
E’ con grande piacere che oggi entra tra le leggende Gialloblu un giocatore che potremmo prendere come esempio della storia, della tradizione e dello spirito dell’Olympic. Il quarto giocatore ad entrare nella Hall of Fame è Alessandro Guarino.
Alessandro Guarino nasce a Pescara il 5 marzo 1976 e viene a contatto con il presidente Perrone grazie alle infinite vie aeroportuali. E’ il 29 agosto del 2005 quando l’Olympic deve giocare la prima partita di un torneo estivo ma trovandosi a corto di giocatori a causa di molti forfait convince l’allora estremo difensore del Mo’viola, Roberto Bolner, a giocare sostituendo Belli, in vacanza a Zanzibar. A poche ore dalla partita però anche Bolner deve rinunciare all’incontro aprendo così le porte della squadra ad Alessandro Guarino che fino a quel momento non aveva mai giocato nemmeno uno stage con l’Olympic.
L’esordio del pescarese è ottimo ma la vera sorpresa i tifosi gialloblu ce l’hanno alla sua terza presenza quando Alessandro viene impiegato nel ruolo che gli conferirà le più grandi fortune, quello dell’uomo di fatica a centrocampo. Guarino quella serata strappa decine di palloni dalle gambe degli avversari e abbandona il campo dopo aver dato tutto, anzi di più di quello che aveva in corpo sfiorando anche il gol.
Questo eccezionale dinamismo, questa carica agonistica, questo spirito di sacrificio grazie al quale è stato presto amato da tutti Guarino l’ha mostrato in tutte e 102 (di cui 72 incontri e 22 reti in gare ufficiali) le sue presenze con l’Olympic, dall’agosto del 2005 al giugno del 2010.
Durante questi cinque anni la Coppa Italia Kristall nel 2008, due secondi posti nelle Europa League 2006 e 2007 e il secondo posto nella Champions 2010 ottenendo la Pigna d’Argento 2006 e diventando il giocatore ad aver collezionato più presenze nella stagione d’esordio.
Oggi Guarino è un emigrante negli Stati Uniti, paese in cui ha trovato soddisfazione professionale, fortuna e amore come venditore e importatore di vino. Di lui conserviamo un ricordo vivo e affettuoso soprattutto in due immagini: l’inimmaginabile (per lui che era poco avvezzo al gol) tripletta nel quarto di finale di andata della Coppa Italia 2008 e le sue classiche entrate in campo, cuffiette in testa e musica brasiliana a stampargli un sorriso sul volto rilassato di chi sdrammatizza il calcio e dà comunque tutto.