Purtroppo la situazione nel nostro paese sta peggiorando di giorno in giorno e le regioni stanno chiedendo insistentemente al governo di attuare un nuovo lockdown.
Il premier Conte non vorrebbe sentire parlare di un nuovo lockdown nazionale ma è chiaro che le pressioni sono forti e la situazione sanitaria sta raggiungendo un punto critico.
Ecco une estratto della versione on line del Corriere della Sera di oggi che inquadra la situazione attuale
Al lavoro per un nuovo Dpcm
Il presidente del Consiglio in questa seconda parte dell’emergenza ha guidato l’ala cauta e prudente del governo, restia a inasprire troppo le regole anti-virus per non danneggiare ulteriormente l’economia. Ma adesso i numeri dei contagiati e delle terapie intensive allarmano Palazzo Chigi, dove in queste ore è ripartito il lavoro su nuovi provvedimenti per restringere ancora un po’ le libertà dei cittadini.
«Sappiamo tutti che dobbiamo correre», spiega un ministro che lavora al dossier.
Le Regioni incalzano il governo e anche il ministro Roberto Speranza, che ha concordato con i governatori le ultime ordinanze, è più che mai convinto che bisogna irrigidire le regole.
Una decisione definitiva sarà presa dopo aver analizzato gli ultimi dati del bollettino quotidiano e del monitoraggio settimanale, ma i tecnici di palazzo Chigi sono già al lavoro per un nuovo Dpcm
Le ipotesi in campo per la stretta
Con una linea già definita: uscire di casa soltanto per lavorare e andare a scuola, sia pur in maniera scaglionata.
Rimane infatti l’esigenza di alleggerire il trasporto pubblico, ritenuto dagli scienziati uno dei diffusori principali del virus.
L’ipotesi prevalente prevede un coprifuoco alle 21 su tutto il territorio nazionale, la chiusura di palestre, piscine, bar, ristoranti e la serrata dei negozi nel fine settimana.
Ci sono però altre possibilità che si stanno valutando, compresa una limitazione più morbida per i negozi e un coprifuoco alle 22.
Ricordiamo che il primo lockdown è durato cinquantacinque giorni, ovvero dal 9 marzo al 3 maggio 2020. Speriamo che, qualora venga nuovamente attuato un provvedimento del genere, basti un periodo meno lungo per tornare ad una semi normalità.
