In questi giorni così terribili, così strani e surreali, ci accorgiamo che qualcosa in noi sta migliorando. Siamo costretti a vivere l’uno lontano dall’altro e rinunciare alle nostre abitudini ma, paradossalmente, ci sentiamo tutti più vicini, solidali, civili, uniti. Sarebbe bello che una volta finita questa emergenza tutto rimanesse così, che ci volessimo bene come adesso e che continuassimo a volere bene al nostro paese così bello e martoriato.
A tale riguardo riporto questo articolo di Repubblica. Leggetelo per sentirvi più ottimisti.
La prima cosa bella di lunedì 16 marzo 2020 è il teorema di Quarantelli. Provo a sintetizzarlo in questa formula: peggiore è la situazione, migliori diventano le persone.
Enrico Quarantelli (1924-2017) non era un utopista, ma un sociologo americano, specializzato nello studio delle reazioni ai disastri. Iniziò con un tornado in Arkansas nel 1952 e proseguì con dozzine di casi.
Fu dopo il grande terremoto in Alaska del 1964 che, avendo notato le stesse condotte ricorrenti, trasse le prime conclusioni. Queste: gli eventi catastrofici tirano fuori dall’umanità il meglio. Non è vero che si reagisca istericamente. La solidarietà prevale sul conflitto. La società diventa più democratica. Svaniscono, almeno temporaneamente, le diseguaglianze e le distinzioni di classe.
Si soffre e si lavora insieme. I governi e le burocrazie che si impongono di essere rigidi e non improvvisano mai restano spesso senza timone. Sorgono allora organizzazioni spontanee di cittadini, una sorta di risposta civica immune al male. Ci si trova più vicini al senso delle cose e di se stessi.
In tempi normali si soffre da soli, l’esperienza della vulnerabilità ci emargina e ci fa sentire discriminati e risentiti nei confronti di chi è risparmiato. Il disastro accomuna, sbuccia la superficialità, lascia l’essenza.
A chi gli chiedeva perché si tende a pensare il contrario di quanto dimostrato dalle sue ricerche, Quarantelli rispondeva: “E’ difficile accettare che la bontà sia la normalità, è una verità troppo rassicurante”.
