Mancano due giorni alla sfida di campionato contro il Bernocchi: i giornali e i siti specializzati non parlano d’altro annunciando la partita come un importante “derby” ma noi ci sentiamo di dire che questo non è un derby.
L’accesa rivalità, l’antipatia atavica, la tradizione ovvero tutti i concetti insiti in questa parola non appartengono certo a questo incontro. L’Olympic ha solo due partite che possono essere chiamate così e solo una in particolare ne ha il pieno diritto.
La più grande rivalità mai esistita nei 25 anni di storia della nostra squadra è quella contro la Svezia, squadra nata da una costola dell’Olympic e poi cresciuta fino ai fasti del decennio scorso. Oggi questa rivalità non è più accesa come un tempo perchè la Svezia già da qualche anno si è sciolta ma la storia delle partite le due squadre gialloblù rimane indelebile.
C’è poi la rivalità storica con il Mo’viola e anche questo, seppur in forma leggermente minore, può essere chiamato derby. dopo queste due partite ce ne sono altre con squadre contro le quali l’Olympic ha spesso lottato per le stesse posizioni e da cui sono scaturiti match agonisticamente intensi, pensiamo per esempio agli incontri con il Real Acilia.
La sfida di mercoledì contro l’Autoricambi Bernocchi rientra più in quelle partite che da anni ricorrono più volte nella stesa stagione, che fanno parte di una storia più soft e che è quasi un piacere aspettarle perchè ci si scontra con gente che con noi condivide più che un pallone. Stiamo parlando di valori dello sport e Olympic e Bernocchi vedono il calcio praticamente attraverso la stessa lente d’ingrandimento.
Quindi non chiamiamolo derby e godiamoci questa partita dal primo al cinquantesimo minuto.