
Oggi, forse con colpevole ritardo, schiudiamo le porte della Hall of Fame gialloblu ad un grandissimo campione il cui ingresso nel Salone delle Vecchie Glorie abbiamo rimandato, forse, perchè non concepiamo il fatto che non giochi più nell’Olympic. Stiamo parlando di Andrea Fantini, attaccante, grande compagno di squadra, amico, praticamente un fratello che ha percorso tutta la storia della squadra, quasi dal giorno della sua fondazione.
Le strade di Olympic e Andrea Fantini si incrociano già quando la squadra non esisteva ancora ovvero quando i fondatori gialloblu giocano nel campo dietro la Pinetina sfidando giocatori provenienti da altri condomini. E’ la fase preistorica del nostro calcio ma Andrea già c’è e quando l’Olympic allarga i propri confini e cerca nuovi giocatori Andrea è tra i primi ad essere interpellato.
Venerdì 26 aprile 1996, partita numero 28 della squadra, la prima in cui si utilizza la denominazione Olympic 2000. In campo ci sono Perrone, Fabio e Stefano Tagliaferri e due nuovi acquisti, Adriano Agulli e Andrea Fantini, quest’ultimo utilizzato come centrocampista di fascia. La prima impressione è subito buona ma per vedere Fantini inglobato a pieno nel progetto e utilizzato come titolare dobbiamo aspettare domenica 7 novembre 1999, seconda giornata del Campionato della Pace 1999/2000. Da quel giorno Andrea diventa titolare fisso della squadra, pur con alcune lunghe pause conseguenti dei suoi spostamenti tra Acilia e l’estrema periferia est della capitale.

Fantini è così intriso nel tessuto storico gialloblù che “sopravvive” anche al rischio di sparizione della squadra corso nel 2004 e diventa un cardine inamovibile della squadra anche nel momento della rinascita dell’Olympic. Fra 2006 e 2007 mette insieme tantissime presenze e poi torna di nuovo titolare a partire dal 2010 fino al 2014 quando fa una dolorosa scelta di vita. L’amore, e di conseguenza il lavoro, lo portano a trasferirsi a Bologna e a lasciare quindi la squadra di cui è stato il simbolo fuori e dentro il campo per ben tredici anni.
Nonostante la lontananza però il legame rimane forte e in occasione dell’addio al celibato la squadra va in trasferta a Bologna per accoglierlo di nuovo tra le sue braccai in un gesto d’amore indimenticabile. Una cosa molto simile succede anche nel febbraio del 2018 quando Andrea torna ad Acilia per festeggiare i suoi quaranta anni e vestire ancora una volta l’amata maglia gialloblu.

Attaccante eccezionale, favorito dal fisico eccezionalmente prestante, Andrea è stato un caposaldo per l’Olympic di cui ha vestito la maglia numero 9 per molte stagioni. Ha realizzato caterve di gol ma il suo gioco caratteristico gli permetteva anche e soprattutto di essere il primo difensore della squadra permettendo all’Olympic di recuperare migliaia di palloni dai piedi degli attaccanti difensori avversari. I suoi numeri sono impressionanti. Ha collezionato 311 presenze di cui 234 in gare di tornei in cui è andato a segno 263 volte.

Tantissimi anche i trofei di squadra vinti: è stato decisivo per la vittoria dell’Olympic nei Campionati della Pace 2000 e 2001 e per la Coppa UEFA 2011, l’ultimo trofeo vinto dall’Olympic. Ha anche ottenuto cinque secondi posti in altrettanti tornei importanti e vinto cinque Challenge Cup. A livello personale invece ha vinto le Scarpe d’Oro 2011 e 2012 mentre il suo miglior risultato nella Pigna d’Oro è stato il terzo posto nel 2011.
Definire Andrea un campione è perfino riduttivo perchè oltre ad esserlo in campo lo era anche nello spogliatoio e fuori dal contesto calcistico. I compagni di squadra che hanno avuto la fortuna di giocare con lui lo ricorderanno sempre come uno dei migliori giocatori possibili con il quale condividere il campo di calcio. Per chi l’ha anche vissuto come amico il legame, semplicemente, non si spezzerà mai.