Tutti i campi dell’Olympic – Parte 1

Il campo di calcio a 11 dell’Ostia Mare

Nell’angolo delle curiosità antologiche di questa settimana vogliamo descrivere i luoghi senza i quali nessuna squadra al mondo potrebbe creare la propria storia, quei manti verdi che spesso diventano luoghi magici, veri e propri templi dello sport più bello del mondo. Oggi insomma parliamo di tutti i campi su cui ha giocato l’Olympic, da quelli che per lunghi periodi sono diventati la casa gialloblù fino a quelli su cui la nostra squadra ha giocato poche o addirittura una sola partita. Le statistiche sulle gare giocate sui vari campi sono aggiornate al 9 marzo 2019 mentre il voto al campo è basato sui ricordi effettivi dell’epoca e non tengono conto delle eventuali ristrutturazioni avvenute negli anni successivi. Il coefficiente nostalgico si riferisce ai bei ricordi legati a quel campo a prescindere dai risultati ottenutivi.

OSTIA MARE

Cominciamo con il campo su cui è stata giocata la prima storica gara ufficiale dell’Olympic, il campo di calcio a 5 dell’Ostia Mare. Questo campetto, all’epoca in durissima erba di seconda generazione, era sito a metà tra l’Ospedale Grassi e la stazione del trenino di Stella Polare. Gli spogliatoi erano dei semplici e freddi container e le reti delle porte stracciate come le vele di un galeone fantasma. Per i veterani gialloblù questo campo riporta in vita bei ricordi anche se probabilmente era un campo davvero brutto su cui giocare a causa delle esalazioni provenienti dalla vicina isola ecologica e dell’eterno vento proveniente dal mare. I giocatori all’epoca non si facevano la doccia quindi non ci ricordiamo l’effettiva qualità degli spogliatoi.

GARE GIOCATE: 3

VOTO AL CAMPO: 6

COEFFICIENTE NOSTALGIA: 7


PIAZZA GASPARRI

Il centro sportivo nei pressi di piazza Gasparri, oggi zona di frontiera

Il secondo campo di cui vi vogliamo parlare era all’interno di un centro sportivo nei pressi di Piazza Gasparri ma non sappiamo all’epoca come si chiamasse di preciso. Era un impianto posto leggermente al di sotto del manto stradale e cinto da una sorte di fortificazione. Il sentore di malavita era palpabile, un po’ per la zona, un po’ per la frequentazione ma era affascinane il fatto di giocare all’interno di una sorte di cittadella post apocalittica circondata da teppisti in stile Mad Max. Il campo era la solita mulattiera di seconda generazione e gli spogliatoi, se c’erano, non furono utilizzati. Una panca in stile bar di paese serviva per cambiarsi e via. Dopo la partita conveniva rimanere tenersi la divisa addosso e prendere l’ultimo autobus prima dell’imbrunire.

GARE GIOCATE: 1

VOTO AL CAMPO: 5

COEFFICIENTE NOSTALGIA: 8


GUIDO BIAGI

L’entrata dell’oratorio Pier Damiani

Casalbernocchi, un nome che a molti suscita a malapena il ricordo di una stazione della Ferrovia Roma Lido ma che a chi abita ad Acilia a dintorni ricorda ben altro: salite ripidissime, discese vertiginose, l’inizio della Vallata di Vitinia e in mezzo tante case e la parrocchia di Pier Damiani. All’interno c’era l’oratorio e un campo in pozzolana in cui l’Olympic giocò la partita più faticosa della sua storia. Nell’estate del 1995 l’Olympic fu invitata a giocarvi una partita ma dopo un’oretta e mezza i giocatori si accorsero che la squadra avversaria cambiava continuamente sostituendo via via i giocatori con nuovi bambini che passavano di lì. L’Olympic vinse comunque e i gialloblu tornarono a casa in bici sfrecciando per la San Francisco dell’allora tredicesima circoscrizione. Non c’erano spogliatoi e ci si cambiava su un muretto, campo in terra e molto lontano dall’essere in piano, un po’ come il resto del quartiere.

GARE GIOCATE: 1

VOTO AL CAMPO: 3

COEFFICIENTE NOSTALGIA: 9


SAN CARLO DA SEZZE

Stefano Tagliaferri e Perrone sul manto del San Carlo

L’ultimo campo di cui vi parliamo oggi è una pietra miliare della storia gialloblù perchè fu la casa dell’Olympic dal 1995 al 2002. Parliamo del campo della parrocchia di San Carlo da Sezze ad Acilia, impianto che ha visto in pratica nascere la nostra squadra. Il campo era la solita trappola di seconda generazione tipico dell’epoca ed era quindi rivestito di sabbia che creava abrasioni sulle gambe paragonabili a ustioni di terzo grado. L’Olympic su quel campo ha vinto due campionati quindi è un ricettacolo di ricordi bellissimi ed indimenticabili. Essendo all’interno di un oratorio vi era assolutamente vietato dire qualsiasi tipo di parolacce (una severissima suora affacciata al balcone controllava che il regolamento fosse rispettato) e il costo per giocarvi era una mera offerta che solitamente si aggirava sulle tremila lire a persona. Fu il primo impianto in cui si poteva fare le docce e gli spogliatoi erano enormi essendo ricavati in un unico stanzone sotto le gradinate di un anfiteatro. Unica nota negativa: all’epoca dietro la porta a sud non c’erano costruzioni ma uno stagno e se la palla finiva fuori bisognava avventurarsi tra canne e ranocchie per recuperarla.

GARE GIOCATE: 97

VOTO AL CAMPO: 7

COEFFICIENTE NOSTALGIA: 10

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