca Baldini, silenzioso, efficiente, una macchina da calcetto. C’era Alessandro Olivieri, tecnica sopraffina, tanto che ti stupiva per quello che riusciva a fare con naturalezza e tranquillità, come Baldini, del resto. E poi citiamo Cristian Marino, l’arma segreta di questa Olympic, Paolo Luciani, discontinuità e genio puro, Roberto Manoni, classe operaia al potere, Alberto Trabucco, bomber vero e infine Alexander Ruggeri, un campione a questi livelli, cresciuto in otto anni di Olympic da stellina promettente a fuoriclasse assoluto in tutti i ruoli.
Il 14 luglio l’Olympic alzava quella coppa. Poco dopo Fabrizio Perrone annunciava di voler ricostituire l’Olympic tradizionale e iniziava una nuova avventura con tante incognite.
Le prime amichevoli estiva hanno fatto capire fin da subito che questa Olympic avrebbe faticato molto. All’inizio alcuni giocatori della precedente gestione hanno aiutato la partenza del progetto ma poi l’Olympic ha dovuto camminare da sola e sono arrivate solo sconfitte perchè il livello del campionato era diventato troppo alto per la nostra squadra. Alla fine della stagione regolare abbiamo collezionato otto sconfitte, un pareggio e una vittoria a tavolino e abbiamo vinto una sola volta in amichevole.
Gestire questo progetto sconfitta dopo sconfitta non è facile perchè ogni giocatore deve trovare la forza di venire a giocare sapendo che quasi sicuramente tornerà a casa con l’amaro in bocca. E allora perchè questi giocatori hanno accettato di giocare, perchè accettato questa sfida così difficile? Io spero che l’abbiano fatto per il semplice fatto di stare insieme, di ritrovare gli antichi rapporti e rivivere le vecchie emozioni, al di là dei risultati.
Citiamo anche questi eroi immortali che stanno dando vita a questa nuova avventura. Il capitano Fabrizio Perrone, motore gialloblù dal 1989, Alessandro Rencricca, playmaker e fulcro della squadra dal 2005, volendo un po’ anche lo zio simpatico del gruppo. Emiliano Belli, cuore generoso tra i pali; Gianluca Bisogno, dal 2006 lì su quella fascia; Fabio Formica, dal 1999 sul campo di calcio come su un campo di battaglia; Fabrizio Formiconi, dal 1996 a dare morale e spirito ai compagni; Filiberto Tarallo, dal 1999 a inventare insegnare pallone; Valerio Collu, dal 2013 una spina nel fianco di ogni squadra avversaria; Daniele Di Rocco, nuovo in squadra ma come fosse un veterano e poi tanti altri che giocano meno ma che danno tutto quando ci sono, primo tra tutti Simone Montaldi.
Dicevamo un tempo che questa squadra meritava di veder arridere un trofeo per dar significato al suo lavoro. Stavolta è diverso, a questa squadra serve di tornare a essere una famiglia, serve di stare insieme e il trofeo sarà una pizza dopo la partita scoprendo che riuscire a stare insieme è quasi tutto quello che le serve…
BUON ANNO NUOVO OLYMPIC, BUON ANNO NUOVO RAGAZZI GIALLOBLU’, CHE SIA UN 2021 VISSUTO INSIEME!
