La peggiore crisi (o no?)

A mente fredda analizziamo l’attuale crisi dell’Olympic, un baratro che sembra il più profondo e nero da quando la squadra è stata fondata, 24 anni fa. La crisi tecnica c’è, inutile negarlo, eppure tornando con la memoria indietro nel tempo mi vengono in mente altri momenti molto brutti della storia gialloblù.
Nel 1998 la squadra si trovò a corto di giocatori per partecipare ad un torneo e fu costretta ad un fusione con il primo abbozzo di Svezia. Ne venne fuori una formazione senza cuore nè anima che, tra l’altro, fu eliminata nei quarti di finale del torneo Kristall di quell’estate rovente.

Nell’autunno 2003 invece i clan che spaccavano lo spogliatoio in due (da una parte il gruppo storico, dall’altra il clan “Banda di Pluto”) rendevano il clima pesantemente instabile e le sconfitte a cui la squadra andò incontro in quel periodo fecero deflagrare una bomba che divise la squadra.

Poi ci fu la Grande Crisi dell’inverno 2004 quando addirittura la squadra non scese in campo per tre mesi per semplice mancanza di una squadra, lì la situazione era davvero nera.

L’ultimo momento davvero buio fu nella stagione 2010/11 quando la squadra si affacciò all’esperienza Generazione Calcetto spostandosi verso Spinaceto. In quel periodo l’Olympic incontrava sconfitte in successione senza dimostrare carattere nè voglia di uscire dal tunnel.

In confronto a questi brutti momenti del passato ora lo spogliatoio è molto più unito, c’è più amicizia e legame tra i giocatori e tutto sommato non si può dire che la squadra si arrenda mai neppure quando i passivi sono tremendi.

Quindi su con il morale, la stagione è ancora lunga e, citando direttamente Brandon Lee, non può piovere per sempre (anche se per vedere un raggio di sole è proprio dura…).

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